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Calcio

JESI / Latini: una icona, un simbolo, un uomo che ha reso felice la sua città

“il Presidente”, eternamente nella storia. Se Aliboni in Jesina – Brescia non avesse parato tutto forse si sarebbe raccontata un’altra storia

JESI, 17 novembre 2020“Cosa resterà di questi anni ottanta” si domandava in musica Raf.

A Jesi restano indelebili i ricordi nitidi di un’ epopea calcistica probabilmente ineguagliabile, per certi versi leggendaria.

Una Città laboriosa, dalla vocazione contadina e che aveva saputo cogliere gli slanci del progresso industriale, poco propensa alle luci della ribalta ma letteralmente impazzita per i Leoncelli.

Il calcio come biglietto da visita per presentarsi nei salotti delle grandi Piazze, senza mai perdere la genuinità che apparteneva al popolo fieramente “figlio” di Federico II.

Uomini che avevano molto spesso in corpo i segni della fatica e aspettavano ansiosi e trepidanti la benedetta domenica.

Quelle magliette rosse che macchiavano il verde del rettangolo di gioco erano come una calamita della felicità, del sogno.

Le donne, in tanti casi rassegnate, non potevano far altro che cucire la nuova bandiera da sventolare nella partita importante, e in fondo un poco di tifo silenzioso lo avranno fatto anche loro.

Presidente: Leopoldo Latini.

Uomo capace di capire che se ben cullata, la Jesina poteva essere molto più che una semplice squadra di calcio.

Un imprenditore che le regole della vita le aveva imparate sul campo, rimboccandosi le maniche all’occorrenza e usando l’ingegno.

In un periodo in cui presunti statisti banchettavano alle spalle delle nuove generazioni, lui alla politica non chiese nulla.

Non abusò della sua popolarità, accontentandosi felicemente dell’empatia con la sua gente. Si allontanò dal calcio con rammarico ma in punta di piedi, segnale da tutti non colto di un capitolo stupendo che si stava chiudendo.

Chissà, se il “maledetto” Aliboni in quello Jesina – Brescia del 9 giugno 1985 non avesse parato tiri, bordate e spifferi di vento, forse negli anni a seguire avremmo raccontato un’altra storia, chissa.

Latini ebbe poi alterne fortune imprenditoriali, ma chi siamo noi per giudicarle? e soprattutto, perché dovremmo farlo?

Per quelli come me, che non hanno avuto il piacere di godere appieno quelle splendide annate per questioni anagrafiche, Leopoldo resta un’icona, un simbolo, un uomo che scelse di rendere felice la nostra Città.

Chi invece lo ha conosciuto davvero, continuerà a farci abbeverare di aneddoti e di ricordi dolcissimi.

Ciao Leopoldo, per sempre “il Presidente”, eternamente nella storia di Jesi.

Marco Pigliapoco

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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