Nella città di Federico II tutti gli sport di squadra, salvo rarissime eccezioni, sono in declino. L’importanza delle strutture sportive per ritornare a galla
JESI, 1 settembre 2023 – Dobbiamo farcene una ragione.
La fase di preparazione al prossimo campionato di Eccellenza ci sta consegnando una Jesina che dovrà sudare tanto per ottenere un obiettivo dignitoso di classifica, considerate le carenze tecniche, paragonata, sulla carta, agli squadroni ai quali tutti fanno riferimento: Montecchio, Tolentino, Macerata, Osimo, Sangiustese, Azzurra Colli, Montefano, Urbino.
Il calcio è chiamato a regalare emozioni, la Jesina nella sua storia ne ha regalate tante alla città ed ai suoi tifosi, ma in questo momento ci viene da dire che siamo di fronte ad una realtà con la consapevolezza delle proprie debolezze dove non c’è spazio per i desideri e sogni.
Il desiderio di vedere una squadra che lotti per il vertice della classifica è remoto ed illuminati dalla ragione dobbiamo prepararci ad una stagione per portare a casa il minimo indispensabile per costruire una classifica tranquilla cercando di evitare che il pallone, così meravigliosamente rotondo, si sgonfi e provochi un disastro.
La nostra è una visione, diciamo anche personale, che qualcuno può considerare come una polemica: magari con noi stessi e soprattutto con la percezione di tifoso.
Una verità oggettiva si lega alle evidenti, annunciate e dichiarate restrizioni economiche che la dirigenza ha comunicato. Il pensiero tifoso vorrebbe e vedrebbe volentieri la Jesina ancora tra i club dell’elite dell’Eccellenza marchigiana. Per cui, se un giocatore non viene a Jesi la colpa è della società. La realtà è che la Jesina in questo momento non appartiene all’elite dell’Eccellenza marchigiana. Dobbiamo considerarci periferia: in tutto e per tutto.
Una società di calcio, o di qualsiasi sport, per stare in corsa con i tempi, oltre alle risorse economiche necessarie e sufficienti per allestire un organico competitivo, deve avere anche le strutture. Jesi non ce l’ha, molte di quelle esistenti sono a ‘fine vita’, altre obsolete, altre ancora si tengono in vita con le chiacchiere, i vedremo, i faremo, i qualcuno ci penserà, e non si vede la luce in fondo al tunnel che possa far invertire la rotta. Di recente gli attuali dirigenti leoncelli hanno contattato un giocatore per farlo venire a Jesi. La prima domanda che il giocatore ha fatto è stata? Dove ci alleniamo? La risposta: al Comunale, ma se le condizioni non lo consentono nell’antistadio. Fine della trattativa.
Con queste premesse come si fa a ritornare in dimensione di top assoluta? In fatto di strutture è ovvio non è solo il calcio ad essere penalizzato. Agli inizi degli anni ’80 Jesi era la prima città, confrontata con le altre in provincia di Ancona, come rapporto tra qualità e quantità delle strutture sportive, praticanti ed abitanti. Oggi in classifica è fuori graduatoria alle spalle di centri più piccoli che la circondano ma che hanno fatto progressi ed investimenti come può essere ad esempio Maiolati (compresa Moie), Chiaravalle, Cupramontana, per non parlare di Ancona e Senigallia, alcuni dei quali, addirittura, ospitano nelle loro strutture le attività di società jesine.
Di certo la colpa non è delle strutture sportive, perchè va considerato anche che quel tessuto economico, produttivo, industriale, bancario, fatto pure di personaggi innamorati della loro Jesi, che tanto si era speso per portare la città di Federico II ai vertici nazionali dello sport di squadra, toccando in alcuni casi anche la serie A – calcio, basket, pallavolo maschile e femminile, calcio a 5 – oggi non esistono più.
Non sono abituato a fare la “cassandra”, scrivo queste cose con tanta delusione. Purtroppo ho capito che dobbiamo fare i conti con la realtà e che me ne devo fare una ragione.
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