Il capitano dei leoncelli si racconta, dopo un precampionato difficile e un buon esordio a Montegiorgio che ha portato un punto pesante, che vale tanto per il morale della squadra

Jesi, 14 settembre 2023 – Dopo un’estate calda non solo dal punto di vista climatico ed un precampionato non certo esaltante, la Jesina è andata a cogliere all’esordio un punto importantissimo a Montegiorgio che vale molto, soprattutto a livello mentale.
Con una squadra profondamente rinnovata e ringiovanita, ripartita con tanti ragazzi cresciuti nel vivaio biancorosso ed alcuni over arrivati per portare esperienza, la Jesina si appresta all’esordio casalingo con l’Azzurra Colli dell’ex leoncello Nico Stallone.
Per capire meglio lo stato di salute della squadra, abbiamo incontrato il capitano, Kevin Trudo, un veterano ormai del “Carotti” con oltre 150 presenze in maglia biancorossa che, meglio di tutti, può giudicare e raccontare la “sua” Jesina.
Kevin, partiamo da Montegiorgio. Che partita è stata e come hai visto la tua squadra?
«È stata una partita aperta in cui entrambe le formazioni hanno rischiato di uscire con i 3 punti o a mani vuote. Abbiamo preso gol dopo pochi minuti, ma siamo riusciti a pareggiare. È un punto positivo, perché non è da tutti reagire così. Abbiamo dato un primo segnale importante, provando anche a vincerla, rischiando poi di perderla. Il cammino è ancora lungo, sappiamo che dobbiamo continuare a lavorare, tantissimo. Non ci nascondiamo, abbiamo fatto degli errori, c’è ancora da migliorare e crescere. Il precampionato è stato molto difficile. Tutti ci davano per spacciati. Qualcuno sta capendo solo ora cosa vuol dire giocare con la Jesina. I ragazzi stanno dando tutto e di più, giorno dopo giorno. Da capitano, sono davvero orgoglioso di questa squadra. Tutti dovranno capire che non sarà una passeggiata giocare contro di noi. Il “Carotti” deve ritornare ad essere quel fortino, così come lo era stato sino a qualche anno fa».
Questa stagione è un po’ diversa dalle altre, con una squadra giovanissima, anche se per molti non è la prima avventura in Eccellenza, ed una tifoseria scontenta per l’operato della società
«La società sta cercando di costruire qualcosa di importante. Il mercato è stato meno esaltante. Stiamo cercando però, di costruire un gruppo che potrà dire la sua. Il campionato sarà lunghissimo e non abbiamo ancora fatto niente. Sappiamo solo che se daremo sempre tutto, i tifosi saranno dalla nostra parte e una tifoseria come la nostra, in Eccellenza, ce l’hanno in pochi. Sono convinto che se dai tutto, qualcosa tiri sempre fuori. L’obiettivo è far bene, poi vedremo cosa accadrà strada facendo, combattendo con le nostre armi».

Kevin Trudo in azione
Hai giocato per tanti anni a Jesi, in squadre ognuna con caratteristiche diverse dall’altra. Che peculiarità ha questa Jesina?
«È una squadra con un gruppo forte, unito e umile, che ha capito cosa deve fare. In questo caso, devo dire che la preoccupazione dell’ambiente ci ha dato una grande carica, una forza in più. Sappiamo che dovremo combattere tutti insieme, consapevoli magari dei nostri limiti. Non ci sono prime donne, ma tanti elementi che possono partire alla pari, per una sana concorrenza che sarà di certo uno stimolo a migliorarsi, giorno dopo giorno. Se poi arriverà qualcuno, sarà sempre ben accetto».
Domenica arriva l’esordio al “Carotti” contro l’Azzurra Colli, formazione di categoria, da sempre tra le prime della classe. Cosa dovrà fare la Jesina?
«La Jesina dovrà continuare a fare le stesse cose viste nelle ultime partite, continuare con la stessa intensità, concentrazione, giocando corti, senza far respirare l’avversario, acquistando una nostra identità soprattutto in casa. La panchina ora ce l’abbiamo e potremmo anche sfruttare i cambi, per il mister sarà più semplice. Per come eravamo un mese fa, posso affermare che siamo cresciuti tantissimo, sia in intensità che, soprattutto, in consapevolezza».

Passano le stagioni ma sei ancora in campo a lottare per la “tua” Jesina. Che effetto ti fa dopo tanti anni giocare con la squadra della città che ti ha letteralmente adottato?
«Sono cresciuto nella periferia di Parigi e diventato passo dopo passo capitano della Jesina, la squadra della città che mi ha praticamente adottato, e ne sono davvero orgoglioso. È stato un percorso incredibile. Finché riuscirò a dare una mano, per la Jesina ci sarò sempre. Devo dire che a volte mi sento anche in difficoltà per tutto l’affetto che mi ha dato la tifoseria. Per amore e rispetto verso la Jesina ho fatto delle rinunce, anche economiche, ma sono sempre stato ampiamente ripagato dall’affetto dei tifosi e della città. Rifarei 1000 volte le stesse scelte».
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