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Calcio / Ancona, 30 anni al fianco del cavaliere armato: la storia di Marco Osimani

Lo storico magazziniere classe 1961 e anconetano verace, come lui stesso si definisce, rievoca gli oltre 30 di servizio al fianco della prima squadra del capoluogo tra luci e ombre ma con sempre tanta inossidabile  passione come quando afferma: “delle volte una salvezza fa gioire quanto una promozione perché si tratta sempre di una conquista, specie se sofferta, ma che dispiacere soprattutto per quel primo fallimento del 2004. Ora c’è una società con uno staff tecnico coeso che gli auguro possano volare sempre più alto. Penso solo al campo e a far stare bene i miei ragazzi”

ANCONA, 13 dicembre 2024 – All’interno di una qualsiasi società ci sono tanti ruoli, diverse figure, tutte fondamentali per la buona riuscita di una stagione che, per quanto programmata, comporta sempre delle sfide e talvolta pure imprevisti.

Alcuni di questi ruoli compaiono maggiormente, altri invece rimangono dietro le quinte ma altresì fondamentali.

Il meritato riconoscimento assegnato a Marco Osimani, storico responsabile magazziniere premiato domenica scorsa al Del Conero dal socio Stefano Marconi e i vice Presidenti Antonio Recchi e  Robert Egidi, poco prima dell’inizio del derby contro Fossombrone, per i suoi 30 anni di carriera al fianco dell’Ancona calcistica, ne sono un esempio.

30 anni di servizio, un traguardo di tutto rispetto, ma partiamo dall’inizio: come è iniziato il suo binomio con l’Ancona Calcio?

“Il primo approccio fu nel 1988 ai tempi di Cadè ma davo giusto un contributo. L’anno seguente, l’ex segretario dell’Ancona Bizzarri offrì il lavoro a me e ad un mio collega vedendoci sempre all’opera presso il Dorico, il precedente stadio. E da lì è iniziato tutto.”

Qual è il segreto per mantenere alto l’entusiasmo nel corso del tempo?

“La passione. Sia verso il lavoro in sé che per la squadra della propria città, abbinato ad una buona dose di umiltà e sacrificio. Questo mestiere porta via tanto tempo alla famiglia dovendo seguire sempre la squadra in ogni occasione, dai ritiri alle trasferte ed altro. Un piccolo pegno, per così dire, da pagare ma che porto avanti volentieri con passione e dedizione.”

“Oltre ogni categoria” come recita uno dei motti dorici..

“Esattamente. Ho attraversato  con l’Ancona un po’ tutte le categorie dalla Serie A alla D passando per l’Eccellenza. Credo di essere uno dei pochi in Italia, se non l’unico. E devo dire che alla resa dei conti non ho riscontrato particolari differenze.”

Quindi significa che nel tempo le cose sono rimaste pressoché invariate per lei?

“Non è cambiato nulla in 30 anni. Cambiano i personaggi, gli scenari ma il lavoro in pratica non è mai variato.”

Quale è stata invece la sfida più grande che ha dovuto affrontare?

“Mi vengono subito in mente i vari fallimenti subiti. Nel 2004 ad esempio, eravamo praticamente  sotto ad un treno. Allora arrivò Sergio Schiavoni che ci tirò fuori e dopo qualche anno riuscì a riportarci in serie B. Il fallimento sotto la gestione Pieroni è stato terribile, veramente duro da digerire. Ricordo che lo avevamo appreso durate un’amichevole a Moie di ritorno dal ritiro ad Arcevia. Poi come ben sappiamo sono susseguiti anche altri periodi bui, ma quello essendo stato il primo è stato il più devastante in assoluto. Almeno per me”.

Parlando invece di aspetti piacevoli, quale è il ricordo più bello che porterà sempre  con sé?

“Sicuramente tutte le vicende coronate con le vittorie dei campionati. Anche una salvezza delle volte fa tanto esultare: quando in ultimo riesci a salvarti quando eri ormai  rassegato (o quasi) a retrocedere, provi una gioia molto simile se non uguale ad una promozione.”

Come descriverebbe invece il tipo di rapporto che si dovrebbe instaurare, a suo avviso, tra la squadra e tutto lo staff tecnico?

“Per raggiungere certi obiettivi ci deve essere unità di intenti da parte di tutti. A cominciare da me che sono “l’ultimo della lista” per così dire, fino alla società. L’amalgama è fondamentale e in questo caso devo dire che c’è. La scelta di inserire Gadda, Guerini e Bruniera è stata azzeccata per ricreare entusiasmo e voglia di calcio (quella c’è sempre stata in fin dei conti). Dopo il crack del 4 giugno la passione da parte della piazza si era un po’ affievolita ma in fondo è un po’ come il fuoco sotto la cenere, mai del tutto spenta e sempre pronta a riaccendersi. Gli abbonamenti sottoscritti  durante la campagna, tanto per fare un esempio, lo hanno dimostrato. La società ha sempre lavorato per porsi obiettivi.”

Riguardo la società per l’appunto, alla neonata SSC Ancona cosa vorreste augurarle?

“Gli auguro di proseguire sempre su questi binari, di agire sempre per il meglio e in discesa, porsi obiettivi sempre maggiori. Non entro in merito circa le vicende interne. A me interessano il campo, il risultato e il benessere della squadra e dello staff tecnico così che possano prepararsi al meglio grazie anche al mio contributo. Ancona è stata una bella realtà  del territorio con 15/16 campionati di serie B alle spalle e vedendo pure la serie A, e deve tornare ad esserlo anche in futuro. Essendo anconetano verace nonché ex ultras nei lontani fine anni 70, per quelli come me, è tutto amplificato.”

Dato che per sua stessa ammissione rappresenta il primo dei tifosi per così dire, che messaggio vuole dare a tutti i supporter biancorossi?

“Poche parole semplici e dirette, un po’ come sono io: continuare a fare quello che già stanno facendo, che lo fanno alla grande.”

©riproduzione riservata

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