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Calcio

Jesina / Alessandro Cossu: “Omiccioli ha fatto un capolavoro, ora servono strutture ed interagire con i tifosi”

Servirà pure partire dal direttore sportivo, non dall’allenatore, e dalla comunicazione che nell’era dei social media è fondamentale. Due investimenti per superare il ‘fai da te’ e dare un valore aggiunto essenziale

JESI, 27 maggio 2025 – In attesa che la società comunichi le proprie intenzioni circa il progetto ed il programma per la partecipazione della Jesina al prossimo campionato di Eccellenza, riconquistato, vanno registrati i saluti e le motivazioni che nelle ultime ore, prima il direttore Belkaid e poi mister Mirco Omiccioli, hanno portato all’ambiente leoncello mettendo i puntini su due aspetti fondamentali ai quali, prima di avviare la nuova stagione, non può non essere risolta: la questione delle strutture sportive ed il rapporto con tutta la tifoseria e soprattutto con le quattro sigle (‘eppure il vento soffia ancora’, ‘vecchia macchia’, ‘i vecchi lions’, ‘gruppo blando’) che la scorsa stagione, ben motivandolo, avevano deciso di disertare e lasciar vuota la curva del Carotti.

Ai motivi dell’addio del mister ne aggiungiamo altri due che, per chi oggi fa calcio, anche in Eccellenza, non possono mancare ad una gestione societaria che vuol crescere e rappresentare un intero territorio: la struttura organizzativa, partendo dalla figura del direttore sportivo, con ruoli ben definiti e compiti chiari; la comunicazione, che nell’era dei social media è fondamentale permettendo ai club di interagire con i tifosi, gli sponsor e il territorio. Due investimenti che superano il ‘fai da te’ e danno un valore aggiunto fondamentale.

Al dibattito in corso vuol dare un contributo Alessandro Cossu che conosce bene l’ambiente marchigiano del calcio e soprattutto quello di Jesi.

“Mi dispiace per le dimissioni di Belkaid e di Omiccioli” – ci dice il dirigente sportivo -. “Non conosco il direttore sportivo, molto bene l’allenatore. Mi dispiace tantissimo per il lavoro fatto non solo a Jesi ma nella sua carriera in generale. Con la Jesina ha fatto un capolavoro, è stato vinto il campionato anche per merito della società, e vincere non è mai facile, ed ora il suo passo indietro è una perdita importante”.

 

Omiccioli ha evidenziato la problematica campi e l’assenza dei tifosi?

“Il problema dei campi a Jesi esiste da oltre 15 anni. Diciamo che in qualche maniera si è sempre sopperito alle difficoltà. Sarebbe necessario entrare anche nei particolari e sapere effettivamente i motivi dei rapporti non buoni, dichiarati oltretutto dalla società, con l’Amministrazione Comunale: non solo con l’attuale ma anche con la precedente. Che situazioni ci sono? Quali tipi di rapporti? Giudicare non è facile. Il perché non si trova una soluzione lo sanno solo la società e l’Amministrazione Comunale. In attesa che questo aspetto si chiarisca la società deve organizzarsi, trovare una soluzione, per ripartire al meglio. E’ pur vero che nelle Marche questi problemi ci sono un po’ ovunque ma mi sento di dire che Jesi è quella messa peggio in assoluto. Alla Sambenedettese, ad esempio, si allenano da anni fuori dalla loro sede senza creare problematiche ad allenatori e dirigenti. Per tenere un allenatore come Omiccioli bastava poco. Rinunciare ad esempio ad un giocatore e cercare un campo base, come fanno quasi tutti, nella vicina periferia di Jesi, dove investendo dei soldi si fanno gli allenamenti quotidiani della prima squadra e poi utilizzare il Carotti solo per la rifinitura e la partita domenicale. Si risolverebbe tutto in attesa di quello che verrà e dei chiarimenti necessari. Vincere il campionato senza un programma chiaro, senza giocatori del tuo territorio, senza società solida con idee chiare è fine a se stesso”.

Il passo indietro del mister fanese, visto che anche i giocatori si sono espressi unanimemente mettendo in risalto la forza e l’unione di un gruppo, lascerà il segno?

“Il passo indietro di Omiccioli lascerà un segno perché sono convinto che non è solo la questione campi ad averlo indotto a rinunciare”.

Il pubblico?

“Quello dell’assenza del pubblico è una cosa seria da prendere di petto e risolverla nel più breve tempo possibile. Forse è più importante questo aspetto che costruire la squadra. Jesi, la squadra e la società non possono far a meno della Curva. Fare calcio in un ambiente dove ti sostengono in pochi e dove l’entusiasmo viene meno è il primo problema. Non so come si possa fare ma questo rapporto va ricucito prima di ogni altra cosa. Sono anche convinto che nel momento in cui si risistema questo rapporto la prima partita utile ci troviamo con duemila persone al campo perché anche questi ragazzi hanno fame di tornare a rivedere, sostenere ed incitare la loro squadra del cuore”. 

Cosa produrrà l’arrivo di un nuovo allenatore?

“Bisognerà capire come verrà costruita la squadra – conferme, nuovi arrivi, under – ma se non si cresce a tutti i livelli i problemi saranno gli stessi ed emergeranno in breve tempo”.

Il discorso strutture coinvolge anche il settore giovanile?

“E’ interessante l’evoluzione di tutti i club che fanno calcio giovanile in questa città. Sono cresciuti tutti, come anche quelli di alcune importanti realtà periferiche nella Vallesina che hanno numeri importanti sia quantitativamente che qualitativamente. Sono curioso di poter conoscere quali under della squadra giovanile della Jesina sarà inserito in rosa o meglio occuperà quei ruoli obbligatori nell’undici titolare. Dobbiamo ritornare sempre al periodo Polita presidente per affermare che allora il settore giovanile funzionava ed in tanti anni il club ha costruito le sue fortune quando alla fine della stagione veniva premiato in denaro per aver utilizzato più degli altri i ‘giovani di valore’.  Oggi, i genitori, come penso allora, scelgono soluzioni dove poter portare i propri figlia a fare calcio e la scelta si basa anche a quali tecnici affidarli. Ricordo che quando Polita passò la mano dichiarò di lasciare anche 460 tesserati del settore giovanile. Oggi non mi sembra sia così. Il tutto per dire che l’Eccellenza è un campionato importante dove diventa fondamentale poter contare sugli under costruiti in casa per investire le risorse economiche a disposizione per altre scelte per essere competitivi. Questa è organizzazione, questa è struttura societaria”    

L’organizzazione ha i suoi costi, non solo economici?

“L’organizzazione ha le sue esigenze. Organizzazione significa non trovarsi a vincere un campionato e ripartire da zero. Serve dare continuità. Quanti giocatori di Jesi e dell’hinterland jesino fanno parte della rosa della squadra che dovrebbe essere il punto di riferimento del territorio? Pochissimi, in considerazione del gran numero che invece giocano, addirittura come avversari, in altre realtà vicine. Questo qualcosa vorrà pur dire”.

Ritorniamo sempre al ‘nodo’ settore giovanile?

“Serve un accordo con le società di Jesi per prendere i ragazzi migliori. La Jesina deve essere tra tutte le società che ci sono la più umile, dando l’opportunità ai ragazzi di crescere con continuità a Jesi. Se invece la Jesina si pone al di sopra di tutti, e trovi sempre difficoltà ad interfacciarti, il problema diventa irrisolvibile. Per far ciò serve un cambio di mentalità: tornare a fare le cose in casa propria, tornare a valorizzare i ragazzi del territorio”.   

©riproduzione riservata

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