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Il Centenario che verrà / Jesina, l’ex Adriano Casiraghi: «A Jesi ho trascorso anni bellissimi”

L’ex portiere leoncello ricorda i 6 anni trascorsi a difendere i pali della porta biancorossa. Una carriera lunghissima la sua, che ha toccato anche la Serie B con Lecco e Matera

JESI – 17 settembre 2026 – Tra gli ex leoncelli più amati, ricordati con grande nostalgia ancora oggi a distanza di tantissimi anni, c’è senza dubbio Adriano Casiraghi.

Portiere dalla stazza non proprio statuaria, come quelli del “calcio moderno”, ma di un’agilità e di una tecnica di primissimo livello, Casiraghi rappresenta forse come pochi altri il calcio che fu. Una carriera lunghissima la sua, iniziata con la maglia del Lecco in Serie C nella lontana stagione 1969/70, con cui debuttò anche in B nel torneo 1972/73. In seguito, il passaggio al Matera nell’estate 1974, dove divenne grandissima bandiera, oltre 270 le presenze coi lucani, ottenendo da protagonista, un’altra promozione in Serie B. Nella stagione 1982/83 l’arrivo a Jesi, dove visse le stagioni più importanti della Jesina col salto in C/1 nel 1984, sino a quella 1987/88, terminata con una retrocessione a cui fece seguito il ripescaggio. Sotto la sua ala protettiva, sono cresciuti portieri come Luca Marchegiani, Luciano Barboni e Marco Cerioni.

un’immagine di Adriano Casiraghi con la maglia della Jesina

Adriano, hai trascorso ben 6 anni con la maglia della Jesina, cosa ricordi di quella esperienza?

«Al mio arrivo andammo in ritiro a Cingoli. Dopo 8 anni trascorsi al Matera, trovai un ambiente differente ma, grazie al mio carattere, tranquillo e sempre disponibile coi miei compagni, mi integrai subito. Trovai come colleghi di reparto Luciano Barboni e Luca Marchegiani, allora terzo portiere. Anche con mister Di Giacomo nacque un ottimo rapporto, in quanto persona buona, con cui si poteva parlare senza problemi. Nella prima stagione giocai molto, anche per via di un infortunio che subì Luciano. Il mio compito, vista la mia lunga esperienza, era anche quello di farlo crescere. Tra di noi non ci fu mai un dualismo, ma sempre affiatamento. Jesi inoltre, mi permise di avvicinarmi a Fabriano, dove abitavo. Il mister ci alternava in campo, forse per stimolarci. Nell’ultima gara a Cattolica, fu mia moglie a svelarmi che dovevo partire titolare, leggendo la formazione dai giornali. Nella riunione tecnica infatti, il mister confermò l’undici iniziale col sottoscritto tra i pali. Nella stagione della C/1 arrivò Sandro Mancini, altro buon portiere, e fui il dodicesimo. Ricordo la gara del “Comunale” col Rimini, terminata 0-0, in cui salvai il risultato. A fine gara Sacchi, allora tecnico dei romagnoli, venne a farmi i complimenti. Sono ancora molto dispiaciuto per quella retrocessione, potevamo di certo far meglio. L’anno seguente arrivò Zara, sostituito da Piccioni, e iniziai a fare l’allenatore in seconda. Disputammo un buon torneo, centrando una finale di Coppa Italia di C, ma non riuscimmo a risalire. Nella stagione con Vannini, una delle più belle, allenavo Luca Marchegiani diventato nel frattempo titolare, e la squadra, quando il tecnico non c’era. Ricordo la gara al “Curi” di Perugia con Luca che, di ritorno dalla Nazionale di C, lamentò un dolore alla gamba. Io lo spronai a resistere nel riscaldamento, e a provare pian piano. Riuscì così a giocare e ad essere, come sempre, uno dei migliori in campo. La mia ultima stagione con la Jesina fu quella 1987/88 in cui giocai 10 gare, poi arrivò Sergio Spuri».

La formazione della Jesina che conquistò la Serie C/1 il 3 giugno 1984 a Cattolica. In piedi da sinistra: Briga, Amadei, Buffone, Torresi e Rossi. In basso da sinistra: Petrini, Mancini, Bonacci, Casiraghi, Ballarini e Retini.

