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Il centenario che verrà / Jesina: Massimo Bernasconi, il ricordo di papà Gaudenzio

Il figlio dell’ex capitano leoncello, uno dei più grandi giocatori ammirati al “Comunale”, ripercorre attraverso ricordi e aneddoti i suoi 3 anni trascorsi a Jesi

JESI – 25 giugno 2026 – In vista del centenario della Jesina Calcio (marzo 2027 e questa testata proporrà von continuità interviste, aneddoti, amarcord, fotonotizie e tant’altro che alla fine diventerà una sorta di almanacco storico per festeggiare i 100 anni della Jesina calcio), la mente va subito ai più grandi giocatori che hanno indossato la maglia biancorossa, tra questi, Gaudenzio Bernasconi.

Nato a Ponte San Pietro (BG) il 9 agosto 1932, ruolo difensore, Bernasconi mosse i primi passi nella formazione del Vita Nova sino ad approdare all’Atalanta in Serie A nell’estate 1952. Da qui il passaggio alla Sampdoria due anni dopo, nel torneo 1954/55, squadra nella quale diventò una vera e propria bandiera assumendone anche i gradi di capitano, con ben 335 presenze in 11 stagioni. 6 presenze invece, quelle in Nazionale. Bernasconi approdò alla Jesina nel campionato 1965/66, coi leoncelli appena saliti in Serie C. Un arrivo clamoroso il suo, nel ruolo di allenatore-giocatore, che fece crescere ancor di più l’entusiasmo in una piazza ora in terza serie nazionale.

Venuto a mancare nel gennaio 2023, abbiamo ripercorso quel periodo insieme al figlio Massimo che lo accompagnò, pur se ancora piccolino, in quell’avventura nella nostra città durata 3 anni.

Massimo, cosa ricordi innanzitutto di Gaudenzio?

«Papà era una persona molto timida, ma non introversa. Veniva soprannominato per questo “Orsacchiotto”, si faceva fatica a parlare con lui. Ho saputo quasi più cose dagli altri che da lui. Ricordo ad esempio, tanti aneddoti svelati da Azeglio Vicini, suo ex compagno di squadra alla Samp e nostro amico di famiglia. In tarda età invece, ha iniziato ad aprirsi un po’ di più. Questo era Gaudenzio, uno che non faceva mai pesare il suo passato. Aveva fatto tutto con grandissima passione, non gli pesavano assolutamente i sacrifici, trasferendo poi alle sue squadre tutto quello che aveva acquisito nel corso della carriera».

Gaudenzio Bernasconi con la maglia della Jesina (foto Massimo Bernasconi)

Come si concretizzò il passaggio a Jesi, e cosa ti è rimasto di quell’esperienza?

«Il passaggio alla Jesina si concretizzò col suo svincolo, che arrivò all’ultimo giorno di mercato per liberarlo. Nell’estate, lo cercò anche qualche club di Serie A, tra cui il Genoa, ma non sarebbe mai potuto andare dai “cugini”, così come in nessun’altra squadra della massima Serie. Sarebbe stato impossibile per lui affrontare, da avversario, la “sua” Samp. A Jesi gli fu data la possibilità di iniziare la carriera di allenatore, che era il suo principale obiettivo, anche se prese poi solo il patentino di seconda categoria, per allenare fino alla C. Ricordo, anche se piccolino, dei grandi giocatori, su tutti Giuliano Bertarelli, poi approdato in Serie A. Negli allenamenti papà tartassava spesso i portieri, trasmettendo a tutti i suoi compagni di squadra consigli e piccole “furbizie”, nel senso buono del termine, da usare poi in gara. Un altro giocatore che mi rimase impresso, fu il portiere Malizia che in più di un’occasione, al momento della concessione di un calcio di rigore per la squadra avversaria, si appoggiò al palo per protesta poi, quando nessuno se lo aspettava, con un balzo felino riuscì a parare anche qualche rigore».

 

Gaudenzio Bernasconi insieme ad uno dei simboli del Real Madrid, Alfredo Di Stefano (foto Massimo Bernasconi)

Dopo gli inizi all’Atalanta, Gaudenzio trascorse una vita alla Sampdoria con la fascia da capitano insieme a tanti campioni, tanti altri invece, li affrontò da avversario

«Papà ripeteva che il più forte con cui giocò, tecnicamente, fu lo svedese Lennart Skoglund. Giocò poi anche con Azeglio Vicini, Vujadin Boskov, con cui aveva legato molto, e Sergio Brighenti, solo per fare alcuni nomi. Quella Samp del ’61 era molto simile a quella dello Scudetto del ’91, con un presidente d’altri tempi, Alberto Ravano, armatore, innamoratissimo della sua squadra. La rosa ripartiva spesso, proprio per suo volere, da Gaudenzio, anche se il finale di papà alla Samp non è stato come quello che avrebbe desiderato. Papà ricordava poi i duelli con Josè Altafini, Gunnar Nordahl, Gigi Riva, il suo primo gol in A lo realizzò proprio contro la Samp, “Gigi” Meroni, in quell’occasione papà fu spostato appositamente nel ruolo di terzino per marcarlo, visto che Meroni era un’ala, e Angelillo. Nacque poi un’amicizia con Giampiero Boniperti in occasione del suo esordio in Nazionale, di cui lo stesso juventino era capitano. Boniperti sollecitò più volte un suo passaggio alla Juve, ma la Samp fece una richiesta altissima, inaccettabile, proprio per evitare la partenza di papà da Genova».

Nonostante siano passati tanti anni, Bernasconi è ancora ricordato con affetto da chi l’ha visto giocare e da chi invece, l’ha solo conosciuto attraverso le testimonianze dei genitori

«Sui social in molti ancora mi scrivono, ci sono tanti appassionati innamorati di Gaudenzio. Mi sono reso conto solo dopo di quello che aveva fatto papà, anche perché ai tempi in cui giocava ero molto piccolo. Ho letto, ad esempio, anche un articolo di Gianni Brera con frasi di apprezzamento su Gaudenzio, non certo un giornalista qualsiasi».

Torneo 1965-66 – La Jesina che violò il “Dorico” battendo l’Ancona con uno storico 4-3. Gaudenzio Bernasconi quinto in piedi da sinistra con la fascia da capitano

Quali valori pensi possa aver trasmesso Gaudenzio Bernasconi in quella Jesina?

«Credo che abbia trasmesso la fedeltà, l’attaccamento alla squadra e il senso di appartenenza. Soprattutto a Jesi, nella doppia veste di allenatore-giocatore, si sentiva ancor più responsabile. Ricordo che una volta scese in campo addirittura, dopo un parere negativo del Dottor Serrani per una pericolosa scottatura procurata da una copertina termica in casa, per essersi addormentato. Contro ogni parere medico infatti, papà scese in campo con un gambone gonfio e un pezzo di pneumatico infilato tra la medicazione e il calzettone, e fece gol allo scadere su punizione. Come dimenticare poi il derby con l’Ancona, vinto per 4 a 3 al “Dorico”. Negli Anni ’80 infine, quando uscì il televideo, papà andava sempre a vedere cosa avevano fatto le sue ex squadre, tra cui la Jesina ovviamente».

©riproduzione riservata

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