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Calcio

JESI / ‘Poldo’ Latini, il ricordo di tecnici e giocatori del club leoncello

Augusto Bonacci, Gianfranco Amici, ‘Pippo’ Giuffrida, Stefano Garbuglia: la morte del Presidente addolora tutti quelli che lo hanno conosciuto

JESI, 17 novembre 2020 – La scomparsa di Leopoldo Latini ha suscitato in tutti ricordi bellissimi del tempo che fu quando la Jesina era una protagonista assoluta in positivo nel panorama del calcio nazionale.

Tanti i messaggi tramite le pagine facebook che salutano un personaggio da tutti ben voluto.

Abbiamo raccolto alcune testimonianze di chi più da vicino, in quegli anni d’oro, ha percorso ed ha contribuito in casa Jesina a cogliere i tanti successi di una squadra e di una società che ha prodotto gioie e soddisfazioni e entusiasmato tutti i tifosi leoncelli.

Augusto Bonacci: “Mi dispiace tantissimo. Il mio ricordo è di una persona stupenda sempre stato vicino a noi giocatori. Presidente appassionato sempre presente. Vivevamo i ritiri pre partita alla ‘casa bianca’ e lui sempre con noi, presente. Era stato anche al mio matrimonio. L’avevo rivisto di recente. Una notizia che mi addolora”

Gianfranco Amici: “Dispiace perdere le persone che ti hanno manifestato nel tempo grande considerazione e fiducia, Leopoldo è una di queste. Alcuni ricordi indelebili, il primo 1983/84 al mio 4anno con la Jesina, mi chiese di tenere i rapporti con tecnici, giocatori della prima squadra allenata da Gege’ Di Giacomo, la società . Sempre quell’anno a fine campionato eravamo in ritiro a Castrocaro Terme per la partita di Cattolica, che ci avrebbe promosso in C1, mi ha chiamato in disparte e mi chiese di allenare la Latini Jesi allora in Prima Categoria. Accettai e grazie ad un grande gruppo vincemmo il campionato e poi il titolo regionale lo stesso giorno che la Jesina retrocedeva contro il Brescia dalla C1. Non festeggiammo. Una persona sempre disponibile e pronta ad ascoltarti. R. I. P.”

Pippo Giuffrida: “Era un grande uomo di cuore. Andavo nel suo ufficio in ditta, prima di andare a casa dopo gli allenamenti, perché voleva sapere se ero contento di giocare a Jesi. Per me è stato come un padre, con lui se ne va’ un pezzo di me!!”

Stefano Garbuglia: “Quello che mi ha sempre colpito del Presidente è sempre stata la sua pacatezza, la sua calma, ma anche il suo entusiasmo. Era spesso presente anche agli allenamenti. Lo ricordo quando io e Carlo Carloni andammo a Jesi, nella sua Azienda, nel suo ufficio, con i dirigenti della Filottranese, per firmare i nostri trasferimenti. Era un uomo di poche parole, ma lo sentivamo parte della squadra. Il sabato veniva spesso nel ritiro della squadra a Monsano a salutarci. Dopo quel successo di Arezzo mi ricordo che feci come tutte le estati il campo scuola con i ragazzi ai quali facevo l’educatore a Filottrano. Eravamo sopra Fabriano, in una casa nei boschi. Due giorni dalla fine del campo scuola vedo arrivare una macchina (non avevamo i cellulari per comunicare), era il Presidente accompagnato da Ermanno Pieroni, era arrivato il momento di fare delle scelte sul mio futuro. Dopo le tante squadre che mi cercavano ne erano rimaste due. Ho ancora in mente il tavolino in legno nel bosco e noi tre a discutere se fosse meglio andare alla Lazio o alla Sambenedettese, i due club che con maggior insistenza mi cercavano. Ricordo ancora che discutemmo serenamente sui pro e i contro delle due opzioni, i differenti obiettivi che potessero avere, una la risalita in serie A e l’altra la salvezza, una la lontananza da casa, l’altra molto più vicina al mio paesello. Non mi sono sentito scaricato, “svenduto”, ma accompagnato, consigliato nella scelta. Il presidente avrebbe potuto dire “Ti abbiamo ceduto a …..” e invece no, mi ha aiutato a scegliere. Perchè non l’ha fatto? Perchè era speciale. Beh non ho più trovato un presidente che decidesse con me quale soluzione fosse la migliore per il mio trasferimento. Latini ti faceva sentire suo figlio. Non era un “padrone”, comando io, decido io, ma era un papà”.

Evasio Santoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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