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Calcio / Il saluto di Arrigo Sacchi a Jesi

L’ex tecnico del Milan e della Nazionale è stato ospite di un evento presso l’”Hotel Federico II” in collaborazione col “Milan Club Jesi Daniele Massaro” e il “Milan Club Castelfidardo”

JESI, 10 aprile 2024 – Tra i tecnici più importanti della storia del calcio italiano, Arrigo Sacchi è stato protagonista di una serata a lui dedicata all’”Hotel Federico II” di Jesi, in collaborazione col “Milan Club Jesi Daniele Massaro e il “Milan Club Castelfidardo”.

Nel corso dell’evento, presentato anche il volume scritto proprio dall’ex allenatore del Milan e della Nazionale con Leonardo Patrignani, dal titolo “Il realista visionario, le mie regole per cambiare le regole”.

Un percorso importantissimo quello di Arrigo Sacchi, iniziato nelle giovanili del suo paese di origine, Fusignano, per proseguire poi sulle panchine di Baracca Lugo, Alfonsine, Bellaria, Cesena (Primavera), Rimini, Fiorentina (Giovanili), ancora Rimini, Parma, sino al grande salto al Milan, voluto fortemente da Silvio Berlusconi e, infine, l’approdo alla Nazionale, con cui sfiorò la conquista del titolo al mondialeUsa ’94”. In seguito, il ritorno al Milan, l’esperienza all’Atletico Madrid in Spagna, e l’ultima panchina al Parma prima del ritiro ufficiale.

Tantissimi i trofei conquistati: 1 Scudetto, 2 Coppa dei Campioni, 2 Supercoppa Uefa, 2 Coppa Intercontinentale ed 1 Supercoppa Italiana, oltre al secondo posto come detto, nel Mondiale americano.

Rivoluzionario grazie al suo modulo di calcio a zona e a una mentalità vincente fuori del comune, ha trascinato il Milan di Silvio Berlusconi sul tetto del mondo, e sfiorata la vittoria del mondiale, che all’Italia mancava dal lontano 1982.

Maestro di calcio e soprattutto, di vita e comportamento.

L’ex tecnico Arrigo Sacchi durante il firmacopie del suo ultimo volume “Il realista visionario, le mie regole per cambiare le regole”

Tanti i ricordi del suo lunghissimo percorso professionale, a partire dalla prime esperienze con la squadra del paese natale, il Fusignano. Svelati al pubblico presente, numeroso e attento, anche i principi e le sue massime che lo hanno sempre accompagnato nella sua lunga esperienza calcistica.

Queste le parole di Arrigo Sacchi: «Il calcio è il riflesso della cultura e della storia di un Paese. Sono tante le tipologie di allenatori. Molti oggi sono dei tattici. Il tattico però, è però colui che aspetta solo l’errore dell’avversario. Chi lavora così vuol dire, secondo me, che non crede in quello che fa. L’allenatore deve essere invece uno stratega, deve dare un gioco tutto suo. È importante anche avere un Club alle spalle, esso viene prima della squadra. Viviamo una vera e propria involuzione, abbiamo sempre cercato di non giocare in undici giocatori. Il calcio invece, è uno sport di squadra, non esistono individualismi».

Arrigo Sacchi premiato dal presidente del “Milan Club Jesi Daniele Massaro” Luca Scortichini

Continua così poi l’ex tecnico rossonero e della Nazionale: «Ho avuto la fortuna di nascere in un piccolo centro, iniziando poi a fare l’allenatore quasi per caso. Ho sempre guardato la testa prima dei piedi. Non ho mai voluto giocatori individualisti, invidiosi o con la testa solo rivolta ai soldi, ma solo i più affidabili. Dopo l’esperienza con le giovanili del Cesena, andai al Rimini e facemmo bene. Poi ci fu anche l’occasione di venire all’Ancona, ma nella medesima giornata mi cercò il Parma e mia moglie aveva delle amiche lì…..Al Parma tenni solo 3 giocatori e portai alcuni ragazzi che avevo allenato nel settore giovanile del Cesena, formando un gruppo giovanissimo che non convinse la piazza, invece vincemmo il campionato. Quando andai al Milan, l’accoglienza non fu delle migliori, ero uno sconosciuto. Berlusconi fu un grandissimo presidente e non volevo che spendesse tanti soldi, perché vincere col bilancio in rosso, secondo me equivale a rubare. Gli proposi subito Ancelotti, sia per le sue grandi qualità tecniche che umane, ma il presidente era contrario, perché aveva subito un grave infortunio al ginocchio e non era tornato al 100% della sua funzionalità. Io gli dissi di prenderlo comunque, e gli promisi di vincere lo Scudetto. Ci siamo riusciti».

In merito all’esperienza rossonera, l’ex allenatore conclude così: «Una vittoria senza merito non è una vittoria. Noi vincevamo da dominatori. Vincemmo a Napoli la partita decisiva per lo Scudetto, il pubblico alla fine si alzò in piedi e ci applaudì. La squadra era formata da un gruppo di persone di altissimo livello. Il Milan del 1989 è stato addirittura considerato dalla UEFA la più grande squadra della storia. Ho sempre pensato che il segreto per fare bene le cose, è amare quello che si fa».

Un ultimo pensiero infine, sulla Nazionale da lui guidata nell’esperienza da CT e a quella vittoria solo sfiorata in occasione del mondiale americano: «Un giorno incontrai un appassionato che mi fece i complimenti per la mia carriera sottolineando però, la mancata vittoria al Mondiale. Chiedendogli che lavoro facesse, mi disse che era un idraulico. Io gli dissi che cosa avrebbe provato se un team di esperti l’avrebbero premiato per essere il secondo idraulico più bravo del mondo…..lui rispose che sarebbe stato comunque felicissimo…..» .

©riproduzione riservata

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