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Il Centenario che verrà / Jesina, l’ex capitano Fausto Vinti: «Jesi tappa importante»

L’ex difensore, capitano e bandiera leoncella negli anni ’80, oggi apprezzato scout nell’area tecnica del Bologna, ripercorre gli anni vissuti in maglia biancorossa

JESI – 24 luglio 2026 – Approdato a Jesi nell’estate 1984 con la Jesina appena promossa in C/1, Fausto Vinti si impose subito come baluardo della difesa leoncella, indossando la maglia biancorossa per ben 4 stagioni, diventandone capitano. Smesso col calcio giocato, una brillantissima carriera da osservatore nelle aree scouting di Chievo, Atalanta e Bologna come esperto di calcio sudamericano (Brasile, Argentina e Uruguay), uomo di fiducia di Giovanni Sartori, uno dei più apprezzati e capaci dirigenti sportivi italiani.

L’ex capitano e bandiera della Jesina Fausto Vinti

Fausto, sono passati tantissimi anni da quel tuo approdo alla Jesina, pronta al debutto in C/1

«Arrivai dal Barletta, e a Jesi ritrovai un po’ l’atmosfera vissuta a Foligno e Spoleto, mie ex squadre, con una piazza molto coinvolta. La gente era attaccatissima alla squadra, ma al tempo stesso rispettosa. C’erano tanti tifosi ai nostri allenamenti, a volte abbiamo notato anche il tecnico dell’allora squadra di pallavolo maschile Julio Velasco. Ricordo con affetto il presidente Leopoldo Latini, persona che sembrava a volte quasi distaccata, ma sotto sotto era invece legatissima alla squadra, o il DS Ermanno Pieroni. Alcuni calciatori li conoscevo già, come Bernardini dai tempi del Perugia, o Buffone. Arrivò, purtroppo, una retrocessione dopo un torneo abbastanza buono che ci vide però, nel finale, coinvolti nelle zone calde. Facemmo un po’ fatica davanti, nonostante attaccanti di livello come Sandri e Buffone. Incontrammo comunque dei veri e propri squadroni con elementi di assoluto valore, come dimenticare Baggio e Rondon al Vicenza, Gritti al Brescia, Vitale al Livorno o Serioli al Piacenza. Nella memoria rimane una vittoria indimenticabile ad Ancona, al “Dorico”. Fu una bellissima soddisfazione. La settimana successiva ti offrivano tutto, ovunque, a dimostrazione che quel successo aveva gratificato enormemente i nostri tifosi. Anche l’anno successivo, in C/2, avevamo elementi importanti come List, Gori, Serena e tanti altri. Raggiungemmo pure una finale di Coppa Italia giocata nel ritorno a Bergamo con la Virescit».

Un’immagine della Jesina impegnata in Serie C/1 nel torneo 1984/85. Da sinistra in piedi: Buffone, Torresi, Amadei, Mancini e Vinti. In basso, da sinistra: Petrini, Tortelli, Bonacci, Bernardini, Retini e Sandri.

Un percorso lunghissimo quello coi leoncelli, durato 4 anni, che ti ha visto scendere in campo per ben 106 volte in sole gare di campionato, realizzando 2 reti

«Ricordo tantissime gare. La prima che mi viene in mente ora, nell’anno della C/1, è la vittoria di Firenze con la Rondinella. Venivo da un problema fisico, e vincemmo con un’ottima gara. Personalmente, feci una bella partita, come attenzione, che confermò il mio pieno recupero. Il torneo 1986/87 invece, con mister Vannini, fu il nostro miglior campionato a livello di risultati. Mi rimase impressa la gara di Perugia, era il ritorno dopo la vittoria dell’andata. Con loro giocava in porta mio fratello Graziano e, dopo essere andati sotto, mi capitò l’occasione del possibile pareggio. Piovigginava e la palla era comoda, ero partito per fare il pallonetto. Sapevo che Graziano mi avrebbe attaccato, perchè lo conoscevo. Fu proprio così, ma conclusi male di esterno destro, fuori. In squadra c’erano tanti giovani interessanti e il mister, che aveva creato anche una certa identità, mi chiese di prestare attenzione ai più giovani, come ad esempio con Latronico, che accompagnavo a scuola quando ebbe un infortunio alla gamba, poi scoprii invece che, di nascosto, se ne tornava a casa…… Penso che alla fine ci siano comunque le categorie, che rispecchiano le qualità ed mezzi dei giocatori. Marchegiani, ad esempio, ha fatto la Serie A perché ne aveva le capacità. Al mio arrivo, Luca era terzo portiere, dietro Sandro Mancini e Casiraghi. Passato all’Aurora Latini, tornò per fare il secondo, ma Vannini lo fece partire titolare. Ricordo comunque altri calciatori di Jesi e del suo bacino, fortissimi: Bertarelli, Cuicchi, Coltorti, Michele Mancini e Favi».

