Così la pensa Guido Angelozzi, e non solo, ex centrocampista leoncello nella stagione 1985-86 ora dirigente del Frosinone calcio
JESI, 15 giugno 2022 – Giovane è bello e coraggioso!
Bisogna però crederci in certe scelte e non far prevalere l’umore del momento o, come in casi come questi, l’andamento dei risultati. Passare dall’altare alla polvere nel giro di 48-72 ore è esercizio del mondo pallonaro, dei commenti da bar, sicuramente leggittimi perchè tutti hanno diritto di dire cosa pensa.

Guido Angelozzi dal sito del Frosinone calcio
Esiste però chi è chiamato a costruire, con intelligenza, il futuro!
Parliamo ovviamente di Roberto Mancini commissario tecnico, dell’Italia del calcio, di quello che gli azzurri hanno prodotto negli ultimi quindici giorni nelle varie partite disputate. Vogliamo anche riportare quello che abbiamo letto sulla pagina social ‘Il calcio latino’ che secondo noi spiega meglio di tutti l’attuale situazione: “Per esempio, se chiamasse il centravanti della Juve, come si chiama? Non è italiano? E non può giocare? E il centravanti della Roma o quello del Milan? Quello bravo dell’Inter? Nemmeno quello della Fiorentina o dell’Atalanta o del Bologna, del Napoli, del Cagliari, dell’Udinese? Ma se rientrasse Boninsegna? Ecco, telefoniamo subito a Boninsegna”.
Capire ed ammettere che il movimento calcistico italiano è purtroppo quello che in questo momento ci è davanti sarebbe il passo giusto verso una costruzione di un qualcosa che tutti, ma siamo certi di questo!!!, vogliono.
Chi oramai non è più giovane come noi si ricorda benissimo di Guido Angelozzi centrocampista con la maglia della Jesina nella stagione 1985-86 serie C2, allenatore prima Renato Zara e poi Bruno Piccioni, presidente Leopoldo Latini e direttore sportivo Ermanno Pieroni, quando la Jesina arrivò quarta in campionato alle spalle di Teramo, Martina Franca e Maceratese e disputò e, purtroppo perse, la finale nazionale di Coppa Italia contro il Virescit a Bergamo (1-1 a Jesi, 3-2 dopo i tempi supplementari allo stadio Atleti Azzurri d’Italia).
Perchè parliamo di Angelozzi? Classe 1955 ha giocato con le maglie di Catania, Paganese, Fano, Barletta, Jesina prima di iniziare la sua carriera da direttore sportivo ad Andria per poi passare alla Reggiana, Catania, Sambenedettese, Perugia e Lecce dove ha conquistato due promozioni in Serie A.
Di seguito, dopo altre esperienze, ha trascorso tre anni nel Sassuolo ed infine nel Frosinone dove tuttora è un dirigente di spicco ed affermato.
Parliamo di Angelozzi perchè di recente ha espresso una opinione sulla nazionale di calcio italiana che vale la pena riportare: “In questo momento l’unico coraggioso è Roberto Mancini che sta dimostrando di avere competenza e coraggio. Il resto delle società italiane, a parte il Sassuolo e qualche altra, sono poco coraggiose a mettere in campo giocatori giovani e ne risente la nazionale. Se tutti seguissimo questo esempio, fra qualche anno avremmo grandi risultati per l’Italia”
(e.s.)
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