L’ex portiere di Spezia, Venezia, Inter e Perugia, torna nella Scuola Calcio “Roberto Mancini” per far crescere i futuri numeri uno, curando anche i rapporti con le società professionistiche
VALLESINA, 18 luglio 2023 – Ex portiere professionistico, Andrea Mazzantini vanta una lunghissima carriera iniziata a La Spezia, sua città natale, con la locale formazione del Canaletto, proseguita poi con le maglie di Pro Patria, Sarzanese, Livorno, Spezia, Venezia, Inter, Perugia e Siena, prima di appendere le scarpette al chiodo.
Terminata l’esperienza agonistica, Mazzantini si è dedicato alla cura ed alla preparazione dei portieri in vari settori giovanili: Ancona, Junior Jesina, Milazzo, Perugia, Triestina, Ascoli e, dalla prossima stagione, di nuovo alla Junior Jesina, Scuola Calcio “Roberto Mancini”.

Perugia 2000/ 2001
Oltre 270 presenze da calciatore professionista, di cui circa 100 in serie A.
Fiore all’occhiello della Scuola Calcio del Presidente Sirio Tantucci e del Direttore Sportivo Marco Cerioni, l’ex portiere svolgerà il ruolo di Responsabile Area Portieri, con delega ai rapporti con le società professionistiche.
Andrea, come è nato il Suo primo contatto anni fa con la Junior Jesina e come si è materializzato invece il Suo ritorno?
«Il primo contatto è nato anni fa quando mi chiamò l’allora Responsabile Tecnico Ugo Coltorti per cercare una figura che curasse il reparto dei portieri, e da lì è nato tutto. Smesso con il calcio giocato infatti, ho iniziato ad occupami della preparazione dei portieri con l’Ancona, dove mi chiamò l’allora Presidente Ermanno Pieroni, già mio Direttore Generale al Perugia. Pian piano poi, il mio lavoro è stato apprezzato ed alcuni ex compagni di squadra mi hanno proposto di seguirli nelle loro esperienze da tecnici. Ho avuto così, l’opportunità di lavorare a Trieste con Mauro Milanese allora Direttore Generale e Cristian Bucchi allenatore, e ad Ascoli, seguendo ancora Bucchi. Adesso, visto che non sono più giovanissimo, avevo voglia di fermarmi un po’ ed è arrivata la nuova chiamata della Junior Jesina da parte del Presidente Sirio Tantucci, che mi ha fatto molto piacere. La dirigenza è composta da persone molto serie, dallo stesso Presidente Tantucci al vice Marco Lorenzetti sino all’Amministratore Delegato Simone Morici. Lavorare con persone così non può che essere uno stimolo per far bene. Non vedo l’ora di iniziare, sperando di tirar fuori nuovi Buffon».
Quali sono i compiti specifici che le sono stati assegnati dalla società? Ricorda alcuni portieri che ha allenato?
«I compiti sono gli stessi della mia prima esperienza. Mi occuperò dell’allenamento dei portieri, cercando di tirar fuori qualche ragazzetto, dandogli delle opportunità come è successo a me da giovane. Oltre al lavoro sul campo, curerò anche i rapporti con varie società professionistiche. Noi proviamo a dare delle opportunità ai ragazzi, poi starà sempre a loro sfruttarle. Tra i giovani allenati, ricordo ad esempio Simone Tavoni, poi alla Jesina, Simone David, passato al settore giovanile della Fiorentina e Federico Gagliardini, con esperienze alla Primavera della Juve».
Quali sono le differenze tra i giovani portieri di oggi e quelli della sua generazione?
«Dai tempi in cui giocavo io è cambiato tanto. Bisognerebbe ora fare un connubio tra la mia generazione e quella di oggi, aggiornandole e prendendo magari la parte migliore delle due, mettendoci dentro un qualcosa di nuovo. In questi ultimi anni si è tralasciata la tecnica. Oggi inoltre, si lavora molto anche con i piedi, visto il portiere è diventato un po’ l’ultimo difensore. Nella mia carriera ho avuto grandi preparatori, ed ho cercato di apprendere qualcosa da ognuno di loro, aggiungendoci sempre un po’ del mio. I ragazzi vanno ora allenati a 360°, anche a livello tattico. Una volta poi, c’erano meno distrazioni, si andava in strada e si giocava a pallone. La strada era una palestra. Oggi sono cambiati i tempi, ed occorre lavorare anche sulla parte atletica e coordinativa. Diciamo che è diventato tutto un po’ più difficile».
Una carriera lunghissima che ha toccato anche una serie A di altissimo livello negli Anni ’90. Quali sono i Suoi ricordi più belli?
«Il mio percorso mi ha lasciato ogni anno qualcosa. Non rinnego niente. Di cose belle ne sono capitate tantissime, come la vittoria della Coppa Uefa con l’Inter, in una squadra che vedeva allora giocatori come Pagliuca, Ronaldo, Djorkaeff, Zanetti, solo per citarne alcuni. A Perugia poi, è arrivata la consacrazione. Nell’Inter avevo il ruolo di secondo, mentre a Perugia ho giocato titolare. La mente va subito a quel 14 maggio 2000, giornata in cui con la nostra vittoria perse lo Scudetto la Juventus. Ebbi anche la fortuna di giocare delle ottime partite proprio contro le grandi squadre. A Perugia mi hanno amato molto e conservo bellissimi ricordi, indimenticabili».
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