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Calcio

Il Centenario che verrà / Jesina, Fabrizio Deogratias: «A Jesi ho vissuto anni bellissimi»

L’ex portiere leoncello, per 3 stagioni a difesa della porta biancorossa, visse sia i momenti della Serie C/2 che quelli della ripartenza dall’Eccellenza

JESI, 24 ottobre 2026 – Tra gli ex leoncelli più amati, Fabrizio Deogratias è stato portiere della Jesina per ben 3 stagioni, molto diverse tra loro. La prima fu quella 1989/90, coi biancorossi in Serie C/2, le altre 2 in Eccellenza, che videro invece gli jesini ripartire con grande difficoltà dopo le ceneri del fallimento dell’estate 1991. Una carriera di tutto rispetto quella di Fabrizio Deogratias, fratello di Giovanni, bandiera dell’Ancona, iniziata con la Sambenedettese allora in B. La carriera prosegui poi con le maglie di Carrarese, il ritorno alla Samb di Sonetti, ancora in B come vice di un certo Walter Zenga, Forlì, Carrarese, incrociando la Jesina in C/1, Pontedera con mister Marcello Lippi, Siena, Benevento, Jesina, Grottammare, di nuovo Jesina e Camerino, prima di terminare il proprio percorso nelle categorie inferiori.

La Jesina edizione 1989-90. In piedi da sinistra: Micheloni, Tagliente, Strippoli, Guidi, Deogratias e Bizzotto In basso da sinistra: D’Angelo, Rebesco, Tortelli, Secchi e Coltorti.

Fabrizio, cosa ricordi dei tuoi anni a Jesi? Furono esperienze estremamente diverse l’una dall’altra

«La mia prima stagione a Jesi, quella in C/2, è stata un’annata con una buona squadra da media classifica. Abbiamo fatto un campionato tranquillo togliendoci anche alcune soddisfazioni, con un buon seguito di tifosi. Poi ho deciso di fermarmi per motivi familiari, ma il richiamo del campo ha vinto di nuovo. Mi contattò prima il Fano allora in C/1, nel girone sud, poi Sauro Bacci, nella mia esperienza alla Jesina allenatore della Juniores e di noi portieri, persona di cui ancora oggi nutro grandissima stima e amicizia. La Jesina era appena retrocessa, e ripartiva dall’Eccellenza. Accettai con la società composta da Carzedda e Guenci. La squadra fu ricostruita da zero, con inevitabile ritardo e, nonostante la qualità della rosa, il nostro distacco dal vertice ormai era già incolmabile. Vinse la Maceratese e noi arrivammo quinti, creando comunque un buon entusiasmo. Ricordo che battemmo la Maceratese davanti a ben 3.500 persone, numeri che non hanno niente a che vedere con l’Eccellenza. Nel corso del torneo poi, venne esonerato Bacci nonostante tanti risultati positivi, sostituito da Gianfranco Amici. L’anno seguente invece, arrivò Marchini e fu costruita una squadra fortissima. Fu esonerato anche lui e affidarono la squadra a me. Ricordo sempre dei gruppi splendidi, sia nell’anno della C che in quelli dell’Eccellenza. Enrico Garbuglia era il più divertente, ti sapeva strappare sempre una risata. Ricordo anche Appignanesi, Micheloni e lo stesso Sauro Bacci. C’era un clima molto goliardico, poi in campo la squadra ci stava, eccome».

La Sambenedettese stagione 1981/82. Fabrizio Deogratias ultimo in alto a destra. Da sinistra in piedi invece, Walter Zenga e l’ex leoncello Stefano Garbuglia.

