Pugilato
Amarcord / Il 10 agosto 1966 allo stadio di Senigallia una riunione che fece la storia della boxe italiana
In un Comunale gremito il neocampione del mondo Sandro Lopopolo batte il tedesco Klein, ma è un altro match a rimanere nella storia: l’anconetano Massimo Consolati sconfigge per il titolo italiano il mito Bruno Arcari, per ferita: da quel giorno “l’imbattibile della boxe italiana”, oggi 84 anni, non perderà più dominando in Europa e nel Mondo fino al ritiro
SENIGALLIA, 10 Agosto 2026 – Esattamente 60 anni fa, il 10 agosto 1966, le Marche ospitavano uno degli incontri che hanno fatto la storia del pugilato italiano.
In uno stadio Comunale di Senigallia, ora Bianchelli, gremito come allora capitava spesso nella boxe, l’Accademia Pugilistica Senigallia, gloriosa società tutt’ora presente che allora poteva vantare campioni come Giorgio Mancinelli e Sergio Mencarelli e un manager di fama internazionale come Silverio Gresta, organizzava due attesissimi incontri di pugilato, con tanto di diretta serale Rai.
Sul ring allestito nello stadio, il campione del mondo Sandro Lopopolo superava il tedesco Klaus Klein nei superleggeri: Lopopolo, mito del pugilato italiano, appena quattro mesi prima aveva conquistato il titolo mondiale, soltanto settimo italiano a riuscirvi, al Palasport di Roma, battendo il venezuelano Carlos Hernandez, e prendendosi le prime pagine dei giornali nazionali.
Allora, la boxe, ci finiva spesso, anche più del calcio.
Quello di Senigallia contro il campione nazionale tedesco Klein fu il secondo incontro disputato da campione del mondo per Lopopolo.
Ma nella riunione con ben 5 incontri totali in programma, a passare alla storia fu il match tra Bruno Arcari e Massimo Consolati, pugile anconetano scomparso nel 2022.
Arcari, uno dei più grandi, se non il più grande pugile italiano di tutti i tempi (parere condiviso da molti critici) aveva appena partecipato alle Olimpiadi di Tokyo 1964, vinto due titoli mondiali militari e i Giochi del Mediterraneo, nei leggeri.
A Senigallia incappò, con in palio il titolo italiano, nella seconda e ultima sconfitta di una carriera gloriosa e in piena ascesa, chiusa con 70 vittorie e 2 sole sconfitte e ben quattro anni consecutivi da campione del mondo (1970-1974) con ben 9 difese del titolo vittoriose prima di lasciare la categoria per problemi di peso, ritirandosi poi nel 1978.
Poco prima di Senigallia, l’11 marzo 1966 a Roma, Arcari aveva battuto ai punti in dieci riprese l’ex campione del mondo dei pesi leggeri, il quarantenne Joe Brown, considerato uno dei più forti pesi leggeri di tutti i tempi.
Dopo 10 vittorie consecutive, il 10 agosto 1966, a Senigallia, Arcari sfidò Massimo Consolati per il titolo italiano dei superleggeri, lasciato vacante proprio da Sandro Lopopolo che si era dedicato al Mondiale.
Il pugile classe 1942 fu raggiunto da un gancio destro dell’avversario che gli aprì una copiosa ferita.
Si giunse con scambi continui sino alla nona ripresa quando l’arbitro chiamò il medico per verificare la consistenza della ferita subita dal pugile di Atina, nel Lazio.
Il medico non se la sentì di mettere a rischio l’incolumità di Arcari, pur essendo questi in netto vantaggio.
L’arbitro allora interruppe l’incontro per ferita, dando la vittoria per Ko al 10º round a Massimo Consolati.
Così racconta l’episodio Gabriele Fradeani su Boxering.fpi.it
“Alla vigilia di questo match nessuno avrebbe rischiato un centesimo per la vittoria di Consolati ed anche i suoi fans più agguerriti, e nelle Marche erano in parecchi, si aspettavano una prova dignitosa dal loro pupillo ma niente più.
