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Jesi / Calcio Giovanile, Stefano Belardinelli: “abbiamo molto da imparare dalle realtà estere”
Intervista esclusiva al tecnico jesino esperto della materia. Ritiene che prima va formata la persona poi il calciatore per incrementare qualitativamente il calcio giovanile a partire dalla formazione degli allenatori
JESI, 29 giugno 2023 – Giovani e sport: a che punto siamo ad oggi nel panorama del calcio locale e nazionale? Quali sono le insidie cui far fronte e perché fin troppo spesso molti ragazzi dei settori giovanili non riescono di fatto ad emergere fino ad arrivare protagonisti nelle prime squadre?
Ne parliamo assieme a mister Stefano Belardinelli, jesino doc classe 1961, con alle spalle anni di esperienza nel settore ed attuale allenatore del settore giovanile under 15 della Vis Pesaro.

Partiamo dal principio: che tipo di vincolo ha Stefano Belardinelli con il calcio?
”Attualmente essendo ad un passo dalla pensione, finalmente posso dedicarmici h 24, la mia più grande passione da quando sono nato, prima da giocatore poi da allenatore dall’età di 30 anni. Da tanti anni partecipo agli stage di formazione fino arrivare ad oggi dove ho la possibilità di mettere a disposizione le competenze ed esperienze maturate negli anni. Ritengo di aver lasciato tracce importanti sia nei settori giovanili che nelle prime squadre. Negli ultimi anni mi sono dedicato di più ai primi dove ritengo ci sia maggiori possibilità di esprimere la propria metodologia, frutto anche delle esperienze formative vissute all’estero”.
Vivendo il calcio in prima persona da decenni quali cambiamenti ha notato nel corso del tempo in particolare verso i più giovani?
”La prima differenza che a pelle mi viene da dire è l’interesse da parte dell’ambito familiare. Quindi una più forte presenza dei genitori che oggi seguono e si interessano molto di più dei ragazzi. Soprattutto nelle categorie dilettanti danno un forte contribuito, ma dall’altro noto pure forti aspettative che poi non sempre si concretizzano. Nel calcio ci sono delle regole ben precise da rispettare e sacrifici da fare. Quello che manca un po’, credo, sia l’umiltà: i sacrifici delle volte li vedo come chi regolarmente macina chilometri per andare ad allenarsi, però è l’attitudine che fa la differenza e in questo riconosco che sta anche a noi allenatori dare il giusto imprinting nel far rispettare le regole”.
Parliamo della realtà locale, la Jesi: ci sono tre settori giovanili (solo di alcune ore fa l’accordo tra la Jesina e la Junior Jesina; ndr – leggi qui…) in concorrenza tra loro con relativamente pochi talenti che arrivano in prima squadra. Come vede la situazione?
“La realtà jesina rispecchia in piccolo la situazione che regna in altre città. Nello specifico, bisogna pure dire che Jesi ha vicino Ancona, capoluogo di regione e ancora un forte polo di attrazione che in parte ne penalizza la crescita numerica. A Jesi forse mancano le idee ma credo che potenzialmente le tre società attuali abbiano le capacità necessarie per elevare le qualità dei propri tesserati. Occorre inoltre una buona dose di pazienza, l’ambito giovanile è una semina a medio/ lungo termine. Si sta già facendo molto ma sarebbe bello vedere in futuro una sinergia tra tutte e tre le società per una maggiore qualità e quantità a disposizione della prima squadra. Mi auguro tanto che Jesi possa tornare ad essere un punto di riferimento”.
Quale idee suggerirebbe a proposito?
“Lavorare sulle strutture e l’organizzazione in primis. Di persone con le giuste competenze ce ne sarebbero e pure altri come me che operano all’esterno potrebbero contribuire, ma le prime due cose citate sono le più carenti ad oggi seppur con un ottimo potenziale. E in questa crescita anche le amministrazioni comunali possono fare maggiormente la loro parte per agevolare questo processo, le singole società stanno già facendo molto per tenere viva la passione di tanti cittadini”.
Parlando invece della sua personale esperienza, che bilancio vuole fare di questi anni messi a disposizione nelle varie società e in quella attuale?
”Di esperienze belle ne ho avute fuori Jesi: da Fabriano passando per Gubbio nel professionismo con la Beretti Under 19, poi l’Anconitana, la Giovane Ancona. Tutte situazioni che mi hanno permesso di conoscere persone e ambienti diversi ma tutti utili per poter crescere e capire come funziona lo sport al di fuori delle proprie mura domestiche. Ne ho ricavato tanti vantaggi e anche belle amicizie che durano ancora oggi nonché molte soddisfazioni. Rifarei tutto sicuramente. Il segreto per trovarsi bene ovunque è coltivare la capacità di adattarsi e interagire. Sapersi ambientare nel contesto dove si opera e mettere a disposizione le proprie competenze con lo scopo di portare qualcosa di nuovo e utile, dando sempre il massimo”.
Tornando ad oggi e dando uno sguardo al futuro prossimo, dove sarà e cosa si aspetta dalla nuova stagione?
“Sono reduce da una stagione positiva alla Vis Pesaro ma penso ad alzare ogni volta l’asticella e per questo non mi fermo mai nonostante sia da oltre 30 anni nel settore. Sento sempre il bisogno di imparare, migliorare e mettermi in discussione finché le condizioni me lo permetteranno. Ad oggi la Vis Pesaro mi sta dando l’opportunità (proprio in questi giorni ho ricevuto la conferma ufficiale della mia riconferma) e non posso che esserne riconoscente”.
Ha già individuato alcuni profili interessanti?
”Abbiamo già il nostro portiere Giunti, classe 2008, che inizierà la preparazione con la prima squadra. Cerco di attuare le esperienze maturate nelle mie formazioni sia italiane che estere. Valencia, Rotterdam, Lisbona ed altre, tutte esperienze da cui ho tratto tesoro e che cerco di trasmettere ai ragazzi. In ultimo, a luglio, parteciperò ad un altro stage con la Dinamo Zagabria in Croazia. La formazione sta alla base per crescere futuri campioni, soprattutto confrontandoti con l’estero. Credo che il calcio italiano abbia da imparare molto da queste realtà esterne. Dopo di che sta a noi allenatori responsabilizzare i ragazzi: fargli capire l’importanza degli allenamenti, coltivare la giusta mentalità e approccio, far capire quanto è importante lavorare sul proprio progetto, l’ambiente dove sono inseriti. In breve, formare prima la persona e poi il calciatore. Trovo sia questa la ricetta giusta per incrementare qualitativamente il calcio giovanile, a partire dalla formazione di noi allenatori”.
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