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Calcio

JESINA FEMMINILE / Iencinella pensa di lasciare e bacchetta procuratori e genitori

Vede un movimento inquinato fatto di illusioni quando invece solo il lavoro del campo stabilirà chi è brava e può pretendere

JESI, 12 giugno 2021 – Siamo alla vigilia dell’ultima trasferta di campionato per la Jesina calcio femminile che domani pomeriggio salirà a Riccione, inizio ore 15.

La vigilia è caratterizzata da una lunga lettera inviataci da mister Emanuele Iencinella, molto puntuale ma dura, che punta il dito contro procuratori e genitori che si sono lasciati prendere la mano, secondo il mister, dall’evoluzione troppo veloce del calcio femminile che incomincia ad essere guardato non più come uno sport perchè quello che dovrebbe essere per tante ragazze una passione o un sogno incomincia a diventare una ‘pretesa’.

“Questo calcio non mi piace più“ attacca Iencinella “Quando nel 2010 mi accostai al calcio femminile per la prima volta, non c’era nessun interesse mediatico, non c’erano risorse economiche e le ragazze (ma anche gli allenatori) erano animati solo dalla passione”. “Oggi la Juventus, e gli altri grandi clubs di serie A sono troppo vicini e troppo in vista. Molte atlete (una buona parte, non voglio assolutamente generalizzare) e le loro famiglie si esaltano con troppa facilità, antepongono il calcio allo studio, credono di essere subito pronte per giocare nel massimo campionato italiano. Giocare per Juve o Milan deve essere un sogno, non una pretesa”. I procuratori fanno capolino, i genitori si vestono da tecnici e diventano incontentabili. “Per questo motivo (la pretesa) ci si affida subito a sedicenti procuratori (per esserlo occorre essere iscritti regolarmente all’albo, ed alcuni lo sono, ed anche realmente bravi). Neanche sarebbe possibile prima dei 18 anni, eppure accade sin dai 14 anni. Giovanissime atlete ti chiedono il tesseramento annuale, con lo svincolo a fine stagione. E se giocano troppo poco, secondo l’opinione di qualcuno, cambiano subito casacca: “Mia figlia gioca fuori ruolo” oppure “La mia assistita gioca troppo poco”.

 

Piedi per terra e guardare in faccia la realtà. “Ho quasi l’impressione, forse sbaglio, che l’obiettivo più importante sia scrivere sui social che la propria è una tesserata di un blasonato club di serie A o di serie B. Va bene anche nelle categorie giovanili. Magari in quel settore giovanile il club famoso la terrà per 2 o 3 anni, e forse in prima squadra neanche giocherà mai. Può succedere che a 18/20 anni venga rispedita a giocare in serie C, per testarne le reali capacità o perché non reputata abbastanza brava per le categorie superiori. E a quel punto il suo percorso di crescita sarà però ridotto ai minimi termini. Ed allora basterà trovare qualche altro capro espiatorio per poter giustificare il preannunciato insuccesso. La realtà è che bisogna stare coi piedi per terra. Saper scegliere attentamente per il futuro proprio o dei propri figli. Non servono subito le categorie “importanti”, servono programmazione e progetti concreti, qualità nel lavoro svolto, passione e competenza da parte dei tecnici”. Anche nel calcio femminile diventa importante e fondamentale il settore giovanile, quelli di qualità fanno la differenza. “Già tra un anno la Serie A femminile sarà di fatto una Super Lega, riservata solo ai 10 maggiori club professionistici, con budget milionari che le piccole società non possono nemmeno immaginare, con squadre che cercheranno atlete mature e già preparate per poter affrontare impegni sempre più duri. E non a caso l’afflusso di giocatrici estere continua ad aumentare. I settori giovanili italiani sono ambienti protetti, sicuramente utili per la crescita del singolo atleta. Ma non tutti hanno qualità nel lavoro svolto. Nei campionati under 17 e under 19 alcune gare sono impari e finiscono con uno scarto di punteggio che ti fa capire che non c’è assolutamente competizione”. Il campionato di serie C scuola di vita, il trampolino di lancio verso la serie A. “Sarà quindi davvero così allenante? O forse è meglio misurarsi con un campionato “senior”? In serie C ti scontri sempre con giocatrici adulte o con altre giovani di talento. La serie C è un’importante scuola di vita, dove impari a diventare grande anche caratterialmente, perché senza “quello” (senza il carattere) in A non ci potrai mai giocare, checché ne dicano genitori o procuratori. Mi domando sempre più spesso se non sia magari opportuno questa carriera percorrerla al contrario, ovvero dal basso a salire. Che poi a scendere è dura, e ci si rimane delusi”. La riflessione, guardando in faccia la realtà. La vita da allenatore guardando in faccia la realtà perchè per arrivare a conquistare grandi risultati serve lavorare e per giocare serve allenarsi e bene. “Sono un po stanco. Non voglio più vedere giocatrici che saltano un allenamento perché dicono che non stanno bene, ma come per incanto la domenica stanno benissimo e vogliono giocare, perchè devono farsi vedere nella diretta facebook. Non voglio più vedere giocatrici scontente perché pensano che hanno giocato fuori ruolo o troppo poco e peggio ancora che mi dicono “me lo ha detto anche papà”. Non chiedetemi di far giocare le vostre figlie, chiedetemi piuttosto di renderle pronte per giocare. Rivorrei il calcio femminile di 10 anni fa, che mi ha dato tante gioie e tantissime soddisfazioni. E me ne continua a dare ogni domenica, perché una parte delle ragazze è rimasta pulita, proprio come allora”. Il calcio femminile è ad un bivio. “Se il calcio femminile sta cambiando e progredendo, questo è cosa buona. Se il calcio femminile sta passando il limite, invece non mi piace più”.

Evasio Santoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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