Per la prima volta la Fitp ha più tesserati della Figc: per Bolognesi, presidente Marche, “una sorpresa, ma fino a un certo punto”
SENIGALLIA, 30 Ottobre 2026 – La notizia non smette di fare rumore: per la prima volta nella storia, la Figc non è la federazione con più tesserati in Italia: l’ha superata la Fitp, la federazione italiana tennis che da qualche anno anche nella sua denominazione ha assorbito pure il padel.
I dati, forniti dal Coni, si riferiscono alla fine del 2024: i tesserati della Fitp sono 1 milione 162.477, quelli della Figc 1 milione 123.054.
Ne parliamo con Andrea Bolognesi, che guida il Comitato Marche della Fitp, e che non può che essere soddisfatto.
Bolognesi, che effetto fa?
“Una bella sensazione: indubbiamente in questi giorni la nostra Federazione è salita alla ribalta grazie a numeri importanti, anche nelle Marche”.
Se l’aspettava?
“Una sorpresa, ma fino a un certo punto. Sapevamo di aver superato il milione, e quello era già un grande traguardo”.
Nel contesto vincente quale è il contributo delle Marche?
“Sicuramente importante. Vero, in Italia ci sono ancora 11 regioni dove il calcio prevale, e le Marche sono tra queste: ma l’aumento è enorme anche qua, dove già da qualche tempo siamo secondi davanti alla pallavolo che ci aveva a lungo preceduto”.
Cosa ha fatto la differenza negli ultimi anni?
“La Federazione ha lavorato davvero tanto sul territorio, creando un modello vincente che coinvolge tutte le regioni, Marche comprese: non avevamo mai avuto un numero di giocatori così elevato di atleti di alto livello. Certo avere un campione come Jannik Sinner aiuta e un campione così può nascere ovunque ma l’altissimo livello medio dei nostri giocatori non è un caso, bensì il frutto del lavoro enorme della Federazione e dei circoli”.
Con Sinner infortunato, si è già visto meno tennis in tv nonostante i risultati positivi di Cobolli e Musetti. Questo boom rischia di essere effimero o l’Italia può davvero smettere di essere un Paese calciofilo?
“Lo sport più popolare resta il calcio, al di là dei tesserati, ma la cultura sportiva sta già cambiando. Dobbiamo continuare a lavorare duramente su attività di base e formazione per evitare che si ripeta quanto successo dopo la Davis vinta nel 1976: tramontati i big, per troppi anni il tennis è stato relegato nei trafiletti. Non deve più succedere”.
La politica che può fare?
“Mostrare maggiore sensibilità nell’investire nell’impiantistica sportiva, mediamente datata. Ci sono circoli che hanno dovuto stoppare le iscrizioni per mancanza di spazi.
Senza questo problema, avremmo numeri ancora maggiori”.
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