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MOIE / Il presidente Roberto Possanzini: «Siamo un modello, disposti comunque a collaborare»
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Chi è in testa deve essere considerato vincente; se la decisione è di annullare tutto dovrà essere ugualmente accettata. Come si muove la Jesina
MOIE, 21 aprile 2020 – Il calcio dilettantistico riparte o non riparte? Come si concluderanno i campionati? Che decisioni prenderà il Comitato della Figc Marche?
La situazione delle società di base è molto difficile e riprendere gli allenamenti e addirittura giocare sembra molto difficile. Ancora i numeri giornalieri dicono di persone positive, di decessi e la situazione è dall’essere lontana dal ritorno alla normalità e di conseguenza abbassare la guardia è rischioso.
E’ tuttavia necessario tracciare un futuro con concrete proposte, con aiuti finanziari che possano permettere a tutte le piccole società, perché tra i dilettanti di questo parliamo, di sopravvivere e di superare questo tristissimo e tragico periodo, riprendendo a praticare il calcio.
Il comitato medico-scientifico della Federcalcio ha stabilito che alla ripresa degli allenamenti per la serie A le squadre siano raccolte in luoghi chiusi, sanificati e rispettosi di tutte le norme igienico-sanitarie che dovrebbe riguardare non solo giocatori e allenatori ma anche tutte le persone a contatto con loro.
Come faranno a livello di dilettanti, dalla serie D alla Terza categoria, dove in molti casi gli spogliatoi stessi sono già piccoli in questo momento?
Ne abbiamo parlato con Roberto Possanzini presidente del Moie Vallesina, campionato di Promozione.
Presidente, sono due mesi esatti che non si gioca più, come finirà?
“Sin da subito avevo intuito e detto che non si sarebbe giocato più. Mi avevano preso quasi per pazzo. Dicevo: c’è contatto fisico, sarà difficile ritornare in campo perché il calcio è contatto fisico. Avremo difficoltà a iniziare di nuovo addirittura a settembre. Perché? Da quel che so tramite amici virologi potremmo andare incontro a qualche focolaio di ritorno e questo deve farci stare sempre in allerta. A Moie come società sportiva siamo pronti. Nell’impianto del ‘Grande Torino’ ci sono addirittura 4/6 spogliatoi dunque strutture adeguate per mettere 10 persone per ogni spogliatoio ma non tutte le strutture sono così. E poi credo che non tutti i calciatori, anche quelli a livello di serie A, seppur controllati con dovizia, se non hanno certezze massime di non contagio, saranno disposti a scendere in campo. Figuriamoci tra i dilettanti”.
Le società sono da considerare come aziende? Senza sostegno molte scompariranno?
“Molte società si finanziavamo con il volontariato e molte di esse con le feste estive di Paese dove i dirigenti lavoravano a paccare con le feste e le sagre per poter poi gestire la loro squadra che porta il nome della loro città. Molti avranno difficoltà a ripartire”.
Sicuramente molti di questi club vivevano al di sopra delle proprie forze economiche?
“In effetti era da molto che eravamo andati tutti lunghi. Il livello era troppo alto anche a categorie basse. I rimborsi spese erano a volte esagerati. Dovevamo mettere tutti i piedi per terra adesso saremo costretti a farlo.”
Si può pensare ad un nuovo modello di società: tanti piccoli centri che si mettono insieme?
“Già da tempo, già da quando sono entrato al Moie Vallesina nove anni fa, mi ero ed avevo posto questa domanda. Nella Vallesina ci sono 14-15 società, perché non uniamo le forze per un settore giovanile unico? Poi se il Moie fa la Terza categoria o l’Eccellenza poco importava e importa. Nessuno mi ha seguito. Adesso qualcuno comincia a far sentire questa voce e prospettare questa soluzione come in questi giorni ha fatto la Jesina”.
Ci spieghi?
“La Jesina si è avvicinata, o meglio lo ha fatto Cossu, abbiamo parlato. Sarebbe una cosa buona e giusta ma penso che non sia fattibile”
Perché?
