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Calcio / Claudio Marchisio a Cingoli: “Ascoltate voi stessi e credete nei vostri sogni”

L’intervista del nostro Giacomo Grasselli all’ex campione bianconero nel corso del convegno “Lo sport e il suo valore formativo” organizzato dal Comune di Cingoli con lo Juventus Club “Scirea” di Cingoli: “Nella vita bisogna avere gli educatori giusti al momento giusto: sono stato fortunato. L’importante è come affronti il percorso per raggiungere gli obiettivi”

CINGOLI, 23 marzo 2024 – Oggi, al Teatro Farnese di Cingoli, ho avuto il piacere di intervistare Claudio Marchisio. L’ex centrocampista della Juventus, infatti, è il super ospite degli eventi celebrativi dello Juve Club “Scirea” di Cingoli in occasione dei 40 anni dalla fondazione del sodalizio. Questa mattina, sabato 23 marzo, ho moderato il Convegno “Lo Sport e il suo valore formativo” organizzato dal Comune di Cingoli, alla presenza dei ragazzi della Scuola Secondaria di I° grado dell’IC “Mestica” e degli studenti del Liceo Classico “Leopardi” di Cingoli. Queste sono le domande che ho fatto all’ex bianconero nel corso della mattinata.

Da destra Michele Vittori, Giacomo Grasselli, Claudio Marchisio e Mauro Del Bianco

D – Ciao Claudio, da giornalista sportivo per me è un grande onore e una grande emozione parlare con te davanti a questi ragazzi. Hai avuto modo di vedere la città in queste poche ore in cui sei arrivato sul ‘Balcone delle Marche’?

R – “Buongiorno a tutti. È un piacere per me essere qua. Grazie per l’accoglienza: sono contento di condividere con voi questa giornata. Ho fatto una passeggiata e ho visto il Balcone delle Marche. L’aria è cambiata, fa un po’ freddino ma si sta bene. Sono qui per voi”.

D – Il tema di questo ciclo di incontri è “Lo Sport e il suo valore formativo”. Lo abbiamo detto in presentazione: praticamente sei nato e cresciuto nel vivaio della Juventus, arrivando anche a vincere trofei con i più grandi. Quanto è stato importante per te lo sport nella tua formazione come atleta, soprattutto nell’età tra i 14 e i 18 anni, come i ragazzi che abbiamo qui in sala?

R – “Lo sport è stato importante quanto lo è stata la scuola, due passaggi fondamentali nella crescita dei ragazzi. Oltre alla passione e alla capacità, bisogna essere molto fortunati a trovare gli educatori giusti nel momento giusto. Almeno fino all’adolescenza gli allenatori sono più educatori, perché non si deve parlare soltanto di tattica, lavorando sul gesto atletico, ma anche sulle regole del gruppo, sugli orari e sui ruoli e gradi da rispettare, non solo verso i più grandi, ma anche tra compagni di squadra. Ci deve essere la voglia di vincere la partita, con il rispetto per l’avversario, che non deve mai mancare. Sono le prime cose che un allenatore deve insegnare a un ragazzo e questo vale per qualsiasi sport.  

Io ho avuto la fortuna di avere degli educatori-allenatori che sono stati il perno della mia crescita da calciatore. Tutti i miei allenatori mi hanno lasciato qualcosa, non ne dimentico uno, soprattutto quelli del settore giovanile.

Nel primo anno di scuola superiore volevo smettere di giocare a calcio, in un periodo dove c’è una trasformazione nella crescita. Mi allenavo tutti i giorni e dovevo fare 40 km di strada per raggiungere Torino da Chieri, dove abitavo. Abbandonavo i ragazzi del mio paese con i quali ho frequentato le scuole medie per allenarmi con altri coetanei, mentre i miei amici uscivano nel paese e si divertivano.  

Lo sport, poi, mi ha insegnato che nel gruppo squadra si può diventare amici. Ho detto a mia mamma che avrei voluto smettere di giocare a calcio e lei mi ha dato un mese di tempo per pensarci. A quel punto è subentrata la passione per questo sport e ho continuato a giocare. Mia madre, però, è stata l’altra mia fortuna in quel momento, perché non mi ha messo pressione.

Dico ai genitori che sì, dobbiamo assecondare le passioni dei nostri figli, ma dobbiamo essere bravi a lasciare andare ciò che provano. Quando si è ragazzi, si vogliono cambiare le decisioni da un momento all’altro e non si è pronti per capire cos’è importante. Avere le persone giuste nel percorso di crescita dei figli è la fortuna per raggiungere determinati obiettivi”.

Il nostro Giacomo Grasselli con Claudio Marchisio

D– In uno sport come il calcio il lavoro di squadra è importante. Quali sono i valori che ti ha insegnato questo sport? Sono lezioni che possono valere anche nella scuola e nella vita in generale?

“Il sacrificio, la perseveranza, il fatto di riconoscere che il sogno è al di sopra di tutto quanto. Avere sogni e passioni sono quelle cose importanti della vita che ti fanno fare azioni che non pensavi di poter agguantare. Credere in sé stessi è veramente importante: in caso contrario difficilmente si possono raggiungere gli obiettivi. Non tutti i sogni si possono realizzare, ma è l’approccio che ti fa essere pronto a compiere altri percorsi nella vita. Ogni singola frase che dice un genitore o un educatore può cambiare il percorso di un ragazzo o di una ragazza: bisogna essere molto lucidi, perché si può influenzare il cammino di una persona”.

