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Calcio

Jesina, l’ex Maci: «Jesi e Tolentino le due squadre dove mi sono sentito calciatore»

L’ex bomber leoncello, autore di ottime stagioni sia a Jesi che a Tolentino, ricorda quegli anni e l’atmosfera che respirava

JESI, 18 ottobre 2025 – Dopo qualche anno di assenza, torna al “Carotti” il derby Jesina-Tolentino, sfida sempre affascinante, ma oggi ben lontana dai fasti del passato, sia perché si giocava allora per importanti obiettivi in Serie D, o meglio nel CND, con stadi ribollenti di entusiasmo, sia per l’attuale situazione dei leoncelli, relegati all’ultimo posto in classifica.

Tanti gli ex che hanno vestito le due casacche, quella biancorossa e quella cremisi, tra questi, l’indimenticato bomber Federico Maci, che giunse a Jesi nel torneo 1991/92, dopo il fallimento e la ripartenza dall’Eccellenza, per rimanerci anche la stagione successiva prima di passare al Tolentino. Uno score di tutto rispetto quello del possente attaccante veneto, con 61 presenze e ben 22 reti. Una carriera iniziata con la maglia del Mestre, col debutto nell’allora C/2 nel campionato 1984/85, e proseguita con quella del Rovigo in Interregionale, Campania in C/1, Martina Franca in C/2, sino a scendere nei dilettanti con Jesina, Tolentino, Pievigina, Belluno e Conegliano, prima di chiudere nelle categorie minori.

Federico, torna domenica a Jesi il derby Jesina-Tolentino, che effetto ti fa?

«Un bell’effetto. Ho giocato fino a 40 anni, e Jesi e Tolentino sono le due squadre dove mi sono sentito “calciatore”, anche perché nel pieno della maturità e nel periodo migliore a livello fisico. Sono le due squadre a cui sono più affezionato, anche perché mia moglie è marchigiana, di Filottrano. A Jesi c’è stato anche il primo coro dedicato a me. Poi, quando sono andato a Tolentino sono stato male, perché dispiaciuto di lasciare Jesi. Ho ricevuto delle critiche, anche se solo da parte di pochi, ma la cosa si è risolta subito e con la tifoseria conservo ancora un ottimo rapporto. Mi sento spesso coi mister Bacci e Castori, che ho avuto a Jesi e Tolentino. Vedere le due squadre in questa categoria mi dà tristezza. Una curva come quella di Jesi, vuota, mi rammarica molto. Credo che Jesi e Tolentino meritino dei palcoscenici ben diversi, anche se oggi il calcio è cambiato».

Stagione 1991/92, Jesina-Maceratese 1-0, Maci esulta dopo il gol decisivo con la Maceratese

Cosa ricordi delle tue due stagioni a Jesi?

«Sono arrivato a Jesi a novembre, con la squadra in Eccellenza. Fu Corrado Micheloni, mio ex compagno l’anno prima a Martina Franca, a segnalarmi questa possibilità. Ho bellissimi ricordi. La società era ripartita da poco, ma lottammo subito per il vertice. Anche nella seconda stagione facemmo bene. Giocavo in coppia con “Neno” Piattella, mentre nel primo con Panzera. Penso che quella con “Neno” sia stata la coppia d’attacco pura più forte con cui abbia giocato. A Tolentino facevo coppia con Juvalò, fortissimo, ma lui era più mezza punta. Il più grande rammarico è non aver vinto qualcosa con la Jesina, penso si sarebbe potuta fare una bella festa. Ricordo nella seconda stagione che mister Marchini mi voleva far perder peso con una sua dieta, così durante una gara ebbi dei capogiri. Dissi subito che se voleva facessi bene, mi doveva dar da mangiare. Un’altra cosa che conservo di Jesi, sono dei punti di sutura per un gavettone del mio compagno di squadra Appignanesi che mi fece scivolare in bagno….

Vorrei ricordare anche delle persone eccezionali che purtroppo ci hanno lasciato, come il segretario Ennio Giuliani e il magazziniere Peppino Borocci».

Dopo la Jesina il Tolentino, dove hai forse vissuto le tue più belle stagioni con mister Castori

«Nel Tolentino feci subito bene e fui capocannoniere della Coppa Italia, perdendo la finale col Varese. Nel secondo anno, vincemmo il Campionato di Interregionale centrando anche una finale Scudetto col Tarando, che perdemmo. Per motivi di famiglia, vista la nascita della mia prima figlia, mi avvicinai a casa. Fu forse un errore non rimanere nelle Marche, perché qui ormai ero molto conosciuto, in Veneto meno».

Federico Maci, ultimo in basso a destra, con la maglia del Tolentino. Nella foto, anche gli ex La Barba, Giovanni Fenucci e Juvalò (foto Federico Maci)

Vuoi salutare gli sportivi jesini?

«Saluto tutti affettuosamente. Mi piacerebbe venire a vedere una partita in casa, ma con una curva piena. Questo significherebbe che la Jesina lotti per qualcosa di importante».

Cosa fai oggi?

«Ho allenato per cinque anni settore nel giovanile del Treviso ma ora, sia per problemi di lavoro, sia perché questo calcio non lo sento più mio, ho smesso. Anche i ragazzini hanno sempre meno interesse, distratti da tante altre cose. Seguo comunque il calcio anche se, come dicevo, non mi appassiona più come una volta, e al lunedì verifico sempre i risultati delle mie ex squadre».

©riproduzione riservata

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