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Calcio / Sulla nomina di Roberto Mancini Ct dell’Arabia: “Quanti di noi avrebbero saputo dire di no?”

Riportiamo integralmente la riflessione del giornalista Marino Bartoletti, amico di Roberto Mancini, spesso a Jesi per presentare tante manifestazioni con l’ex Ct azzurro protagonista

JESI, 28 agosto 2023La riflessione è stata pubblicata dal giornalista Marino Bartoletti sulla propria pagina facebook.

Non sarei onesto con chi mi segue su questa pagina, né con me stesso, né con un amico (a cui – come l’amicizia vera comanda – non ho mai negato la franchezza di una critica) se non commentassi la nomina di Roberto Mancini a Commissario Tecnico della Nazionale dell’Arabia Saudita: l’unica squadra – per la cronaca – che ai Mondiali dello scorso anno, ha battuto l’Argentina che poi avrebbe vinto il titolo.

Mancini al Palatriccoli intervistato da Marino Bartoletti nel giorno del conferimento del titolo “ambasciatore di Jesi” assegnatogli dal Consiglio Comunale di Jesi

L’incarico verrà ufficializzato domani. Si parla di un contratto quadriennale per un totale di 100 milioni di euro complessivi: con la possibilità di portare con se uno staff di collaboratori completamente scelto da lui (e sul quale ovviamente nessuno potrà effettuare cambi, sostituzioni o licenziamenti)

Sinceramente non so (come ovviamente non lo sa nessuno, anche chi si avventurerà in commenti pieni di “certezze”) quando Roberto abbia ricevuto questa proposta: so di sicuro però, che durante i suoi cinque anni e tre mesi come CT azzurro (il record assoluto del dopo-Bearzot e quindi da quasi 40 anni a questa parte), di richieste ne ha avute parecchie – e alcune anche molto prestigiose – e a tutte ha sempre detto di no, per amore della Nazionale. Evidentemente questa è capitata in un momento (e con motivi) che l’hanno convinto ad accettare.

Lo ha fatto in tempi e con argomenti sinceramente rivedibili: anche se al massimo la decisione poteva essere presa una decina di giorni prima, non di più. Non credo che la Nazionale ne avrà un nocumento, perché al suo posto è stato scelto un ottimo tecnico, appena vincitore di uno scudetto strepitoso. Credo invece che Roberto avrebbe dovuto riflettere maggiormente su alcune dichiarazioni che ha rilasciato più o meno informalmente: tanto valeva parlare in maniera “ufficiale” al momento giusto e con affermazioni – come dire – più convincenti.

Di sicuro la “magia” del suo rapporto con la Nazionale si era ormai sfilacciata. E ovviamente il colpo di grazia lo hanno dato alcune ingerenze e soprattutto alcune scelte che lo hanno completamente spiazzato (e anche amareggiato: per esempio, sul “sostituito” di Vialli, ingaggiato senza nemmeno interpellarlo)

Poteva dimettersi prima? Certo che sì. E forse lo avrebbe potuto fare anche qualcun altro. Ma non è detto che sia stato più responsabile restare dopo la mancata qualificazione ai Mondiali che non andarsene. Se è per questo un amico che gli vuole molto bene gli aveva addirittura consigliato di lasciare la Nazionale subito dopo la vittoria all’Europeo: sarebbe stato il CT più rimpianto della storia del calcio. Ma era comprensibile che volesse portare avanti la sua sfida per poter finalmente disputare quel Mondiale che da calciatore aveva sempre e solo sfiorato.

Ci lascia un titolo europeo inimmaginabile e pieno di gioia (che sarebbe molto ingrato rinnegare) e la ricostruzione di una “base azzurra” a cui ha contribuito lanciando e individuando talenti e prospetti a volte sconosciuti persino dalle società di appartenenza.

E’ un professionista che a quasi 60 anni si lancia in una sfida molto stimolante. E a chi di questa sfida critica e giudica i risvolti economici io domando (nel nome di quell’onestà intellettuale che ho invocato all’inizio di questa riflessione): quanti di noi avrebbero saputo dire di no?

©riproduzione riservata

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