Sotto la tua ala protettiva sono cresciuti Luca Marchegiani, Luciano Barboni e Marco Cerioni. Altri compagni di reparto sono stati Sandro Mancini, Zelico Petrovic e Sergio Spuri, Campione d’Italia col Verona, non proprio gli ultimi arrivati….

«Con Luciano, Luca e Marco siamo andati sempre molto d’accordo, senza alcuna rivalità, anche perché ci si allenava sempre in due e non in tanti come oggi. Luca l’ho visto subito che aveva delle qualità straordinarie, aveva appena 17 anni. Con Piccioni, Luca era venuto ad allenarsi con noi, e il mister rimase stupito segnalandolo subito a Sonetti a San Benedetto, visto che era di lì. Anche gli altri avevano ottime qualità. Petrovic l’avevo incrociato col Matera a Catania e Taranto. Con Mancini dormivamo insieme alla “Casa Bianca” di Latini, adiacente all’azienda. Spuri infine, lo conoscevo già perché era di Fabriano anche lui, ragazzo educato, bravissimo. Nella stagione 1988/89 poi, tornai a fare l’allenatore in seconda a tempo pieno».

Adriano Casiraghi con la maglia del Matera, allora in Serie B, nella stagione 1979/80 (foto Wikipedia)

Una carriera lunghissima che ha toccato anche la Serie B. Poche invece le squadre, solo 3: Lecco, Matera e Jesina

«Sì, ho iniziato nelle giovanili del Lecco, dove rimasi fino a 24 anni facendo il dodicesimo ed esordendo anche in Serie B, giocando 8 partite. Mi trasferii poi a Matera in C, per 8 anni bellissimi. Siamo retrocessi subito ma, arrivato mister Zurlini, allenatore-giocatore, risalimmo subito in C e conquistammo alcuni anni dopo la promozione in B, dove questa volta fui protagonista. Tornato a Jesi, pensavo di giocare al nord, ma ci collocarono nel girone centro-sud. Tornai così a sfidare il Matera con la Jesina giocando in quella gara titolare, e devo dire che un po’ mi emozionai, anche se in campo ero sempre molto concentrato. Mi applaudirono e feci la mia parte, anche se uscimmo sconfitti. Ci ritornammo anche l’anno dopo. Ero uno che sentivo poco le gare, perchè mi concentravo molto. Ricordo ad esempio un match a Bergamo con l’Atalanta in uno stadio pieno, ma rimasi concentratissimo. Per me, 1.000 o 20.000 spettatori non facevano differenza. A Parma invece, mi fece i complimenti anche mister Cesare Maldini, allora tecnico dei gialloblù. A Matera ebbi la fortuna di giocare con giocatori come Chimenti, Morello, De Canio e Giannattasio. A Lecco invece, ricordo Jaconi, con lui siamo cresciuti nel settore giovanile. L’esordio col Lecco, in Serie B, fu col Taranto in casa. Col Matera invece, al “Ferraris” col Genoa, in un match che terminò 1-1. Al “Ferraris” ci ritornammo espugnandolo, nella gara con la Samp. Alla prima in casa invece, davanti a circa 18.0000 spettatori, battemmo 1-0 il Taranto in una sorta di derby e parai un calcio di rigore, coi pugliesi che schieravano il ”nostro” Petrovic».

Quanto è cambiato il ruolo del portiere da quando hai iniziato ad oggi?

«I portieri oggi sono mediamente altri 1,90, e non tutti bravi coi piedi. Spesso sono messi in difficoltà dai compagni stessi, e non sono sempre pronti nei riflessi, con le gambe che si stancano un po’. Il gioco è cambiato molto, e credo che i portieri si stiano adattando difficilmente. Una volta poi, c’erano anche tanti campi in terra battuta, e c’era poco da giocare coi piedi».

Segui ancora la Jesina?

«Sì, ma solo dai risultati. È da molto che non vado allo stadio e non vengo a Jesi. Vorrei comunque mandare un saluto e un grande in bocca al lupo alla Jesina. A Jesi ho passato degli anni bellissimi, indimenticabili. Ancora oggi riscontro tanto affetto nei miei confronti. Mi fa molto piacere essere ricordato anche come persona, e non solo come giocatore. Credo di aver lasciato un buon ricordo, non solo sportivo, ma anche umano».

©riproduzione riservata

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