Il ripescaggio appare ormai imminente. Due società nella stessa categoria: una segmentazione che divide le risorse, ma che può alimentare competitività e qualità
Jesi, 14 luglio 2026 – Jesi si prepara a ritrovare un derby cittadino in Serie B Interregionale.
Il ripescaggio della Taurus Basket Jesi appare ormai sempre più probabile e, salvo sorprese, dalla prossima stagione il campionato vedrà ai nastri di partenza anche la società guidata da Andrea Rachetta, già da tempo pronta a cogliere questa opportunità.
La presenza di due squadre nella stessa categoria rappresenta inevitabilmente un tema di discussione. Per una realtà delle dimensioni di Jesi significa dividere pubblico, sponsor, attenzioni e risorse, aspetti che possono rendere più complesso il percorso di entrambe. Allo stesso tempo, però, una concorrenza sana può trasformarsi in uno stimolo continuo, alzando il livello dell’organizzazione, della programmazione e delle ambizioni di due società chiamate a conquistare credibilità giorno dopo giorno.
Secondo le indiscrezioni, la Taurus punterà su un modello tecnico ben definito: quattro o cinque giocatori senior chiamati a garantire esperienza e solidità, affiancati dai migliori prospetti dell’Under 19 Eccellenza della Jesi Basket Academy. L’idea è quella di creare una continuità concreta tra settore giovanile e basket senior, permettendo ai ragazzi di misurarsi stabilmente con un campionato nazionale senza interrompere il proprio percorso di crescita.
Anche sul fronte della panchina iniziano a delinearsi le prime ipotesi. Il nome più accreditato è quello di Paolo Filippetti, tecnico che conosce profondamente l’ambiente Taurus e che potrebbe fare ritorno alla guida della prima squadra. Al suo fianco potrebbe esserci Christian Merani, già protagonista nell’ultima stagione con il settore giovanile della Jesi Basket Academy e sulla panchina del Chiaravalle in DR1, in un progetto condiviso tra attività senior e Under 19.
L’ufficialità del ripescaggio è ormai attesa a breve. Se tutto sarà confermato, Jesi vivrà una situazione particolare: due società, due identità e due modi di interpretare la pallacanestro nella stessa categoria. Una segmentazione che, inevitabilmente, porterà al confronto. E proprio da quella competizione, se gestita con equilibrio e visione, potrebbe nascere uno stimolo reciproco capace di alzare il livello di entrambe. Il derby, in fondo, non si gioca soltanto sul parquet.
Matteo Sebastianelli
©riproduzione riservata