“Perché ho l’impressione che la società leoncella ha troppi problemi da dover risolvere prima di diventare una società capofila e portare avanti con una certa credibilità un percorso lungo che deve partire con idee e progetti credibili e fattibili. Servono le basi per fare certi tipi di discorsi. Alla vigilia di Pasqua ho parlato con Mosconi e ho dedotto che lui non ha alcuna intenzione di mollare. La Jesina sarebbe la società ideale per avviare il percorso ma prima deve al proprio interno fare chiarezza assoluta e stabilire e far capire all’esterno cosa vuole fare, chi è il vero interlocutore”.
Quale sarebbe l’ideale organizzazione che Possanzini vorrebbe?
“Già a suo tempo avevo proposto alla Jesina di diventare la squadra capofila e di riferimento per tutti gli altri club della Vallesina che dovrebbero diventare società satellite. Discorsi andati all’aria. Adesso qualcuno mi pare voglia riproporre questo discorso. Benissimo. Possanzini è disponibile, crede in questo progetto, vuole chiarezza. Dobbiamo sederci attorno ad un tavolo, tutti quanti insieme, discutere e trovare la sintesi. Poi si deve chiarire l’aspetto economico, il budget, le gerarchie. A quel punto il progetto si mette in mano ad una persona esperta e qualificata che potrebbe essere anche Cossu e si parte. Dovrà diventare insomma come una piramide, chiamiamola la Piramide del calcio della Vallesina”.
Jesina in serie D o massima espressione del territorio che rappresenta?
“Certamente ma la Jesina o chi per lei deve dimostrarlo di essere leader ed avere le capacità e la credibilità giusta. Poi il resto, tutte società satellite che lavorano principalmente, compresi gli altri club di Jesi, con e nel settore giovanile. I giovani più promettenti dovranno passare per la prima squadra della Jesina, gli altri nei vari campionati delle squadre di periferia. Solo così si riuscirà a costruire qualcosa di valido e positivo. Come un’azienda insomma con tanti soci. L’azienda calcio della Vallesina con i rappresentati delle società come soci. Ci sarà un dirigente che gestisce e che riferisce ai soci e da li si riparte di volta in volta”.
Se invece il Moie ripartirà da solo?
“Il Moie è una società sana, ha tutto di proprietà, ha le strutture, due campi sportivi di assoluta qualità, un settore giovanile che comprende un bacino vasto con molti Paesi limitrofi che convergono da noi, tanto che abbiamo allestito diversi pulmini che fanno da spola tra il campo di allenamento ed i punti di ritrovo dei ragazzi, addirittura qualche genitore anche da Jesi ha preferito portare i propri figli a giocare al calcio da noi. Abbiamo dimostrato di essere seri, abbiamo le persone valide e giuste al posto giusto. Ripartiremo senza alcuna difficoltà”.
Pronti dunque a superare la crisi?
“Questa crisi noi la supereremo. Se il Comitato Dilettanti della Federazione di Ancona ci dirà di ripartire noi siamo pronti. Molto probabilmente qualche sponsor lo perderemo ma ripartiremo ugualmente bene. Diminuiremo i compensi, i rimborsi spesa, e saremo in linea. Il problema non è però del singolo club. Come abbiamo detto prima mettiamoci tutti insieme ma non sarà facile. Dobbiamo ognuno diventare meno egoisti e rinunciare alle nostre poltrone e agli appellativi. Dobbiamo cambiare tutti mentalità. Dobbiamo pensare alla qualità e al divertimento dei nostri ragazzi. State certi che siamo sulla strada buona perché questa crisi ci farà rinunciare a tante cose e a vederne in ottica diversa tante altre”.
Se dovesse finire tutto come deve concludersi i campionati?
“Dovrà decidere la Federazione. Per me è giusto che chi è in testa debba essere considerato come vincente ma è anche giusto che se decidessero di annullare tutto si dovrà accettare. Il problema, ripeto, non è chi sale e chi scende ma capire quante società riusciranno a sopravvivere, iscriversi e ripresentarsi. Il problema diventerà quando a luglio si riapriranno le iscrizioni. Penso ad esempio alla serie D: chi sarà disposto a tirar fuori 25mila euro per iscriversi dopo quello che è successo?”.
Evasio Santoni
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