Il tecnico milanese, protagonista di un incredibile Scudetto sulla panchina del Verona, conquisto una storica promozione in C/1 col Fano nel torneo 1978/79

VALLESINA – 18 luglio 2026 – Ha destato molta commozione la scomparsa di Osvaldo Bagnoli, tecnico stimatissimo nel panorama calcistico italiano.
Persona semplice, ma al tempo stesso determinata e vincente, protagonista di un calcio profondamente diverso da quello di oggi, fu calciatore prima e tecnico successivamente.
Cresciuto nelle giovanili del Milan, Bagnoli militò poi nel Verona, nell’Udinese, nel Catanzaro, nella Spal e tornò ad Udine prima di chiudere il percorso da giocatore nel Verbania.
Smessi i panni da atleta, Bagnoli iniziò una brillantissima carriera da allenatore proprio nel Verbania, per proseguire sulle panchine di Solbiatese, Como, Rimini, Fano, Cesena, Verona, dove conquistò un incredibile Scudetto nel 1985, Genoa ed Inter.

Osvaldo Bagnoli ai tempi del Fano (foto libro “Il Volo dell’Aquila”, Geo Edizioni)
Proprio Fano fu una tappa importantissima del suo percorso, perché dalla città rivierasca ripartì il suo cammino dopo l’esperienza in B al Rimini.
I granata, allora in Serie C/2, allestirono una formazione di tutto rispetto per essere protagonisti.
I pronostici, grazie anche all’operato del tecnico milanese, furono ampiamente rispettati, col Fano che staccò tutti all’arrivo conquistando una storica promozione in Serie C/1 con ben 49 punti davanti all’Anconitana, ferma a 40, anch’essa salita in terza serie.
Nell’epoca dei 2 punti, un risultato davvero straordinario, che rilanciò Osvaldo Bagnoli che tornò in B col Cesena dove ottenne successivamente un quarto posto ed un terzo piazzamento che valse la A per i romagnoli.
Successivamente, il passaggio al Verona, allora in B, la tappa più importante della sua carriera. Con gli scaligeri ottenne subito una promozione in Serie A iniziando un percorso incredibile che lo avrebbe portato pochi anni dopo a raggiungere un traguardo impensabile, lo Scudetto.
Di quella formazione faceva parte anche Sergio Spuri, portiere fabrianese che si guadagnò la massima serie dopo ottimi tornei da giovanissimo con l’Anconitana. Una sola presenza per lui, da vice-Garella, nella partita finale di Bergamo in cui i gialloblù festeggiarono il tricolore.

Il portiere fabrianese Sergio Spuri ai tempi del Verona con cui fu Campione d’Italia (foto Wikipedia)
Per Spuri poi, dopo 3 anni a Verona, un importante percorso come secondo sempre in A anche ad Udine e, successivamente, di nuovo da protagonista e titolare, con le maglie di Jesina, Chieti, L’Aquila, Gualdo, Vis Pesaro e Maceratese.
E proprio Sergio Spuri ci ha lasciato un suo ricordo personale: “Osvaldo Bagnoli è stato uno degli allenatori più bravi d’Italia e in quegli anni in cui il Verona vinse lo scudetto, rosa di cui facevo parte, era un allenatore dei principi semplici molto all’avanguardia. Diceva sempre che i giocatori vanno messi al posto giusto per farli rendere al massimo e devo dire che c’è riuscito ampiamente. Allo stesso tempo era un uomo straordinario che difendeva sempre i suoi giocatori e, se alzava la voce, lo faceva solo per difenderli oppure per difendere il Verona dai poteri più forti o dalle squadre più importanti. Allo stesso tempo era una persona molto mite, un amico, una persona con cui potevi parlarci di tutto e ci aiutava molto anche con i suoi consigli nella nostra vita privata. Resterà uno degli allenatori più cui sono stato sempre legato negli anni in cui ho fatto il calciatore”.
Bagnoli invece continuò la propria carriera col Genoa in cui ottenne uno storico quarto posto proprio nel torneo 1990/91, proprio nell’anno dello Scudetto vinto dai cugini della Samp. Nella stagione successiva, il suo Genoa raggiunse una storica semifinale di Coppa Uefa con l’Ajax che ebbe la meglio. Infine, il passaggio all’Inter, dove raggiunse un secondo posto prima di essere esonerato nella stagione successiva, la sua ultima.
Un personaggio che, siamo sicuri, mancherà e non poco in un calcio gridato che sta perdendo i suoi vecchi valori col passare degli anni.
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