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Calcio

Calcio / L’ex numero uno Roberto Renzi, una vita da protagonista tra i pali

Il portiere falconarese, recordman di promozioni, si racconta ripercorrendo la sua lunghissima carriera. Dall’olimpo della A, sino alle infinite esperienze nei campi del Sud Italia

VALLESINA, 24 ottobre 2024 – Tra gli atleti marchigiani approdati in A, l’ex portiere Roberto Renzi rappresenta una delle icone della nostra Regione, protagonista in tantissime piazze blasonate e, soprattutto, collezionista di promozioni. L’estremo difensore, falconarese purosangue, è cresciuto nella Spal, prima di passare al Teramo, in C, e ritornare a Ferrara dopo 2 stagioni, ottenendo la prima promozione in B, rimanendovi per 4 anni. In seguito, il salto al Como in A, come vice di Giuliano Giuliani nella stagione 1981/82, per l’unica esperienza nella massima serie. La sua carriera è proseguita poi in C/1 nel Padova, con un altro salto in B prima di approdare, sempre in terza serie, con le maglie di Casertana, Barletta e Salernitana. Sceso in C/2 con la Ternana, Renzi è salito di nuovo in C/1. Il cammino è terminato poi al Palermo, con l’ennesimo passaggio in B. Tantissime le promozioni, ben 5, di cui 4 dalla C/1 alla B, ed 1 dalla C/2 alla C/1 con la Ternana.

Roberto, quale è stato nel dettaglio il Suo percorso nel calcio professionistico?

«Ho iniziato a 15 anni negli Allievi della Spal, sino ad arrivare in prima squadra nella stagione 1974/75, in Serie B. Non esordii, anche se ci arrivai molto vicino. Poi, la società mi girò in prestito al Teramo, sempre in C, dove feci il secondo, disputando contemporaneamente un ottimo torneo con la Berretti, centrando la Finale Nazionale. L’anno seguente, con mio grande dispiacere, la Spal mi cedette definitivamente alla società abruzzese. Partii questa volta titolare, mettendomi in mostra. Dopo una serie di proposte, mi ritrovai alla di nuovo Spal del presidente Mazza, mio estimatore. Tornai a Ferrara da titolare in C, e vincemmo il campionato salendo in B. Tra i pali arrivò Adriano Bardin, e partì inizialmente lui. Pensai anche di andarmene, ma fu proprio lui a farmi riflettere, facendosi successivamente anche da parte. Iniziai così a giocare con continuità per 4 anni, sino all’approdo in A col Como di “Pippo” Marchioro, poi sostituito da Seghedoni. Ero nel pieno della maturità, mi sentivo fortissimo. A Como però, trovai il giovane Giuliano Giuliani, il più grande portiere mai visto. Il titolare fu lui, ed io riuscii comunque ad esordire in A collezionando 3 presenze. Debuttai in un Como-Juventus. La stagione purtroppo, culminò con la retrocessione in B. Ripartii dal Padova in C/1 con mister Giorgi, ma non fu un’annata molto positiva per me, anche se fummo promossi in B. Nell’estate, passai alla Casertana, sempre in C/1, ma nel girone B, per la mia prima esperienza al sud. Lì rimasi 2 anni, sino all’approdo al Barletta nell’estate 1985, per ulteriori 2 anni, culminati con un’altra promozione in B nel torneo 1986/87. Successivamente, mi ritrovai senza squadra sino alla proposta della Salernitana, che da anni puntava alla cadetteria. Accettai, trovando un ambiente caldissimo, in una città che viveva e che vive ancora di calcio. Dopo un anno a Salerno, scesi in C/2 in una piazza per me ricca di fascino: Terni. Mia madre infatti, è ternana, ed ho sempre sentito dentro di me un pò di sangue ternano. Siamo partiti con una squadra allestita in fretta, ma con elementi di spessore come Garritano, Sciannimanico, Pochesci, Doto e mister Tobia, entrambi un lusso per la categoria. Dopo un campionato di vertice, siamo giunti allo spareggio promozione col Chieti a Cesena, in un “Manuzzi” da tutto esaurito. I rigori, per fortuna, ci hanno sorriso e siamo approdati in C/1, consolidandoci nella stagione seguente. Giunto ormai quasi a fine carriera, accettai la chiamata del Palermo, altra piazza dal grande fascino. Arrivato col ruolo di vice, prima di Pappalardo, poi di Taglialatela, ho concluso la carriera con l’ennesima promozione in B nell’anno del mio arrivo, la quinta in carriera».