La Jesina edizione 1987/88. In piedi da sinistra: Garbuglia, Viscione, Vinti, Stacchiotti, Cardinali e Novellino. Accosciati da sinistra: Pascucci, Petrini, Giusti, Casiraghi e Favi.

Una carriera lunghissima la tua, che ha toccato anche piazze come Gubbio, Foligno, Barletta e Tolentino

«Ho iniziato a Spoleto, poi sono andato a Todi, Gubbio, di nuovo Todi, Foligno, Barletta, Jesi, Tolentino, altra realtà che ricordo con molto piacere, fatta di persone perbene, e ancora Spoleto. Ho vinto un solo campionato, a Barletta, ed è un’immagine che porterò sempre nel cuore. Un torneo, quello 1981/82, vinto praticamente a dicembre, a mani basse, con una squadra fortissima. A Foligno invece, in Interregionale, cambiai ruolo come mi chiese il mister, da difensore a mediano. Il tecnico mi chiese infatti, di giocare come Franco Vannini al Perugia, un mediano che faceva il pendolo tra difesa e attacco. Disputammo un gran campionato, ma non riuscimmo a vincerlo purtroppo, a causa di una squalifica rimediata per un’invasione di campo dei nostri tifosi. A Barletta poi, con mister Corelli tornai a fare il difensore centrale. Jesi, come esperienza e formazione, direi sia stata una tappa molto importante, una città dove torno volentieri e, soprattutto, dove ho conosciuto anche mia moglie».

Smesso col calcio giocato, hai intrapreso una brillantissima carriera come osservatore al servizio di Giovanni Sartori, prima al Chievo, poi all’Atalanta, ed oggi al Bologna, contribuendo ai successi di queste formazioni

«Appesi gli scarpini al Valfabbrica, feci il supercorso da Direttore Sportivo con Guido Angelozzi, mio ex compagno di squadra a Jesi e Barletta, allora DS dell’Atletico Leonzio. Passato alla Fidelis Andria, Angelozzi mi chiamò in Puglia come osservatore. Passato alla Reggiana, diventai il nuovo DS dell’Andria. Avevo intanto già conosciuto Giovanni Sartori, sempre al supercorso, e ci rimasi in contatto. Approdato al Chievo Verona, società con grandi ambizioni allora in Serie B, Sartori mi coinvolse nel progetto. Ricordo che arrivai a Verona nel novembre 1999. L’anno dopo vincemmo il campionato di B iniziando un percorso incredibile. Sono rimasto per 15 anni al Chievo, poi ho seguito Sartori per 8 anni all’Atalanta, società tra le migliori d’Italia. Questo invece, è il mio quinto anno al Bologna, sempre con Sartori, in una società molto ben organizzata con un presidente davvero in gamba. Il calcio oggi è cambiato, non so se in meglio o in peggio, ma è cambiato. È un calcio “industrializzato”, dove si fanno più i conti. Ai miei tempi, c’erano presidenti che andavano in braghe di tela pur di mantenere la propria squadra. Oggi si deve fare profitto e risultato, sempre a seconda degli obiettivi. Vorrei comunque salutare tutti gli sportivi jesini, sperando di rivederli tutti allo stadio».

©riproduzione riservata

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