Una carriera importante che ti ha visto anche alla Sambenedettese nei fasti della Serie B

«Ho iniziato a Pergola a 16 anni, in Promozione, poi mi acquistò la Sambenedettese. Nel primo anno a San Benedetto, in Serie B, feci 12 panchine a 17 anni, rischiando anche di esordire. Rimasto lì, esordii in un Samb-Varese, stagione 1978/79, sostituendo Pigino, infortunato. Eravamo sotto 1-0, poi vincemmo 3-1. Fu una giornata indimenticabile. In seguito, andai a Carrara per due stagioni, risultando in una addirittura tra i portieri professionistici meno battuti insieme a Zoff. Mi richiamarono così a San Benedetto, in B, anche se io avrei preferito continuare a giocare visto che avevo anche proposte dall’Arezzo, sempre in C/1. Tornai invece a San Benedetto nel ruolo di dodicesimo di Walter Zenga. Successivamente, me ne andai al Forlì e al Pontedera, dove trovai un giovanissimo Marcello Lippi che stava per essere esonerato, per fortuna la squadra si riprese. Di Lippi ricordo un vero signore, una persona fantastica, leale e corretta, con cui mi sono trovato benissimo. In estate mi voleva portare al Siena, in C/1, ma la società alzò troppo il prezzo e il tutto saltò, così rimasi un’altra stagione al Pontedera. Il mio percorso proseguì poi con Siena, Benevento e Jesina. Jesi la ricordavo per lo scontro salvezza con la Carrarese alcuni anni prima. Era una gara importantissima per entrambe. Arrivammo in ritiro al “Federico II” il venerdì. Il sabato mattina ci allenammo in un campo lì vicino e a fine seduta arrivarono diverse macchine con dei tifosi con alcuni bastoni per intimidirci. Poi la cosa fini subito lì. La domenica trovammo un ambiente caldissimo. Non so come, ma allo stadio fecero entrare circa 6.000 persone. A fine gara nel sottopassaggio, successe di tutto. Per farci uscire, fecero entrare il nostro pullman direttamente in campo. Alla fine noi ci salvammo, la Jesina invece, non ce la fece».

Quali sono stati i giocatori ed i tecnici che ricordi oggi, e quali invece le più grandi soddisfazioni?

«L’esordio in B fu indimenticabile. Tra i compagni di squadra, ricordo a Carrara Davide Del Nero, un fenomeno, Savino poi alla Lazio, Chiodini successivamente al Brescia in A, Cupini e Panizza. Con la Jesina, Ugo Coltorti, una delizia vederlo. Tra gli allenatori direi Sauro Bacci per lo spessore umano e tecnico, o Corrado Orrico a Carrara, un autentico innovatore. Nell’80 aveva portato il gabbione, un campo 40×20 con pareti di ferro per lavorare sull’intensità. In gara facevamo il pressing nella metà campo avversaria, cose mai viste sino ad allora. Non mi tiravano mai in porta. Penso fu il primo in Italia a fare quel tipo di calcio, con allenamenti estenuanti, ma la gente andava fortissimo. Da avversario invece, incrociai un giovanissimo Roberto Baggio nel Vicenza, che mi segnò su calcio di rigore a Carrara, o Gianfranco Zola alla Torres, che incontrai col Pontedera».

Una famiglia nel calcio, con tuo fratello Giovanni grande bandiera dell’Ancona

«Sì, Giovanni ha iniziato sulla mia scia partendo però più tardi, anche lui nella Pergolese. Da lì è passato al Fano e al Rimini sino all’approdo all’Ancona, sempre con Castellani. Aveva delle doti fisiche tali che gli hanno permesso di giocare a grandissimi livelli».

Fabrizio Deogratias ai tempi della Jesina

Segui ancora le tue ex squadre?

«Certo, sono stato ad esempio al Centenario della Carrarese. Seguo ovviamente, da lontano, anche la Jesina. Sono sempre bei ricordi che ti lasciano un’esperienza dentro. Anche nelle peggiori situazioni, si ricava sempre un risvolto positivo. Vorrei salutare tutti gli sportivi jesini, ho vissuto anni bellissimi con una tifoseria molto calda, e non sono le solite frasi fatte. A Jesi sono stato trattato bene, addirittura un giorno spuntò un piccolo striscione con la scritta “Deo Sindaco”. Jesi credo sia l’unico posto dove si possa riscontrare lo stesso identico calore in curva e in tribuna. Mi auguro davvero che possano ritornare quei tempi e quell’entusiasmo».

©riproduzione riservata

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