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Calcio

Seconda Categoria / Villa Strada, i gemelli Roberto e Simone Gagliardini si raccontano: l’intervista doppia

L’intervista esclusiva di Vallesina.TV ai due gemelli di San Vittore di Cingoli, che vestono il gialloblù dalla stagione 2011-2012

CINGOLI, 2 luglio 2024 – I gemelli Simone e Roberto Gagliardini sono il Villa Strada, il Villa Strada è i gemelli Gagliardini. I due centrocampisti, nati nel 1990, giocano in gialloblù da ben 13 stagioni e stanno per iniziare la loro 14^ annata con la stessa maglia. Entrambi, cingolani doc e precisamente della frazione San Vittore, non hanno mai lasciato il cub della frazione a nord di Cingoli, nonostante le offerte di club di categorie superiori per amore della società gialloblù.

Li abbiamo intervistati, chiedendo loro di non confrontarsi nelle risposte. Simone ci ha mandato il vocale con le risposte alle 14.32 del 25 giugno, mentre Roberto ci ha risposto circa tre ore prima, alle 11.43. Come potrete leggere, però, pur non sentendosi condividono molti temi proposti nell’intervista.

Chi sono i gemelli Simone e Roberto Gagliardini

Simone e Roberto Gagliardini sono nati il 15 novembre 1990 e sono cresciuti nel settore giovanile della San Francesco Cingoli, per poi debuttare in Eccellenza con la Cingolana nel 2008-2009. Roberto ha giocato 19 partite in biancorosso nel massimo campionato regionale, mentre Simone non è riuscito a fare il suo ingresso in campo, rimanendo comunque nel gruppo squadra. Per un cingolano, dunque, Roberto Gagliardini non è il giocatore professionista ex Atalanta e Inter ora il Monza, ma il 34enne di San Vittore.

Dal 2010-2011 giocano insieme, iniziando il percorso condiviso all’Ediartis Cingvlvm, in Seconda Categoria. La storia d’amore con il Victoria Strada prima e con il Villa Strada poi è nata nel 2011-2012: da allora non hanno mai cambiato maglia e inizieranno (forse) nel 2024-2025 la 14^ stagione con i colori gialloblù, con un curriculum che parla di due promozioni (dalla Terza alla Seconda, 12-13 e 23-24) e la storica finale play-off di Seconda Categoria del 12 maggio 2019, con il pareggio per 1-1 contro la Falconarese. Fatto questo necessario cappello introduttivo, passiamo alle domande che abbiamo posto ai due calciatori.

Roberto Gagliardini

Domanda –  Da diverse stagioni giocate nel Villa Strada. Cosa vi spinge a rimanere per così tanto tempo nel club?

Roberto: “Sono 13 anni che siamo a Villa Strada, molti per un calciatore. Perché? Abbiamo creato una famiglia di amici, sia in società che con i giocatori. Più passano gli anni e più la sentiamo una cosa nostra, ci affezioniamo sempre di più. Tutte le stagioni ci arrivano richieste di altre squadre, siamo stati in dubbio specialmente in due-tre occasioni, anche con proposte economiche che la società villastradese non può sostenere, vista la politica di non rimborsare i giocatori. Abbiamo sempre scelto con il cuore di rimanere qua, perché siamo troppo affezionati a tutto l’ambiente.

Andare via ci farebbe quasi male. Non abbiamo mai guardato né categoria, né il portafoglio. Il Villa Strada ha quei valori in cui credo e che sono troppo importanti per me. Al giorno d’oggi questi principi stanno scomparendo, si guarda troppo ai soldi e all’interesse personale. Poi, lavorando insieme in un’azienda (jesina, che offre un servizio di riparazione frigoriferi, ndr), andare a giocare in categorie superiori avrebbe rappresentato un impegno che non so se saremmo riusciti a portare avanti.

Simone: “Siamo rimasti sempre a Villa Strada per il gruppo, per lo spogliatoio che si è creato. Tutte le persone che hanno giocato qui lo possono testimoniare: siamo tutti uniti e soprattutto si è creata una grande amicizia tra tutte le componenti della società. Stiamo bene insomma: tutti gli anni arrivano offerte da altri club, ma diamo priorità al lavoro, dato che quello che facciamo non abbiamo molto tempo a disposizione. Giochiamo per puro divertimento e per passione, non abbiamo altri scopi. Personalmente non ho mai preso un soldo per giocare a calcio”.

D – Quella della passata stagione è stata una promozione storica per la società. Secondo voi quale è stato il momento decisivo?

Roberto: “La passata stagione è stata strana, perché abbiamo dovuto ricominciare dalla Terza Categoria non per demeriti nostri a livello di squadra, ma perché purtroppo è stata rifondata la società. Quindi, per forza e per volontà, siamo ripartiti dalla Terza: per come avevamo cominciato, tra amichevoli e Coppa Marche, non pensavamo proprio di poter arrivare a fare quello che abbiamo fatto alla fine dei play-off. Abbiamo fatto un inizio di stagione pessimo, eravamo pochi e avevamo tanti problemi.

Siamo stati bravi, però, a risalire piano piano e a metterci nelle prime posizioni. Credo che il momento decisivo è stato alla fine del girone d’andata, con 9 risultati utili consecutivi con 8 vittorie. Ci siamo resi conto che potevamo lottare per vincere per tornare in Seconda Categoria. Voglio ringraziare la nuova società, e in particolare alcuni dirigenti: ha fatto sacrifici e ha creduto in noi, tutti sono stati presenti e ci hanno aiutato in questo cammino. Ripartire da zero non era facile e si sono impegnati tantissimo”.

