Tra cimeli ultras, Subbuteo e racconti di curva, il terzo raduno di collezionismo celebra la memoria del tifo organizzato e i valori che hanno segnato intere generazioni. Il capoluogo marchigiano in un viaggio nel passato, per comprendere il presente di uno sport sempre più distante dalle sue radici popolari.
ANCONA, 16 giugno 2026 – Uno sguardo al passato per dare più valore al presente. È questa, in fondo, la missione di quella che sta ormai diventando una tradizione ad Ancona, capace di unire gli appassionati di calcio attorno a un modo di viverlo “old style”, alla vecchia maniera.
Il terzo raduno di collezionismo, esposizione e scambio di materiale ultras e Subbuteo, svoltosi domenica scorsa al Circolo Germontari del capoluogo marchigiano, si è trasformato in un lungo momento di incontro, connessione e condivisione. Un’occasione per ricordare insieme – o far conoscere alle nuove generazioni – che cosa significava, e significa ancora oggi, vivere il primo sport nazionale.
Un’esperienza caratterizzata da un forte senso di identità locale e di appartenenza. Un’appartenenza che prende forma attraverso valori ancora tangibili, custoditi nei tanti ricordi esposti: sciarpe provenienti da ogni parte d’Italia, gadget, vecchie riviste, stemmi, locandine, fotografie e tagliandi di epoche passate, esteticamente molto diversi dai freddi e impersonali biglietti odierni.
Non sono mancati neppure i campi da calcio, i giocatori e le squadre ricreati nelle colorate miniature del Subbuteo, il gioco che per molti potrà sembrare superato ma che continua a rappresentare un pezzo importante della storia del calcio vissuto e immaginato.
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Questo affascinante tuffo nel passato nasce da un’idea di Fabrizio Andreani. Collezionista e tifoso anconetano da oltre quarant’anni, appartiene a quella generazione di ultras biancorossi – i colori della squadra cittadina, attualmente militante in Serie D – che ha vissuto in prima persona gli anni d’oro del calcio italiano.
Anni in cui il pallone rappresentava davvero un fenomeno popolare capace di coinvolgere intere comunità, alimentato da quel senso di appartenenza tipico del vecchio tifo organizzato che oggi si percepisce sempre meno. Altri tempi, un altro calcio e altri valori.

Fabrizio Andreani. Storico supporter anconetano e collezionista. Foto: Insomma Old Subbuteo Club Ancona
«In passato avevo già partecipato a diversi raduni di collezionismo. L’idea mi era piaciuta e a un certo punto ho pensato di riproporla nella mia realtà locale, ad Ancona», racconta Andreani. «Con grande soddisfazione ho trovato una risposta molto positiva. C’è una bella affluenza di visitatori e siamo già arrivati alla terza edizione, con numerosi espositori e tantissimo materiale».
Ma è davvero difficile radunare una quantità così importante di cimeli ultras?
«In realtà, per chi condivide questa passione, non è difficile mettere in comune il materiale e scambiarlo – prosegue entusiasta – è raro tornare a casa da un raduno a mani vuote: c’è sempre qualcuno disposto a cedere o scambiare qualcosa. I social network, poi, ci danno una grossa mano nel creare contatti e nel recuperare pezzi che magari sembravano introvabili. Giornate come queste sono un modo semplice ma significativo per stare insieme tra amici e rivivere i ricordi di vecchie trasferte».
Nel corso dell’evento si è svolta anche la presentazione del libro Cronache di Assedio n. 2: Ultras Antifa, alla presenza dell’autore modenese Elia Mazzotti Gentili.

Un momento della presentazione del libro “Ultras Antifa”. Foto: Insomma Old Subbuteo Club Ancona
Ma perché scegliere di presentare un libro che affronta un tema così identitario?
Lo spiega lo stesso Andreani: «Ho conosciuto Elia a un raduno a Modena e da lì siamo rimasti in contatto. Perché promuovere un libro che parla di ultras antifascisti? Semplice: per molti ultras della mia generazione l’antifascismo non ha rappresentato soltanto un’ideologia politica, ma soprattutto un forte senso di identità e un sistema di valori che si riflettevano anche nel modo di vivere il tifo. È un pezzo di storia che sta lentamente scomparendo. Oggi si tende a separare l’ideologia dal tifo organizzato e i tempi sono cambiati. La stessa Curva Nord Ancona, come molte altre curve italiane, si definisce apolitica. Ma chi ha vissuto quegli anni, credo che conservi ancora dentro di sé quell’impronta culturale e valoriale».
E parlando di storia, anche la scelta della location non è stata casuale.
Il Circolo Germontari rappresenta infatti un luogo profondamente legato alla memoria cittadina. Durante gli anni del fascismo, il circolo rifiutò di aderire al Partito Nazionale Fascista e rimase chiuso per circa vent’anni. Dopo la caduta del regime venne riaperto e successivamente intitolato a Walter Germontari, giovane partigiano anconetano ucciso dai nazifascisti il 4 maggio 1944.
I tempi cambiano, ma certi ideali e certe passioni continuano a resistere. Così come il calcio, che forse oggi appare più distante e meno romantico rispetto al passato, ma che conserva ancora la capacità di unire persone, storie e generazioni attorno a un patrimonio comune di ricordi ed emozioni.
Valentina Triccoli
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