In effetti sul ring, fin dalle prime battute, Arcari imponeva la sua indubbia migliore classe su un avversario indubbiamente volenteroso e mai domo che lo obbligava a dare il meglio di se.
Alla quinta ripresa il fattaccio: su uno scambio a media distanza il gancio destro di Consolati raggiunge il sopracciglio sinistro di Arcari che si spacca.
Un colpo pulito che non genera alcuna perplessità sulla sua regolarità ed il match va avanti ma da subito appare segnato perché la ferita si presenta drammaticamente ampia.
La battaglia a quel punto si fa ancora più dura con l’anconetano che ora ha una chance e Arcari che tenta di chiudere.
Match incandescente che accontenta il pubblico ed infiamma i fans marchigiani che vedono la possibilità di fregiarsi del titolo nazionale.
Si giunge fino alla nona ripresa con scambi continui fino a quando l’arbitro Talarico, allarmato dalle condizioni del sopracciglio del genovese (d’adozione), era costretto a chiedere l’intervento del medico che scuoteva la testa e si rifiutava di avallare il proseguimento di un combattimento che era diventato pericoloso per l’integrità di Arcari”.
Il medico di quel match era Lucio Massacesi, senigalliese conosciutissimo, amante dello sport, recentemente scomparso.
Quattro mesi dopo fu allestita la rivincita a Genova, di fronte a un pubblico favorevole allo sfidante, che era andato a vivere nel capoluogo ligure.
Arcari conduceva nettamente l’incontro ma, all’8º round, una nuova ferita sul sopracciglio destro dello sfidante richiese l’intervento del medico.
Stavolta, però, l’arbitro decretò la squalifica di Consolati, assegnando ad Arcari la cintura italiana dei pesi superleggeri.
Il campionissimo nativo del frusinate aveva come unico punto debole proprio le sopracciglia: anche la sua unica altra sconfitta, addirittura nel primo incontro della carriera da professionista, era avvenuta infatti per ferita, contro Franco Colella.
Si sottopose quindi a un primo intervento di chirurgia plastica alla palpebra e al sopracciglio destro.
Il 7 maggio 1968 incontrò a Vienna, di fronte a quindicimila spettatori avversi, l’idolo locale Johann Orsolics, per la cintura europea detenuta dall’austriaco, vincendo.
Da lì Arcari non si sarebbe più fermato, dominando per anni in Europa e nel Mondo e ritirandosi di fatto da imbattuto, se si escludono le due sole sconfitte subite per ferita: quella al debutto da pro, e soprattutto quella di Senigallia, l’unico ko con un palio un titolo, quando Arcari era già un pugile affermato.
Di fatto quel 10 agosto 1966 a Senigallia, in un Comunale gremito, si verificò l’unico vero ko di una leggenda del pugilato italiano e mondiale.
Arcari sarebbe tornato a Senigallia nel 1999 con altri campioni di boxe come Nino Benvenuti, per una serata allo Shalimar organizzata dall’ex pugile e promoter Miro Riga.
“Tutta la sua carriera è stata caratterizzata da una suggestiva, ma spesso fraintesa ricerca della coerenza: da uno struggente bisogno di semplicità, di cose umili, vere.
Ecco come e perché il più grande dei nostri pugili è risultato il meno applaudito.
Non avendolo molto amato, la gente lo ha subito dimenticato; avendolo dovuto sopportare, molti critici non lo hanno più cercato.
Bruno Arcari è rimasto nei suoi silenzi e nelle sue abitudini, ma è stato, nella storia moderna del nostro pugilato, l’unico imbattibile”.
(Franco Dominici su Bruno Arcari)
84 anni, dal 2022 l’ex pugile ha ricevuto un vitalizio come ex sportivo italiano illustre che versa in stato di particolare necessità.
Dal 2015, il nome di Bruno Arcari è stato inserito ancora in vita e per sempre su una mattonella della Walk of Fame di Roma, tra i primissimi assieme ad altri 99 miti di ogni disciplina dello sport italiano.
Nelle foto nell’ordine, Bruno Arcari, Massimo Consolati e Sandro Lopopolo
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