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Calcio

Il centenario che verrà / Jesina, Luciano Barboni: «Arezzo il ricordo più vivo»

L’ex portiere leoncello ricorda la sua lunga esperienza con la maglia della Jesina che lo lanciò nel grande calcio, prima di tornare qualche anno dopo nell’ultima sfortunata annata in C/2

JESI – 6 agosto 2026 – Tra i portieri più importanti ed amati della storia della Jesina, un posto di assoluto rilievo lo occupa senza dubbio Luciano Barboni.

Jesino doc, Luciano ha mosso i primi passi nella Spes Jesi prima di approdare alla Jesina, e spiccare successivamente il volo verso la Serie B con la maglia del Barletta. Un percorso importante il suo, partito da Jesi per le piazze di Teramo, dove in 3 anni conquistò un secondo posto, una promozione in Serie C/1 e una salvezza, siglando incredibilmente anche una rete su rigore, Barletta, con 2 tornei in B, Campobasso e Ravenna in C/2. Nel torneo 1990/91, il ritorno alla Jesina, ancora in C/2. La sua carriera proseguì poi in Eccellenza con Cerreto, Fabrianese, Biagio Nazzaro e Camerino. Da allenatore infine, esperienze con Biagio, Camerino, Cingolana, Recanatese e Fabriano-Cerreto.

La Jesina edizione 1983/84 che conquistò la Serie C/1. Da sinistra: Retini, Amadei, Torresi, Barboni, Briga, Rossi. In basso da sinistra: Petrini, Giuffrida, Mancini, Ballarini, Buffone e il Magazziniere Bordini

Luciano, cosa ricordi di quella “tua” Jesina che visse il periodo più bello nei primi Anni ’80?

«Sono cresciuto nella Spes, e arrivare alla Jesina era un sogno che realizzai. La mia prima stagione fu quella 1975/76 in Serie D, ma retrocedemmo in Promozione. Proprio da lì però, ripartì la nostra rincorsa verso la C. La mia prima annata da titolare fu quella 1979/80, e in quella successiva centrammo la promozione in C/2 dopo lo spareggio di Arezzo, altra stagione in cui fui sempre in campo. Il mio ricordo più vivo è proprio la giornata di Arezzo, che resterà indimenticabile. Il nostro cammino proseguì poi, di anno in anno, in un crescendo continuo sino alla vittoria di Cattolica. In quella gara giocò Casiraghi, visto che ci alternammo spesso in campionato. A Jesi c’era un entusiasmo incredibile con 2000/3000 spettatori in tutte le partite, sugli spalti già prima delle gare. Eravamo infatti soliti fare il nostro riscaldamento con lo stadio già pieno. Un altro ricordo personale, è il rigore che parai a Franco Baresi nell’amichevole col Milan al Comunale, nell’’83».

Il Barletta al “Brianteo” di Monza nel torneo 1988/89.
In piedi, da sinistra: Barboni, Cossaro, Benini, Guerrini, Mazzaferro e Nardini.
In basso, da sinistra: Magnocavallo, Beccalossi, Marcellino, Vincenzi e Fioretti

Da Jesi iniziò un percorso importante che ti ha permesso di approdare in C/1 a Teramo, dove segnasti addirittura anche una rete su calcio di rigore, poi in B, a Barletta

«Dopo la promozione, passai al Teramo per 3 anni bellissimi in cui perdemmo prima lo spareggio a tre per salire in C/1 con Fano e Civitanovese, categoria che conquistammo invece con largo anticipo l’anno dopo. In C/1 infine, centrammo un ottimo sesto posto da matricola, e segnai anche una rete su calcio di rigore. La cosa nacque da una sorta di scommessa col nostro Moreno Solfrini, mio carissimo compagno di squadra, purtroppo scomparso. Visto che molti rigoristi erano infortunati, mi proposi per scommessa di tirare un eventuale calcio di rigore, se l’arbitro ce l’avesse assegnato. La domenica, in casa con la Nocerina, il direttore di gara ci assegnò subito un penalty, ed io corsi a tirarlo senza che il nostro mister Luzii ne fosse a conoscenza. Ricordo che svenne quasi in panchina, quando mi vide partire dalla mia porta. Tirai e Segnai. Dopo quella stagione mister Rumignani, con me nel secondo anno al Teramo, passò al Barletta e mi volle con lui insieme ad altri del nostro gruppo storico. In Puglia rimasi 2 anni, affrontando una concorrenza spietata di portieri di alto livello come Savorani e Coccia. Passai poi al Campobasso, ma a metà stagione andai al Ravenna, conquistando la salvezza».

Nel torneo 1990/91, il ritorno a Jesi in una stagione sfortunatissima, l’ultima della Jesina in un campionato professionistico

«Sì, tornai a Jesi in una stagione molto sfortunata. La squadra, che aveva anche buona qualità, si trovò invischiata nelle zone calde nella parte finale del torneo, anche per alcuni infortuni di troppo, e fu costretta allo spareggio salvezza con l’Altamura a Chieti, deciso ai rigori che sorrisero, purtroppo, ai pugliesi. Una retrocessione che fece male a tutti noi, e ad una società che nell’estate andò incontro al fallimento, costretta poi a ripartire dall’Eccellenza».

Tantissimi i tecnici, i compagni di squadra e gli avversari che hai affrontato, chi ricordi con piacere oggi?

«Devo dire con sono rimasto molto legato al nostro gruppo storico del Teramo con cui sono stato 3 anni, tutti passati poi come dicevo, al Barletta, come Cossaro, Solfrini e Cappellacci. A Barletta ho poi trovato giocatori come Beccalossi, Guerrini, Magnocavallo, e tanti altri giovani di valore come Fioretti, Savorani e Ferazzoli. Tra gli avversari, ricordo un gol fortunoso di Monelli con la Lazio che segnò con la caviglia, o la doppietta di un giovanissimo Gigi Casiraghi a Monza. Incontrai poi il “nostro” Luca Marchegiani da avversario ,allora al Brescia, e quel giorno ci sedemmo entrambi in panchina».

Un tuo ricordo personale di mister Gegè Di Giacomo, recentemente scomparso

«Il mister era un allenatore di altra categoria. Noi giocatori lo vedevamo ancora come ex giocatore, anche in allenamento si metteva al centro dell’area, si faceva fare i cross e segnava gol incredibili nonostante avesse smesso da tempo, ma aveva ancora un un gran bel piede. Era un grande professionista, un intenditore di calcio, e sapeva mettere molto bene la squadra in campo. Come i tecnici di allora, si basava molto su un’ossatura di sua fiducia, formata in quegli anni dai vari Torresi, Retini, Buffone, Petrini ed altri che erano da tempo con lui. A Jesi c’era poi una struttura societaria molto solida e valida. Era un perfezionista ed anche superstizioso, ci faceva fare sempre gli skip sotto la doccia prima delle gare, un casino con tutti quei tacchetti….. Baldoni invece, era più un padre nei nostri confronti, e anche fece molto, molto bene a Jesi».

©riproduzione riservata

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