Stagione 1988/89. Roberto Renzi con la maglia della Ternana al “Manuzzi” di Cesena, in occasione dello spareggio con il Chieti

Tanti i momenti da ricordare. Quali quelli che Le sono rimasti più nel cuore?

«Credo che il momento più bello sia stato l’esordio col Como in A, con la Juventus. Perdemmo 2-0. Poi, come dimenticare avversari come Michel Platini, incrociato col Padova in Coppa Italia, o Diego Armando Maradona, incontrato sempre in Coppa al “San Paolo” con la Casertana? In quell’occasione mi segnò anche, su calcio di rigore. Cercavo di muovermi sempre alla fine, ma lui calciava solo all’ultimo. Era eccezionale».

Nel Suo lunghissimo percorso, ha militato con compagni di squadra importanti, e tecnici illustri. Chi ha contribuito in modo determinante nella Sua carriera?

«Ricordo giocatori come Galia, Invernizzi e Borgonovo al Como, tutti scoperti dal grande “Mino” Favini, grandissimo intenditore di calcio, che fece poi le fortune dell’Atalanta, Giuliani, l’unico che parò addirittura 2 rigori a Maradona, o ancora Taglialatela con me al Palermo, ma ne potrei citare tantissimi. Penso comunque che Adriano Bardin, poi anche collaboratore di Trapattoni in Nazionale, abbia contribuito in modo determinante alla mia carriera nel periodo alla Spal, insegnandomi tanto. Tra i tecnici, ricordo Marchioro, Tobia, ma ne potrei nominare tanti altri».

Una carriera trascorsa nei campi infuocati del Sud con squadre dall’enorme blasone. Cosa ricorda di quegli anni?

«I ricordi sono tantissimi. Ho trovato sempre un pubblico caldo ed appassionato, nel bene e nel male, che ti può dare una spinta in più nei momenti positivi, ma dove può essere tutto più complicato in quelli negativi. Personalmente, credo di aver lasciato un buon ricordo in tutte le piazze dove sono stato, lavorando sempre con la massima professionalità. Ho lottato spesso per vincere, accettando sfide stimolanti, centrando 5 promozioni. Credo di essere stato l’unico portiere a vincere la C in tutti i gironi, A, B e C».

Stagione 1986/87. Roberto Renzi con la maglia del Barletta che conquistò la Serie B

Ha affrontato anche la Jesina con la Ternana nel torneo 1988/89. Ricorda la gara di Jesi?

«Ricordo poco di quel match, ma il risultato, quello sì. La gara terminò 2-2 e a mio nonno, che venne apposta da Terni, gli rigarono anche la macchina…..Anni prima, in verità, ricevetti anche una proposta da Jesi. Era la stagione 1984/85, e la Jesina era appena salita in C/1. Fui contattato da Pieroni che mi offrì una cifra molto alta. Io però, avevo dato la mia parola alla Casertana per un’altra stagione, così rifiutai. Dopo pochi giorni, mi chiamò anche il presidente Latini, e me ne offrii una ancora più alta, ma la parola ormai l’avevo data, e volevo rispettarla».

Ha avuto anche esperienze nel calcio, terminata l’attività agonistica.

«Nel torneo 1992/93, appese le scarpette al chiodo, il Palermo mi affidò il ruolo di DS e quello di Responsabile del Settore Giovanile. Allestii una buona squadra, valorizzando ottimi giocatori. Ricordo Centofanti, poi ceduto all’Ancona, e Rizzolo, al Lecce. Centrammo il primo posto salendo di nuovo in B, e vincemmo anche la Coppa Italia di C. Poi, ho avuto tante altre esperienze, a Fano nel settore giovanile, a Jesi con la Junior Jesina, e lavorato come osservatore per la Juventus».

©riproduzione riservata

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