Tra i più autorevoli tifosi leoncelli si racconta dopo una vita passata a seguire la propria squadra del cuore
JESI, 12 agosto 2022 – Memoria storica delle vicende biancorosse, Sergio Trozzi ‘Nicotina’, ripercorre il passato e fa il punto sul presente, con rinnovate speranze verso un futuro più roseo.
Sergio, innanzitutto da quanto tempo segui la “tua” Jesina?
«Seguo la Jesina da oltre 50 anni, precisamente dal maggio del 1965, quando a 10 anni, nel giorno della mia Cresima, andai poi con mio zio all’allora Comunale per la prima volta. La partita era Jesina-Fano, conclusa 2-0. Poi vincemmo quel torneo dopo un estenuante duello con il Città di Castello, salendo nella Serie C unica. Il giocatore che mi rimase più impresso in quegli anni, fu naturalmente Gaudenzio Bernasconi, che venne a Jesi nella stagione successiva dopo una lunghissima esperienza alla Sampdoria. Proprio alcuni giorni fa ha compiuto 90 anni e vorrei inviargli un mio personale augurio».
Tante vittorie storiche come Arezzo, Cattolica, ma anche sconfitte e retrocessioni come quella dalla C/1 nella drammatica ultima di campionato con il Brescia, o ancora lo sfortunato spareggio di Chieti con l’Altamura e, infine, l’ultima retrocessione in mezzo ad una tragica pandemia.
«È vero, in questi anni è successo un po’ di tutto. Vorrei ricordare anche il piccolo “esodo” dei 500 saliti fino ai confini della Slovenia nella trasferta con il Kras Repen, o la trasferta di circa 20 anni fa a San Benedetto, non ricordo se in Serie D o Eccellenza, in cui eravamo invece in 13 unità. Fu come andare nella bocca del leone. Da ricordare altre importanti tappe della storia della Jesina, come la Finale di Coppa Italia di Serie C con la Virescit Boccaleone, persa ai supplementari a Bergamo nell’attuale “Gewiss Stadium”, o quella di Coppa Italia di Eccellenza a Fermo, vinta alcuni anni fa».
In questi anni si sono susseguiti tantissimi giocatori, allenatori, presidenti, chi ti è rimasto di più nel cuore?
«In questi anni ne sono passati tantissimi. Faccio veramente fatica a ricordarli tutti ora. Mi vengono in mente, senza far torto a nessuno, giocatori come Buffone, Paciocco, Rebesco, o altri come Crispino e Borrelli che hanno giocato a Jesi in anni meno gloriosi. Come non citare poi Marchegiani, grande portiere e bellissima persona. Tra i tecnici, il pensiero va subito a Gegè Di Giacomo, Venturini, ed altri più recenti come Ciampelli e lo stesso Strappini».
Quali sono gli aneddoti più curiosi accaduti nelle numerosissime trasferte che hai fatto?
«La prima che mi viene in mente è quella che tutti ricordano con più affetto, quella di Arezzo. Partimmo da Jesi in treno con una damigiana di 58 litri, a Fabriano era già finito tutto e restammo con la damigiana vuota. La vittoria di Ancona in C/1 con il gol di Bonacci poi, fu una gioia immensa. In quella stagione feci 14 trasferte su 17. Saltai solo quelle di Carrara, Legnano e Piacenza. Ad Andria invece, alcuni anni più tardi, dopo un finale infuocato nell’andata a Jesi, nel ritorno vincemmo 2-1 con una doppietta di Stacchiotti. Al termine della gara il clima fu di nuovo incandescente, pensavamo per dei gestacci che fece Novellino a fine gara verso il pubblico di casa, invece, per fortuna, la tifoseria pugliese era arrabbiata con la propria squadra per la sconfitta. Un altro episodio particolare avvenne a Jesi in un derby con la Vigor Senigallia nei primi anni ’80. In un clima molto infuocato nel dopo gara, venne presa in una colluttazione la borsa dell’allora bomber vigorino Del Pelo. La stessa borsa venne poi esposta in bella vista, il giorno successivo, al “Bar Europa”, allora sede principale della tifoseria della Jesina, come “trofeo di guerra”».
Tornando ad oggi, in questa stagione avremo finalmente una Jesina molto competitiva che proverà sino alla fine a star lassù, quale è il tuo pronostico?
«Fare un pronostico oggi è difficilissimo, anche se la Jesina sarà sicuramente tra le prime. È già stata pronosticata d’altronde, come una delle favorite anche da tanti addetti ai lavori. Ci sono tanti ragazzi interessanti, ma il giocatore che potrà fare la differenza, anche se non lo scopro certo io, penso sarà Borgese».
Michele Grilli
©riiproduzione riservata