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Calcio

JESI / Jacopo Petrucci: «Mi piace questo lavoro e sogno ad occhi aperti»

Il preparatore atletico dell’Arezzo, jesino doc, da nove settimane causa Coronavirus è costretto nel capoluogo toscano. I consigli ai giocatori amaranto

JESI, 19 aprile 2020 – La Figc ci crede. Adesso dovrebbero passare ancora un paio di settimane e poi il calcio professionistico riaprirà i battenti, seppur con le dovute precauzioni e regole rigide, dalla serie A alla serie C, e alla fine di maggio o primi di giugno si dovrebbe e potrebbe ritornerà a giocare.

In questa situazione di emergenza i giocatori continuano ad allenarsi nelle rispettive case seguiti a distanza dai propri allenatori e, soprattutto, dal preparatore atletico.

Allenarsi individualmente è importante per mantenere un certo stato di forma ed ai tempi del Coronavirus, per un atleta, è decisamente meglio che niente.

Bedetti – Di Donato – Petrucci

In casa Arezzo, serie C1 girone A, 27 partite 37 punti, dentro i play off, ultimo impegno il 22 febbraio a Monza in casa della capolista con il risultato di 1-1, a dettare i ritmi di lavoro quotidiano a distanza è Jacopo Petrucci.

Petrucci, laurea in scienze motorie conseguita all’Università di Urbino, jesino doc di San Giuseppe, quartiere ‘Marcellina’, cura la parte atletica in collaborazione con mister Daniele Di Donato.

Petrucci ha iniziato la sua carriera nella Jesina nella squadra Juniores con Daniele Bedetti, anche lui oggi nello staff tecnico dell’Arezzo, per poi seguire Di Donato in prima squadra con i leoncelli e lo scorso campionato ad Arzignano dove ha vinto la serie D. In estate, sempre con Di Donato, si è trasferito ad Arezzo chiamato dal direttore generale, anche lui jesino, Ermanno Pieroni.

Ora Petrucci è costretto dalle disposizioni per il Coronavirus, in casa ad Arezzo.

“La società ci ha chiesto di restare tutti sul luogo del lavoro, staff e giocatorici dice Petrucci -. Ai giocatori abbiamo mandato dei programmi cercando di differenziare il più possibile ed ognuno si allena come può adattandosi ai luoghi dove abita”.

Come vivi questa situazione?

“Sta diventando pesante: il 3 maggio sono nove settimane che sto ad Arezzo e non ritorno a casa a Jesi. All’inizio era giusto un minimo di contenimento ed evitare persone esterne. Il campionato sembrava dover ripartire da un momento all’altro ma sta di fatto che noi l‘ultima volta che abbiamo giocato è stato il 22 febbraio a Monza e addirittura il sabato abbiamo dormito a Bergamo proprio nella zona calda lombarda. Avevamo tutti un certo timore ma fortunatamente nessuno ha avuto problemi”.

Il futuro?

“Non so che dire. Il decreto della Federazione per le società di Lega Pro è di difficile attuazione. Fare tamponi ogni quattro giorni, analisi, organizzazione interna, trasferte, creerà difficoltà. Siamo in attesa delle decisioni degli organi competenti poi studieremo il da farsi come e quando nel miglior modo possibile”.

Il lavoro di un preparatore atletico in questa fase è particolare?

“Tutte le squadre saranno sullo stesso livello ed il valore aggiunto starà nella fortuna di avere un gruppo che, seppur individualmente, si è allenato bene. Se si inizierà di nuovo il punto chiave saranno gli infortuni. L’infortunio viene da una condizione atletica non ottimale e dopo due mesi a casa si capisce bene che a lungo andare potrebbe creare problemi. Più che trovare la perfezione nella condizione atletica troverei il modo per non avere infortuni muscolari. Neanche una sosta estiva è così lunga. In estate quando si arriva in ritiro manca l’intensità e la corsa specifica ma come mantenimento generale c’è. Ora questa cosa viene a mancare. Parlando di uno sport di squadra pure il discorso di allenare la specificità con la palla, gli aspetti tecnici individuali con esercitazioni collettive dovranno essere ripresi con celerità”.

Cosa hai consigliato ai tuoi giocatori?

“Corse con variazioni di velocità o intermittenti e per i lavori di forza esercizi individualizzati e specifici ricordandosi magari di quello che abbiamo fatto nei primi mesi di stagione al campo e in palestra. Poi sarà molto importante lavorare sulle carenze individuali di mobilità articolare e sui lavori di prevenzione agli infortuni, in quanto in caso di ripresa l’obbiettivo principale è cercare di limitare il più possibile appunto gli infortuni che potrebbero essere una conseguenza del fatto che è calata condizione fisica”.

Quando si riprenderà cosa pensi dell’idea di poter apportare più sostituzioni a gara in corso, anche se in LegaPro già ci sono 5 sostituzioni?

“Potrebbe aiutare però già noi siamo al 50%. Se si riprenderà e si giocherà una quantità di partite in tempi ristretti, e questo potrebbe creare problemi, al tempo stesso permetterà l’utilizzo di tutti gli effettivi a disposizione”

I giocatori come vivono il momento, cosa dicono?

“La situazione pesa a tutti, stare lontani dalle famiglie e dalle cose care pesa. Lo stress è mentale perché non si sa cosa accadrà domani e quando il problema è la salute è anche dura stabilire cosa fare. Questo rimandare pesa”.

Che esperienza hai vissuto ad Arezzo?

“Esperienza molto bella. Venendo da un anno di vittorie ad Arzignano in serie D personalmente ho bruciato le tappe. Per me era la prima esperienza. Ora ti posso garantire che la serie C ti fa vivere il calcio vero. La prendo come esperienza personale e come trampolino di lancio per traguardi migliori. Mi piace questo lavoro e sogno ad occhi aperti”.

Evasio Santoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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