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Calcio a 5

Calcio a 5 / Corinaldo, ci sA2emo ancora

Il club al primo anno di A2 festeggia la salvezza con largo anticipo. Sabato prossimo turno di riposo e poi l’ultima casalinga (14 marzo) contro Grifoni

VALLESINA, 3 marzo 2026 – La partita è finita. Ha appena vinto il Montebianco Prato (6-8), ma il Corinaldo non ci pensa già più, la testa è altrove. Per la precisione a Lucrezia, dove la Buldog sta giocando con i Grifoni, fanalino di coda del girone, a dieci punti di distanza dai corinaldesi. In quel preciso istante ci sono ancora 12 punti in palio, quindi la matematica salvezza non è ancora tangibile.

La gara a Lucrezia è iniziata trenta minuti dopo quella di Corinaldo.
Il più teso è sicuramente mister Tinti, che non riesce a stare fermo. Girovaga per il palazzetto, tra campo e tribune, salutando, ricordando, facendo congetture, deve pur passare il tempo per evitare il pensiero ossessivo. Mentre il nostro direttore sportivo, ineguagliabile Francesco Rugini, con il suo solito piglio ironico, sta controllando l’andamento della gara degli avversari. I giocatori hanno già fatto la doccia e sono fuori dal palazzetto insieme ai tifosi, meglio godersi l’aria fresca e non fissarsi. A un tratto, a squarciare l’aria, l’urlo del nostro Tenente:Seeee”.

Siamo salvi. La nostra prima stagione in serie A2 termina con una salvezza “affatto scontata”, una salvezza sudata, cercata, voluta con una squadra “formata al 99% da giocatori provenienti dal nostro settore giovanile”, in una categoria in cui “abbiamo portato la nostra filosofia, ovvero quella delle belle cose fatte in casa”, con in campo dei ragazzi “la cui bravura è stata rimanere sul pezzo, anche quando perdevamo in modo plateale, facendolo con una convinzione, quella che oggi chiamiamo salvezza”.

In campo, sabato, il capitano Tommaso Campolucci non era presente, infortunato, proprio ora, proprio sul più bello (anche se, a onor del vero, meglio adesso che qualche settimana fa). A lui è andato il mio primo pensiero, a lui che con il suo silenzio (perché ci ha abituati a prestare attenzione alle gesta, altro che chiacchiere), con i suoi “no, richiamami quando perdiamo, quando vinciamo dà spazio agli altri”, ma anche con i suoi 14 gol, ha portato la propria squadra a riva, in maniera esemplare.
Il giro di gloria parte proprio da lui.

La salvezza: frutto di che cosa?
«Frutto di passione, sacrificio e coraggio. Una prima stagione nella categoria molto positiva: tante o quasi tutte grandi prestazioni, purtroppo a volte raccogliendo pochi punti a fine gara. Se devo trovare un cavillo sicuramente è la continuità di punti, che quest’anno è venuta a mancare».

La gara spartiacque.
«Inquadro Terni come gara che ci ha fatto capire qualcosa.
Sotto di 2-1 il primo tempo, con un mio tiro libero sbagliato, non abbiamo mai mollato. Da squadra che non voleva perdere la gara, abbiamo difeso prima, e attaccato poi, tutti insieme, uniti e compatti, facendo il 2-2 a pochi minuti dalla fine, portando a casa un ottimo pareggio, che con la contemporanea sconfitta dei Grifoni ci ha fatto allungare sull’ultima posizione».

Cosa ha significato per te essere capitano del Corinaldo nella sua prima stagione in A2.
«Cerco, come faccio da sempre, di essere di supporto per tutti.
È sicuramente il positivo epilogo di un percorso iniziato in Juniores ormai svariati anni fa. Spero di aver fatto una buona stagione insieme a tutti i miei compagni e tutto lo staff, che ringrazio».

Una dedica.
«Dedico questa salvezza, anche a costo di essere ripetitivo, ai nostri tifosi e alle nostre famiglie che accorrono sempre numerose alle nostre partite, qualsiasi distanza essa sia. Grazie di cuore a tutti, ci vediamo sabato 14 marzo per l’ultima partita in casa… mal che vada il prossimo anno in Serie A2».

©riproduzione riservata

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