Il 5 settembre 2010 il sindaco Belcecchi, con Bruna Aguzzi assessora allo sport, gli intitolò la Curva Nord dello stadio Carotti
JESI, 22 marzo 2021 – Da 11 anni, ogni 22 marzo, celebriamo la figura di Stefano Forconi.
L’uomo, lo sportivo, l’amico di tutti.

Colui che con la sua genuinità senza veli, sapeva toccare le corde vitali degli uomini.
Un gol era utile per vincere una partita, magari in quei terreni ruvidi e sabbiosi, un rinvio vigoroso serviva per difendere un risultato, ma con lui ciò che contava davvero era il gruppo, l’abbattimento delle barriere sociali, “gli ultimi” che diventavano protagonisti.
Un allenatore di provincia senza divise griffate ma con pane e salame in tasca.
Uno Jesino fino al midollo. Un signore grande e grosso che aveva scelto di condividere con gli altri la grandezza dello sport e la magnificenza della vita.
Undici anni dopo, possiamo dire senza dubbi che senza di lui, tutti noi che lo abbiamo conosciuto a fondo, siamo più poveri, e anche la città è spoglia.
Il 5 settembre 2010, a sei mesi dalla scomparsa di Stefano, l’amministrazione comunale guidata da Fabiano Belcecchi, con Bruna Aguzzi assessora allo sport, gli intitolò la Curva Nord dello stadio Carotti.
Una targa in granito inevitabilmente esposta alle intemperie climatiche e ai segni del tempo.
Da allora il nulla. Non un ricordo ufficiale, una piazza, una via, un torneo, soltanto il silenzio.
Se è vero che i sentimenti restano emozioni private, allo stesso modo gli esempi virtuosi per esser tramandati vanno condivisi.
Una città che si vanta di esser “capitale Europea dello sport” non può dimenticare i suoi figli migliori.
Stefano Forconi, magari insieme a Mario Fioretti, l’amico arbitro di mille e una partita, hanno il diritto di entrare nel gotha di Jesi, chissà, forse proprio in quella piazza Federico II che li ha visti protagonisti fin da bambini e che oggi, volenti o no è destinata a cambiare forma.
Nel nostro cuore per Stè ci sarà sempre un posto speciale, ma far rimanere viva la sua memoria pubblica sarebbe un grande regalo da consegnare alle nuove generazioni.
Marco Pigliapoco
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