Simone: “Non la ritengo una promozione storica, credo che ci siamo ripresi solamente quello che meritavamo, il posto dove dobbiamo essere. Non eravamo retrocessi in Terza Categoria e a livello di squadra non dovevamo fare quel campionato, ma i problemi societari ci hanno costretto a ricominciare da lì. Non per demerito dei giocatori e della squadra”.

D – A Villa Strada sarà sempre ricordato Feliano Pigliapoco per il suo impegno nella vecchia società. Come lo ricordate? Potete raccontarci un episodio su di lui?

Simone: “Felo (soprannome dello storico presidente, ndr) è stato un’icona del Villa Strada, perché tutto è nato grazie a lui principalmente. Parlando a nome della stragrande maggioranza dei calciatori gialloblù, non ci potevamo mai lamentare di lui: non ci ha fatto mai mancare niente, dalle cene, alle visite mediche da sostenere, prenotate e sostenute spesso a loro spese.

Non percepiamo un rimborso spese, ma la società tutt’ora si prende cura di noi pagando le sedute di fisioterapisti e visite aggiuntive. Feliano c’è stato sempre per la squadra, la sua scomparsa ci ha dato un grosso dispiacere. Tra l’altro era sempre un festaiolo quando mangiavamo insieme, era sempre presente al campo e scherzava con noi. Era un personaggio ed era sempre un piacere trascorrere del tempo con lui”.

Roberto: “Ho un bel ricordo di Feliano, perché come presidente non ci ha fatto mai mancare niente: se poteva ci trovava lui anche il pulmino per andare a far festa a fine stagione (ride, ndr), ci portava a cena ogni volta che poteva. Ho avuto parecchi infortuni, anche piuttosto gravi, e Feliano tutte le volte mi chiedeva come stavo, come procedeva la convalescenza, se poteva aiutarmi con le visite, eccetera eccetera. Personalmente, dunque, non mi ha fatto mai mancare assolutamente niente ed è questa la cosa che ricordo con più piacere”.

Simone Gagliardini

D – State seguendo il Calciomercato? Quali possono essere le squadre più accreditate del possibile girone della Vallesina per la vittoria del campionato?

Simone: “Sinceramente non sto seguendo molto il Calciomercato delle altre squadre, anche se so che il Cupramontana si sta rinforzando. Le squadre principali per la vittoria del campionato sono sempre le stesse, cercando di capire se l’Argignano verrà ripescato o meno in Prima Categoria”.

Roberto: “Non saprei come rispondere perché non seguo per nulla, non mi interessa molto. Però posso dire alcune squadre che credano possano far bene: l’Argignano fa bene tutti gli anni e sono parecchi anni che lotta per la promozione; il Cupramontana, che quest’anno proverà sicuramente a fare qualcosa in più rispetto a questi ultimi anni deludenti”.

D – Che obiettivi ha il Villa Strada per la prossima stagione 2024-2025?

Simone: “Puntiamo a salvarci, sperando di trovare giovani che abbiano voglia di giocare, anche per noi cominciamo ad essere un po’ datati e acciaccati (ride, ndr). Personalmente, infatti, sto pensando al mio futuro e se continuare a giocare, ma in quel caso l’obiettivo principale sarebbe la salvezza”.  

Roberto: Puntiamo alla salvezza, non possiamo puntare a qualcosa in più per il momento. La politica societaria non prevede rimborsi spese e di giocatori se ne trovano sempre meno. Quindi per il momento l’obiettivo è la salvezza tranquilla, poi si vedrà”.

D –  Che sensazione provi a giocare con tuo fratello gemello?

Simone: “Giocare con Roberto sicuramente è sempre particolare. Ci facciamo forza a vicenda e ci sentiamo più completi quando giochiamo insieme. Basta che manca uno di noi due e sembra come se manchi la tua spalla destra, specialmente nei primi anni della carriera. Senza dubbio è una bella sensazione: ci si fa forza tra compagni, è vero, ma tra gemelli il legame è ancora più forte”.

Roberto: “Da gemelli sul calcio abbiamo sempre deciso insieme. Le proposte che ci sono arrivate, tra l’altro, ci sono arrivate a tutti e due, non solo a uno o all’altro: ci hanno sempre chiamato in coppia. Abbiamo sempre giocato insieme, da quando eravamo piccoli, a parte due-tre anni alla Cingolana ai tempi della vecchia società. Per me è facile giocare con Simone: ci capiamo al volo, ci cerchiamo in campo, non saprei nemmeno come descrivere questa sensazione a parole. Tra l’altro gioco più tranquillo perché so che c’è lui con me nel rettangolo verde.

Mi fido ciecamente: certo, ho fiducia anche dei miei compagni, ma con lui è diverso, c’è tutto un altro tipo di rapporto. Hai sempre una spalla: non sei solo una persona, è come se fossimo due persone legate che non si sdoppiano. Anche se non lo vedo in campo, so la sua posizione e ci cerchiamo molto, anche nelle partite più maschie.

Anche mentalmente, giocare insieme o da solo fa parecchia differenza, sia per me che per lui. Tanti da fuori ci dicono che quando stiamo in campo contemporaneamente ‘facciamo paura’ per come ci intendiamo, quando manca uno dei due si vede la mancanza dell’altro. Per essere completi, dobbiamo giocare insieme. Nelle partitelle di allenamento ci mettono sempre tutti contro e ce le diamo di santa ragione, quando eravamo piccoli ci scontravamo sempre a livello fisico. Se stiamo insieme, però, siamo come se fossimo una persona sola. Se in partita uno dei due subisce un brutto fallo, ha la sensazione di averlo ricevuto anche l’altro che in realtà non è stato coinvolto nell’azione. Quando ci facciamo male, sia io che lui siamo i primi ad avvicinarci per verificare le condizioni dell’altro”.

Giacomo Grasselli

©riproduzione riservata

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