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Calcio / Daniele Bedetti: «con Di Donato progetto solido e sulla Jesina…»

L’attuale vice allenatore del Latina si racconta, partendo dagli inizi con la  Jesina sino all’attuale esperienza in C, seguendo le orme di mister Di Donato, con uno sguardo rivolto ai leoncelli: «necessario ripartire dal Settore Giovanile»

JESI, 8 aprile 2023 – Da alcuni anni fido collaboratore del mister Daniele Di Donato, ora al Latina in Serie C, Girone C, Daniele Bedetti, jesino doc, racconta la sua esperienza iniziata nel Settore Giovanile della Jesina Calcio, prima di intraprendere il ruolo di match analyst, ed ora quello di vice allenatore.

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Da sempre tifoso della Jesina, che segue anche a distanza, abbiamo ripercorso il cammino che lo ha portato da Jesi a piazze come Arezzo, Trapani, Pesaro e Latina.

Bedetti – Di Donato

Daniele, quale è innanzitutto il tuo bilancio della stagione al Latina?

«Direi che il bilancio è positivo. È stata una stagione particolare. L’obiettivo era quello di mantenere una posizione di tranquillità, dopo la salvezza conquistata la scorsa stagione da matricola, dopo il ripescaggio dalla Serie D. A 3 giornate dal termine, siamo ancora lì per giocarci i Play-Off. L’augurio sarebbe ovviamente quello di poterli centrare. La società, che appena due anni fa si trovava nel dilettantismo, sta crescendo. C’è una dirigenza lungimirante con un Direttore, Marcello Di Giuseppe, competente ed affamato, per cui ci sono tutte le componenti per far bene».

Come è nata la “vocazione” di allenare e come si è sviluppato il tuo percorso?

«Direi che la mia vocazione è nata per due motivi. Già da giocatore, nelle categorie dilettantistiche, tutti mi definivano l’allenatore in campo, poi ho avuto sempre la passione di allenare i giovani e trasmettere loro qualcosa del mio percorso, sia a livello tecnico, che umano. Ho iniziato così, nel Settore Giovanile della Jesina, ed ho fatto tutta la trafila per 12 anni: dai Pulcini agli Esordienti, dai Giovanissimi agli Allievi, sino alla Juniores Nazionale. Infine, due esperienze in prima squadra, in D, con i mister Francesco Bacci e Daniele Di Donato. Proprio l’incontro con mister Di Donato ha rappresentato una vera e propria svolta per me, seguendolo per la prima volta, anche se a distanza, come match analyst ad Arzignano, in D. Ad Arezzo invece, ho lavorato direttamente con lui, seguendolo poi a Trapani, anche se l’avventura durò pochi giorni per problemi societari. La stagione proseguì poi a Pesaro con la Vis, sino ad arrivare all’inizio dello scorso anno, a Latina. Il mio percorso nel professionismo è nato proprio grazie a mister Daniele Di Donato, che mi ha spinto e proposto di trasformare in un lavoro, quella che sino ad ora era stata solo una grandissima passione. Con il mister c’è poi, oltre ad uno stretto rapporto professionale, un grandissimo rapporto di amicizia ed un confronto sempre sincero e leale».

In questi anni di professionismo hai incontrato da allenatore e da avversario tantissimi giocatori, personaggi, quali sono quelli che ti sono rimasti più impressi?

«In questi anni ne ho incontrati davvero tanti. Una delle emozioni più grandi, è stata quella di incrociare da avversario, in un Latina-Foggia, mister Zdenek Zeman, tecnico che ha fatto la storia del calcio italiano. La gara finì poi 1-1. Tra i giocatori, ricordo Walid Cheddira e Aniello Cutolo ad Arezzo, o Ettore Marchi e Flavio Lazzari con la Vis Pesaro. Da avversari, ricordo invece Massimo Maccarone e Francesco Tavano».

Cosa hai provato invece, frequentando stadi che hanno fatto la storia del calcio italiano?

«Nel nostro girone ci sono grandissime società, blasonate. Giocare al “San Nicola” di Bari, alla “Favorita” di Palermo, allo “Zaccheria” di Foggia, al “Ceravolo” di Catanzaro, o all’”Adriatico” di Pescara, sono sensazioni davvero uniche».

Ti piacerebbe fare un’esperienza da primo allenatore o vorresti continuare a crescere da vice?

«Con il mister abbiamo un progetto che stiamo strutturando da 6 anni. L’obiettivo è salire sempre più in alto, ma le porte sono sempre aperte, a tutti. Nel calcio le prospettive possono cambiare molto velocemente. Lo stimolo è quello di crescere sempre più e confrontarsi con nuove realtà e nuove avventure. Il progetto con Di Donato è solido. Magari un giorno mi piacerebbe fare il primo allenatore, ma non è il mio primo pensiero ora. Devo finire il mio percorso di crescita. Quando iniziai, mai avrei pensato di arrivare al professionismo, ma solo ai ragazzi del Settore Giovanile».

Avrai seguito, anche se da lontano, la “tua” Jesina. Da addetto ai lavori, conoscendo molto bene l’ambiente, quale sarebbe secondo te, la ricetta giusta per ripartire bene?

«Credo che in questi anni Strappini abbia fatto un gran lavoro. La forza della Jesina, è sempre stato il suo Settore Giovanile. Penso, ai miei tempi, a ragazzi come Garofoli, Nazzarelli, Brocani, Paglialunga, solo per citarne alcuni nei miei ultimi anni. Se guardo indietro, ricordo Chierici, Cotichelli, o ancora Lucarini, Frulla, Sassaroli, Pierandrei, Gabrielloni, Tommy ed Alessandro, sempre affiancati in prima squadra a “senatori” come Strappini, Tafani, Sebastianelli. Occorre essere lungimiranti, poi non tutti gli anni riescono bene. L’anno scorso nessuno immaginava una finale. In questa stagione invece, c’erano tante aspettative, disattese magari per mille motivazioni, difficili da capire dal di fuori. Ripeto, occorre ripartire dal Settore Giovanile e riuscire a trovare un’intelaiatura con la prima squadra per riportare la Jesina dove merita. Altro punto cardine sono le strutture, importantissime. Mi dispiace molto per come è andato il campionato. La prima cosa che guardo è sempre il risultato della Jesina».

©riproduzione riservata

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