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Calcio

Promozione / Federico Tafani e un cuore diviso a metà tra Fermignanese e Jesina

L’ex difensore leoncello alle prese con un derby personale tutto particolare: la grande amicizia col mister della Fermignanese Simone Pazzaglia e l’amore per la sua ex squadra, la Jesina

VALLESINA, 7 febbraio 2025 – Tra gli ex leoncelli che hanno lasciato un’impronta davvero significativa negli ultimi anni, c’è senza dubbio Federico Tafani.

Difensore di grandissima qualità, è stato punto di riferimento della retroguardia leoncella per ben 5 stagioni, da quella 2012/13 a quella 2016/17, con 147 presenze all’attivo e 4 reti.

Tafani è oggi il mister dell’Under 17 del Gubbio, dopo una lunghissima carriera da giocatore iniziata con la Cagliese, e proseguita poi con le maglie di Ancona, Taranto, Vigor Senigallia, Maceratese, ancora Vigor, Gubbio, San Marino, Casarano, di nuovo Ancona, Jesina, Fabriano Cerreto, Pergolese e Barbara.

A suggellare l’esperienza jesina, quella fascia da capitano indossata in quegli anni anche da giocatori come Marco Strappini e Kevin Trudo, due monumenti nella storia della Jesina.

Un cuore però oggi diviso a metà tra la grandissima amicizia che lo lega a Simone Pazzaglia, tecnico della Fermignanese oggi prima della classe, e la Jesina, immediata inseguitrice e sua ex squadra.

Federico, come stai innanzitutto e come sta andando la tua esperienza sulla panchina dell’Under 17 del Gubbio?

«Bene, sono ormai al mio quinto anno al Gubbio, sono quasi un veterano dell’Under 17! Si tratta di un campionato a carattere Nazionale, molto motivante, stimolante e di alto livello. Domenica per esempio, saremo in trasferta a Foggia. Nel nostro girone ci sono anche tante altre piazze blasonate come Ascoli, Benevento, Perugia, Pescara e Ternana solo per citarne alcune, che investono tanto. Trattandosi di un campionato giovanile poi, i ragazzi hanno ancora buona capacità di apprendimento. In rosa abbiamo anche un paio di giocatori in pianta stabile in prima squadra».

Una carriera lunghissima la tua, che ha visto una tappa più lunga delle altre: Jesi.

«Si può dire che a Jesi ho passato un circa un quarto della mia carriera. Ricordo tutto, sin dalla prima chiamata di mister Amaolo. Devo dire che all’inizio ero un po’ titubante, venivo da una grande piazza come Ancona e conoscevo poco quella di Jesi, anche se ne avevo sentito parlar bene e c’ero stato a giocare con i dorici in un infrasettimanale, per via del rinvio per neve, che terminò 1-1 di fronte ad oltre 3.000 persone. Amaolo lo conoscevo, e la scelta fu comunque abbastanza veloce. Da lì, fu un susseguirsi di partite e stagioni, per un amore sempre ricambiato. A Jesi sono stato benissimo, mantenendo ottimi rapporti con tutti, con pieno rispetto da ambo le parti. Ancora mi sento con alcuni tifosi».

Stagione 2016/17. Federico Tafani alle prese con l’allora bomber della Serie B Daniele Cacia, nell’amichevole estiva Jesina-Ascoli 0-3

Che ricordi hai dell’esperienza leoncella e cosa ti porti dietro oggi?

«I ricordi sono tantissimi, dalla vittoria con l’Ancona, peccato sia venuta a porte chiuse, fu una partita storica, al gol alla Sambenedettese, che battemmo 2-0 di fronte ad uno stadio pieno. Ricordo che quella partita poi, si giocò proprio pochi giorni dopo la nascita di mia figlia. Sono state tutte annate magari partite con qualche difficoltà, ma la Jesina è sempre cresciuta accompagnata da un pubblico che ci ha di volta in volta aiutato, seguendo in modo positivo la squadra».

Di quella Jesina ci sono oggi due superstiti, l’eterno Kevin Trudo e Gabriele Tittarelli, allora Under di belle speranze.

«Penso che Trudo sia stato uno di quei giocatori che, per le sue incredibili qualità, abbia ottenuto troppo poco. Avrebbe potuto tranquillamente giocare nei professionisti per la sua forza. In Serie D è sempre stato un top assoluto. Credo che anche se ora correrà un po’ meno, sarà comunque al passo degli altri! Tittarelli aveva già delle qualità importanti, soprattutto a livello fisico, ed i gol li ha sempre fatti, penso che per la Promozione sia un giocare importantissimo».

Stagione 2014/15. Federico Tafani e Nicola Cardinali

La tua grande amicizia col mister della Fermignanese Simone Pazzaglia ti sta facendo vivere un derby tutto personale. Come pensi potrà finire questo duello?

«Sono veramente indeciso, non so per chi tifare. La Jesina ce l’ho nel cuore, e con Simone sono molto amico. Col Gubbio inoltre, negli ultimi anni siamo sempre andati in ritiro estivo nel suo Hotel. Come allenatore credo abbia vinto più di un campionato, anche se non conosco la sua squadra. Qualcuno della Jesina invece lo conosco, e so che è molto forte. Poi come sempre, ci sono le dinamiche del campo. Jesi solo pensarla in Promozione, credo sia davvero un peccato. Auguro di cuore alla Jesina il ritorno della passione del pubblico, che poi è la cosa più bella. Purtroppo, tante piazze marchigiane vivono oggi una realtà economica difficile, ed ho notato un certo declino.

Vorrei comunque salutare la città tutta, e le tante persone che mi hanno voluto bene.

Piango purtroppo, la scomparsa di “Nicotina”, prima persona che incontravo allo stadio tutti i giorni. Credo che l’amore che metteva lui per la Jesina fosse lo stesso di un padre verso un figlio. Sono invece contentissimo per “Ale” Gabrielloni, la Serie A se l’è meritata tutta. Penso non ci sia nessun altro giocatore che abbia meritato questo traguardo più di lui. In qualsiasi posto in cui ha militato si è sempre fatto voler bene, proprio per quel suo carattere, splendido».

©riproduzione riservata

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