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Jesina / Società-tifosi: pochi spiragli per rivedere le reciproche opposte posizioni

Alla nostra richiesta i tifosi hanno risposto: “i vostri risultati non valgono i nostri diffidati”. La società sta lavorando per stabilire un confronto e trovare la giusta mediazione

JESI, 31 ottobre 2024 – La frattura è ancora netta ma sperare e lecito.

Nei giorni scorsi abbiamo provato a sondare il terreno, cercando pure di provocare, e cercando di riportare alla luce un argomento, il rapporto tra società e tifoseria, dopo la retrocessione in Promozione; dopo tutte le critiche, alcune anche pesanti, che ne sono venute appresso; dopo le denunce ed i daspo; dopo tutti i distinguo e le prese di posizione nette, chiare e precise, che ogni gruppo organizzato della curva della Jesina aveva chiaramente scritto ed applicato.

A proposito di denuce e Daspo va sempre chiarito che le due cose non sono legate l’una all’altra nel senso che i Daspo sono la conseguenza di comportamenti denunciati direttamente dal personale delle forze dell’ordine.

Anche sulle denunce, ci risulta, sembrano essere in via di archiviazione.

In sostanza però il risultato finale che al momemento si deve registrare: curva vuota e mai più al seguito di questa Jesina.

Il perché? Secondo i tifosi la società non li rappresenta più. Di fronte ad un Carotti desolatamente vuoto ma di fronte anche ad una squadra che comunque dimostra di essere in grado di far bene e di avere tutte le carte in regola per provare a ritornare in Eccellenza pensavamo di smuovere le coscienze sportive e magari aprire qualche spiraglio al ripensamento. Va sottolineato, senza ombra di smentite, che la società sta facendo di tutto, sul piano sportivo, almeno questa è l’impressione, supportata dai fatti, sia dal punto di vista organizzativo che finanziario, per riconquistare immediatamente la categoria.

La risposta però dei tifosi è stata determinata ed inequivocabile. “i vostri risultati non valgono i nostri diffidati”.

Della serie, nessuno margine per le riconsiderazioni. Anche se, tramite social, qualche tifoso, sicuramente ha provato a tirare il sasso: “Comunque fuori casa si potrebbe sempre andare, al presidente non entrerebbe niente e si tifa solo per la maglia”; “andare fuori casa senza fare il tifo per la maglia, senza fare contestazione alla società, senza dedicare un coro agli ultras scomparsi e senza dedicare un coro a chi è diffidato… lo trovo per la mia mentalità e modo di vivere lo stadio inutile e senza senso. Poi se uno vuole puoi andare… andarci ci mancherebbe”; “fà un male cane disertare quello stadio che è sempre stato la seconda casa di tanti jesini! Fa’ ancora più male pensare che negli ultimi due anni (i peggiori della storia leoncella) la curva si era ripopolata di giovanissimi e vecchi ritorni, una marea di promesse da una società ridicola. A me dispiace per i giocatori, questo sì, essere incitati e sostenuti è il cuore pulsante di ogni partita. Ci hanno fatto sprofondare, uno scempio ogni campionato.. qualsiasi cervello normodotato sa che quando BASTA, BASTA”.

Noi ci abbiamo provato e ci riproveremo.

Dispiace anche a noi che da 54 anni seguiamo e scriviamo di Jesina essere testimoni di questa situazione mai vista.

Ma qualcosa, ripetiamo, bisogna fare! Avevamo scritto che, ovviamente, spetta alla società fare il primo passo, e che serve parlarsi perché è l’unico modo per risolvere ogni problema. Ad onor del vero qualcuno della società ha provato e sta provando a coinvolgere rappresentanti dei gruppi organizzati per discutere apertamente e proporre loro una sorta, diciamo, di mediazione, di confronto, per uscire da questo impasse e trovare una soluzione.

D’altronde è vero che la Jesina è una società giuridicamente in mano a privati, sempre è stato così, ma è altrettanto notorio ed assodato che il maggior club calcistico di Jesi è patrimonio della città perchè a livello sportivo ha scritto una storia importante nei 97 anni di vita dando al calcio nazionale rappresentanti che hanno giocato in serier A e B e vinto pure scudetti.

Avevamo anche scritto che dalla parte dei tifosi serve una risposta: l’alternativa non può essere quella di disertare il Carotti a vita.

I tifosi hanno risposto, la società, come detto, prova a fare i propri passi. 

©riproduzione riservata

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