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CALCIO AMARCORD/ Dalla Vigor Senigallia alla serie A: quelli che ce l’hanno fatta

Per il centenario rossoblù: Diotalevi che vince la Coppa Italia, Morganti che guida la difesa di un grande Catanzaro, Giorgetti che manda ko l’Inter

SENIGALLIA, 11 Giugno 2021 – Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della Vigor che cade in questo 2021, un capitolo revival dei momenti più importanti della storia societaria è stato dedicato dal Comitato organizzatore e dal suo factotum Giorgio Marcellini ai giocatori rossoblù che, partendo dalla Vigor, sono riusciti ad arrivare in serie A.

Non sono stati tantissimi, 3, anche se chi ce l’ha fatta ha poi avuto una carriera molto importante ai vertici.

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Il primo fu Alfredo Diotalevi, votato oltre 20 anni fa miglior numero 9 della storia vigorina: Diotalevi nel 1941, quando aveva 24 anni, segnò nella finale di Coppa Italia che il suo Venezia vinse contro la Roma: in quel Venezia occupava il reparto avanzato assieme niente meno che Ezio Loik e Valentino Mazzola, poi periti col Grande Torino a Superga.

Diotalevi, senigalliese, crebbe nella Vigor, poi esplose alla Jesina, fu pure capocannoniere in serie B e a fine carriera tornò alla Vigor tra il 1950 e il 1952.

Poi ci fu Gabriele Morganti, difensore senigalliese classe 1958, già – da sedicenne – nella Vigor che nel 1974 fu promossa in serie D: negli anni Ottanta ha militato in serie A con Como, Catanzaro (storico 8° posto in massima serie) e Cesena, poi ha anche allenato la Vigor.

Infine, Rodolfo “Dodo” Giorgetti, nato a Seregno ma senigalliese, classe 1971: giovanissimo del vivaio, segnò da diciassettenne uno dei più importanti gol della storia della Vigor, quello del 2-1 contro il Camerino che nello spareggio di Castelfidardo del 1989 evitò ai rossoblù – falliti durante il torneo – di retrocedere in Prima Categoria.

“Ricordo tutto benissimoracconta a Giorgio MarcelliniGiocavo nella Juniores e in un drammatico momento societario diversi giovani furono catapultati in prima squadra. Debuttai con mister Maurizio Marchini: al Camerino segnai nel primo tempo supplementare, su passaggio di Goldoni. Poi andai alla Primavera dell’Ancona”.

Da quel momento una scalata continua che lo vide arrivare in serie A con Bari e Lecce negli anni Novanta, riuscendo nell’impresa di venire apprezzato in due piazze tradizionalmente rivali: su youtube gira ancora una sua fuga sulla fascia destra con cross al centro per il compianto Masinga che segna il definitivo 2-1 in Bari-Inter nel 1998 al San Nicola.

“Ho avuto compagni e allenatori che mi hanno fatto crescere – sottolinea a Bari c’era un entusiasmo incredibile quando salimmo dalla B alla A e negli anni successivi. Esordii in massima serie contro il Parma nel 1997, dopo aver vinto la C2, la C1, la B”.

Insomma, facendo la gavetta, “dopo aver iniziato ad andare allo stadio da solo, ad 8 anni. Mio padre (scomparso alcuni anni fa) era comunque un grande appassionato e fu successivamente anche dirigente della Vigor”.

Riferendosi alla rete che si trova su youtube Giorgetti ricorda l’impressione nel giocare contro Ronaldo, “Il Fenomeno”: “era assolutamente immarcabile e infermabile in quell’Inter allenata da Gigi Simoni. Ripensando al Bari, è indelebile il mio ricordo del portiere Francesco Mancini, del centrocampista Klas Ingesson e del bomber Phil Masinga, che non ci sono più”.

Tre giocatori, nei rispettivi ruoli, anche per molti fantacalcisti di allora iconici di un calcio anni Novanta meno televisivo ma di certo più romantico (chi scrive ha avuto la fortuna di imbattersi nella semplicità del trascinante svedese Ingesson, trovando semplicemente il suo numero di telefono fisso in un elenco telefonico Telecom presente in un bar…) e che Giorgetti, a lungo loro compagno di squadra, non ha mai dimenticato.

 

Andrea Pongetti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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