L’ex giocatore leoncello, al “Carotti” domenica con la Spal femminile, di cui è tecnico, ha ricordato gli anni trascorsi a Jesi, tra gioie ed amarezze. “Uno dei ricordi più belli? l’attaccamento del pubblico”

JESI, 2 aprile 2025 – Seduto sulla panchina della “sua” Spal femminile domenica scorsa, Leonardo Rossi è tornato in quello stadio teatro di mille battaglie, che lo ha visto protagonista per 2 stagioni, quella 1983/84 e 1984/85, rimaste nella storia della società leoncella. Nella prima, arrivò una storica promozione in C/1, nella seconda, purtroppo, un’amarissima retrocessione.
Titolare inamovibile di quella Jesina con 62 gare e 4 reti, maglia numero 8 sulle spalle, Leonardo Rossi apportò esperienza e qualità in una rosa costruita per vincere dal DS Pieroni.
Nato ad Atina (Frosinone), l’ex leoncello ha percorso una carriera lunghissima, iniziata nelle giovanili del Bologna e proseguita poi con le maglie di Cassino, ancora Bologna, col debutto in A nel torneo 1978/79, Spal, Piacenza, Livorno, Jesina, Messina, Fano, L.R. Vicenza, Trento, Catania, di nuovo Fano, Ravenna, Empoli, Imola, Russi, ancora Imola ed Argentana.
Un nobile percorso, che ha visto 2 stagioni importanti proprio a Jesi, e ben 4 promozioni, una in C/1 coi leoncelli, una in B a Messina e ben due a Ravenna, col doppio salto dalla C/2 alla B.
Leonardo, come si materializzò l’ipotesi Jesina dopo le stagioni di Livorno?
«Il mio arrivo fu un colpo di mercato Pieroni, che riuscì a convincere il Livorno a cedermi e, allo stesso tempo, il sottoscritto a scendere dalla C/1 alla C/2, aldilà del punto di vista economico, illustrandomi un progetto ambizioso, quello di una squadra che avrebbe puntato alla vittoria, che si concretizzò poi davanti a quella meravigliosa cornice di pubblico ammirata a Cattolica. Sono stati due anni fantastici, con una società serissima, che vedeva a capo il Presidente Leopoldo Latini e il DS Ermanno Pieroni, un mago del mercato. Ricordo una tifoseria che amava la propria squadra, caldissima, e uno stadio sempre pieno».

La Jesina che conquistò la Serie C/1 a Cattolica.
In piedi: Briga, Amadei, Buffone, Torresi e Rossi.
Accosciati: Petrini, Mancini Michele, Bonacci, Casiraghi, Ballarini e Retini.
Come fu l’impatto con la piazza, la squadra e l’ambiente?
«L’impatto fu buono, mi ambientai subito. C’era un ottimo spogliatoio. La mia esperienza calcistica aveva toccato, sino a quel momento, quasi esclusivamente piazze importanti, e mi colpì molto vedere l’attaccamento del pubblico in una realtà invece più piccola, che non aveva però assolutamente nulla da invidiare alle altre. Mi furono subito consegnate le chiavi del centrocampo. La prima annata fu una cavalcata straordinaria, con Buffone autentico trascinatore con ben 19 gol. Fu un trionfo. Da non dimenticare, anche il contributo di mister Gegè Di Giacomo. Come non ricordare poi, l’anno successivo in Serie C/1, la vittoria al “Dorico” con l’Ancona. Fu una giornata memorabile, un pò uno scontro di Davide contro Golia».
Quali sono i più bei ricordi che porti di quell’esperienza?
«Ricordo una cittadina piccola, bellissima, storica, insieme alla disponibilità di tutti coloro che lavoravano per noi, dallo staff sino ai ristoranti in cui andavamo. C’era un entusiasmo collettivo, contagiante. Sono ormai passati 40 anni, e c’erano di certo valori diversi da quelli di oggi. C’era una grande partecipazione della collettività e un’unione di intenti, nel bene e nel male. Non avendo un ristorante convenzionato, spesso la squadra andava a pranzo da “Galeazzi”, io invece ero solito andare da solo in una trattoria vicina alla stazione. Ricordo poi, anche l’”Acquasanta”. Mi dispiace ora vedere la Jesina in categorie così basse, Le auguro di cuore di tornare nel calcio che conta».

Leonardo Rossi nella stagione 1984/85
Dopo Jesi, il passaggio al Messina sempre in C/1 con Bonacci e Buffone, e la conquista della B
«Sì, un’altra piazza importantissima e un pubblico altrettanto caldo, con 20.000 persone alla domenica al “Celeste”. Fui titolarissimo in una squadra importante, che poteva schierare un giocatore come “Totò” Schillaci in attacco, solo per fare un nome».
Una carriera significativa, che ha visto anche l’esordio in A col Bologna, società in cui sei cresciuto
«Sì, nell’esperienza al Settore Giovanile del Bologna conobbi anche Roberto Mancini, perché vivevamo nello stesso convitto. Ebbi il piacere di conoscere anche i suoi. Non giocavamo invece insieme, perché Mancini è qualche anno più giovane. Nel mio periodo a Jesi poi, ci vedevamo spesso quando lui ritornava a casa. Devo dire di aver avuto la fortuna di giocare insieme a compagni straordinari. Oltre a Totò Schillaci a Messina, ho giocato con Signorini a Livorno, Baldini, Scapolo, Toldo, Torrisi e Vieri al Ravenna, Montella all’Empoli, lo stesso Marchegiani a Jesi. Sono stato sempre protagonista, disputando stagioni da titolare ovunque, riuscendo ad avere una continuità di rendimento. Penso di aver collezionato intorno alle 600/700 presenze tra i prof».
Ora l’esperienza nel calcio femminile, alla Spal, altra piazza storica del calcio italiano
«Ho scoperto un mondo bellissimo, che mi ha fatto crescere ancora. Dal punto di vista comportamentale e del modo di rapportarsi, quello maschile e femminile sono due mondi diversi. Il calcio invece, è uguale dappertutto. Se rimarrò nell’ambiente, sarà sicuramente in quello del calcio femminile, il mio futuro lo vedo lì. A Ferrara intanto, stiamo facendo benissimo».
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