D – Un altro aspetto importante del valore formativo dello sport a mio avviso è l’accettazione della sconfitta. Diciamo che sì hai vinto tanto, ma hai avuto anche diverse delusioni nel corso della tua carriera. Come si superano questi momenti difficili? Cosa ti spingeva poi a ricominciare a lavorare per raggiungere gli obiettivi personali e di squadra?

“Le difficoltà si superano e si accettano vivendole. Nessuno ha sempre vinto, anzi, per vincere bisogna anche perdere, per capire l’importanza di raggiungere un obiettivo. Come accetti una sconfitta? Prima di tutto con te stesso: devi essere bravo a chiuderti, per ragionare su quello che hai dato in quel momento. Se hai dato tutto e hai perso, dentro di te ti senti già in maniera diversa. Devi essere bravo poi ad aprirti con i compagni, per capire perché si è perso, se si poteva fare di più, su cosa si può fare per arrivare a vincere.

Questo non vale solo per gli sport di squadra, ma anche in quelli individuali. Non esistono sport singoli: nessuno si allena da solo in uno sport. Anche il tennista ha il suo preparatore, l’allenatore, il mental coach e il fisioterapista: ha una squadra dietro di sé. Jannik Sinner ha detto: ‘Vinco o perdo un torneo, io il giorno dopo torno ad allenarmi’.

Nel percorso per arrivare a grandi obiettivi non è cruciale il risultato finale, ma il percorso in sé: se riesci a viverlo nello stesso modo, sia nella sconfitta che nella vittoria, vedrai che raggiungerai quegli obiettivi. Guarda i sacrifici che hai fatto e come stai crescendo. L’accettazione della sconfitta arriva anche da questo percorso”.

D – Celebriamo i 40 anni dello Juventus Club “Gaetano Scirea” e proprio Scirea era un grande campione. Tu che hai vissuto l’ambiente bianconero, quali valori ha trasmesso Gaetano?

Riprendo una sua frase: ‘Io non amo le barriere, soltanto nei calci di punizione’. Gaetano è stato un esempio, non siamo solo noi tifosi di calcio e juventini a riconoscerlo. Scirea ha lasciato un ricordo importante di lealtà e di competitività, nel rispetto dell’avversario. Dobbiamo essere contenti che vengano ricordati i suoi gesti e persone come lui nel mondo nello sport, sono esempi che devono essere portati avanti. Bisogna ricordare questi personaggi ai giovani perché ce ne sono sempre di meno, sono sempre più rari”.

D – Sei padre di due ragazzi che hanno la stessa età di molti ragazzi qui presenti in sala. Che consiglio senti di dare loro, da genitore e atleta?

“Ai ragazzi dico di credere in quello che sentono dentro. È vero che servono gli amici e serve avere persone che vi diano degli appoggi, ma se dovete credere in voi stessi ascoltatevi. Antonio Conte diceva sempre che bisogna mantenere una fiamma accesa per poter arrivare agli obiettivi. Lasciare stare i telefonini, le notizie o quello che vi dicono gli altri: ascoltate quello che avete dentro. Solo così potete raggiungere i traguardi più importanti”.

Gli interventi del sindaco Vittori e del presidente dello Juventus Club Del Bianco

All’inizio della chiacchierata con Marchisio, sono intervenuti il sindaco Michele Vittori e il presidente dello Juventus Club “Scirea” Mauro Del Bianco. “Do un caloroso benvenuto a Cingoli a Claudio – ha detto il primo cittadino -, ci onora della sua presenza. È un personaggio sportivo con la P maiuscola: me è stato un piacere scambiare due chiacchiere con lui, perché è un ragazzo alla mano, mio coetaneo.

Se oggi siamo qui, lo dobbiamo ai ragazzi e alle ragazze delle scuole: quando lo Juve Club ci ha contattato, abbiamo risposto sì ma per sensibilizzare i più giovani. Ha iniziato da bambino e ha conseguito risultati importanti. Non capita tutti i giorni di avere un campione del genere, aldilà della fede calcistica.

Mi ha colpito la sua frase ‘Nel calcio e nella vita valgono le stesse regole’. Allenarsi con sacrificio passione per raggiungere gli obiettivi si può fare anche nella vita. È importante che i ragazzi possano cogliere un messaggio di una persona grande come Claudio Marchisio”.

Dall’anno scorso – ha aggiunto Del Bianco – facciamo la cena sociale ogni anno e quest’anno festeggiamo l’anniversario. Avevo un grande sogno di portare un grande ospite qui a Cingoli per i miei tifosi e per tutta la città: era solo Claudio il mio sogno, sembrava impossibile per un club piccolo come nostro, eppure siamo qui. Stiamo crescendo parecchio e abbiamo soci in tutte le Marche e non solo.

Volevo fortemente questa giornata: grazie alla disponibilità di Claudio siamo riusciti a organizzare più eventi in questo fine settimana oltre alla classica cena sociale. Il mio cruccio era quello di coinvolgere i ragazzi: sono stato a contatto con gli iscritti della Scuola Calcio (ha allenato alla San Francesco Cingoli, ndr) e per me sono ricordi bellissimi. Spero che siano tornati a casa con qualcosa di importante nello zainetto, appreso questa mattinata. Claudio è una persona Speciale, con la S maiuscola: lo conosco da poche ore, ma mi sembra di conoscerlo da una vita”. Dopo le domande degli studenti e della cittadinanza presenti in sala, Claudio Marchisio si è lasciato andare ad autografi e ad alcune foto, anche con i rappresentanti delle società calcistiche presenti in sala, la Cingolana San Francesco e il Grottaccia.

Giacomo Grasselli

©riproduzione riservata

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