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Calcio, Jesina, gli ex allievi di mister Venturini all’unisono: «una persona speciale»

Da Alessandro Cossu a “Mizio” Massimi, dal “Trillo” a “Neno” Piattella, emerge il ricordo di un allenatore schietto, sincero e dai grandi valori umani

2 dicembre 2023 – Ha destato molta tristezza la scomparsa dell’ex tecnico leoncello Marco Venturini, sia tra gli appassionati, che tra i suoi ex giocatori. Al tecnico maceratese infatti, sono legati tantissimi ricordi, su tutti, l’ultima promozione conquistata sul campo dalla Jesina nella stagione 1993/94, se si fa eccezione per quella nel torneo 2009/10, avvenuta in seguito a ripescaggio. La festante invasione di campo a San’Angelo in Vado al fischio finale, con la Jesina promossa nell’allora Campionato Nazionale Dilettanti l’attuale Serie D, dopo alcuni anni di purgatorio in Eccellenza in seguito al fallimento del 1991, è ricordata ancora oggi dagli sportivi che vissero in prima persona quei momenti, indimenticabili. Arrivato a Jesi proprio nella stagione 1993/94, Venturini rimase sulla panchina leoncella anche in quella successiva, in cui esonerato per far posto a Marco Barchiesi, per subentrare allo stesso tecnico nel torneo successivo, quello 1995/96.

I funerali, si sono svolti sabato presso la chiesa del Sacro Cuore a Macerata. Sulla bara, a testimonianza dell’affetto della tifoseria jesina tutta, una sciarpa biancorossa donata dai ragazzi della Curva.

Il feretro coperto dalla sciarpa biancorossa donata dai ragazzi della Curva

Tra gli ex dirigenti e giocatori a ricordarlo, abbiamo incontrato alcuni dei protagonisti di quella fantastica stagione, per certi versi irripetibile, l’allora Direttore Sportivo Alessandro Cossu e gli ex giocatori Maurizio Massimi, Giovanni Trillini e Nazzareno Piattella.

L’ex Direttore Sportivo Alessandro Cossu

L’ex DS Alessandro Cossu, ricorda oggi il tecnico così: ««il ricordo è quello di un uomo onesto di altri tempi, aldilà dell’allenatore. Non voleva interferenze. Era venuto a Jesi, perché voleva fare la storia in questa città, di cui divenne presto attaccatissimo. Fu forse penalizzato dal suo carattere, forte, per certi versi simile al mio. Siamo rimasti molto legati, anche non sentendoci più spesso. Siamo arrivati insieme in quella stagione, Carzedda e Guenci scommisero su di lui. C’era grande voglia di riportare la Serie D a Jesi, dopo alcune annate non felicissime.

In alcuni momenti ci sentivamo come una persona sola, tanta era la nostra sintonia, anche se c’era differenza di età.

Per me è stato un maestro, persona correttissima. Tutto quello che ha fatto, è stato solo per il raggiungimento dell’obiettivo finale. Abbiamo perso una persona che non dimenticheremo facilmente. Aveva grande voglia di venire a Jesi, di certo non per la carriera. Veniva come allenatore all’avanguardia, dalla Settempeda, ma era pressochè sconosciuto. Brava anche la società poi, ad acquistare giocatori molto validi. Fu una bella cavalcata, e l’anno successivo fu ancora più bello, con il sesto posto, fino all’esonero. Ne vorremmo a Jesi di persone così. Sicuramente, uno degli allenatori di maggior spicco visti a Jesi».

Queste invece le parole dell’ex centrocampista Maurizio Massimi: «a Venturini sono legati gli anni più belli, non solo per me.

L’ex centrocampista biancorosso Maurizio Massimi

Sono ricordi bellissimi, di un gruppo fantastico. Fu il mister che mi diede fiducia per primo. Venivo da alcuni anni di esperienza nei settori giovanili di Cesena e Ancona, e per me fu il primo torneo fra i “grandi”. Sono grato a lui per avermi lanciato. Ero praticamente uno sconosciuto, anche se jesino.

Fino a dicembre ebbi poco spazio, poi pian piano mi dimostrò fiducia impiegandomi in tantissimi ruoli, da centravanti a mezzala, sino a difensore centrale, e non uscii più.

Ricordo addirittura che una settimana stetti male con la febbre, e lui venne addirittura a casa per convincermi in tutti i modi a scendere in campo la domenica.

C’era un legame forte, di fiducia. Per me aveva davvero un occhio di riguardo. Era allo stesso tempo un tecnico sanguigno, schietto, caratteriale, senza tanti fronzoli, in una squadra piena di giocatori di qualità e personalità. Era anche molto orgoglioso, contentissimo e fiero di essere stato richiamato a Jesi successivamente. La nostra amicizia è durata anche dopo l’esperienza a Jesi.

Sono andato spesso a trovarlo a Porto Sant’Elpidio, dove era solito andare al mare. Ogni volta che ci incontravamo, si parlava di calcio, e ovviamente, di Jesina».

Questo invece il pensiero dell’ex centrocampista Giovanni Trillini: «allenatore d’altri tempi, ma in un certo senso un precursore, anche per quanto riguarda la gestione dello spogliatoio. Giocavamo a zona, erano gli anni di Sacchi, ma in Italia si giocava prevalentemente a uomo. Persona che ti metteva a tuo agio, aiutandoti molto anche mentalmente.

L’ex centrocampista leoncello Giovanni Trillini

Sapeva farti giocare dove avevi maggior qualità, per farti rendere al meglio. C’erano comunque anche altri valori tecnici in mezzo al campo, è indubbio, ma lui ha saputo adattare le qualità dei singoli alla squadra. Puntava alle verticalizzazioni per far subito gol e a una difesa solidissima con un gioco innovativo, molto bravo inoltre con i cambi. Andava dritto verso l’obiettivo, per cercare di ottenere il massimo. Amava Jesi, si sentiva jesino, ed era entrato in totale simbiosi con la piazza, con una passione incredibile. È stato un valore aggiunto nella mia esperienza di calciatore, nonostante venissi da tanti anni di Serie C/2».

L’ex bomber della Jesina “Neno” Piattella

Così infine, l’ex bomber Nazzareno Piattella, amatissimo dalla tifoseria jesina: « il mister era una persona speciale, che tirava dritto e non guardava in faccia nessuno, puntando sempre al sodo. Voleva carta bianca, in modo da mettere in atto tutto quello che era necessario per arrivare in fondo, anche a discapito di non accontentare qualcuno, ma tutto sempre ai fini dei risultati della squadra.

Una volta, fui penalizzato anch’io, ma capii poi che aveva fatto tutto per l’interesse della sua squadra. Tecnicamente, era uno che capiva benissimo come cambiare le partite in corso, essendo molto bravo a leggerle.

Difendeva i giocatori fino alla morte, faceva tanto per noi, che eravamo ancor più spinti a ripagarlo con le nostre prestazioni in campo. C’era una grande amicizia ed un gruppo molto unito».

©riproduzione riservata

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