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Promozione / Jesina, vigilia di una lunga attesa tra amarcord e speranze

A Fermignano potrebbe chiudersi un lungo periodo dove il club leoncello, sul campo, ha vinto l’ultimo campionato nella stagione 1993-94 e la finale di Coppa Italia nel 2009. La testimonianza del direttore generale Alessandro Cossu, personaggio di spicco nella storia del calcio leoncello, presente in società in entrambi le circostanze

JESI, 2 aprile 2025 –  Siamo alla vigilia di quello che potrebbe diventare un giorno storico per il calcio jesino, la vittoria di un campionato.

L’ultima volta risale alla stagione 1993-94, campionato di Eccellenza, e promozione in serie D. Poi, nel 2009, la Jesina nella finale di Coppa Italia, sempre campionato di Eccellenza, a Fermo si impose per 1-0 contro il Piano San Lazzaro.

Cossu e i giocatori leoncelli in festa dopo la conquista della Coppa Italia a Fermo

Testimone di questi due eventi Alessandro Cossu, dirigente jesino, in entrambe le occasioni direttore generale della società presieduta da Sebastiano Carzedda (campionato) e squadra allenata da Marco Venturini e dal presidente Marco Polita (Coppa Italia) con la squadra allenata da Giovanni Trillini.

Negli anni successivi, fino ai giorni odierni, per ciò che riguardano salti di categoria o retrocessioni da ricordare la promozione in serie D dopo gli spareggi play off persi in finale contro il Kras (allenatore Gianluca Fenucci e presidente Marco Polita); la retrocessione dalla serie D all’Eccellenza (2017-2018) con la finale play out persa a Sant’Egidio alla Vibrata contro il San Nicolò (allenatore Daniele Di Donato che in corsa aveva sotituito Francesco Bacci che a sua volta era subentrato a Franco Gianangeli, presidente Marco Polita) anche se poi in estate i leoncelli furono riammessi alla categoria superiore; la retrocessione in Eccellenza 2019-2020 (allenatore Sauro Trillini che era subentrato ad Andrea Cucchi che a sua volta aveva sostituito Omar Manuelli, presidente Gianfilippo Mosconi) in una stagione conclusasi con l’interruzione anticipata della stagione a causa del Covid; retrocessione in Promozione, stagione 2023-24 (allenatore Simone Strappini, presidente Giancarlo Chiariotti).

“Si veniva da due anni di Eccellenza dopo il fallimentoci racconta la sua esperienza di quel campionato e di quel 15 maggio 1994 Alessandro Cossudove non si era riuscito a vincere nonostante si presero tanti giocatori da fuori regione. il 1993-94 fu un’annata di rinnovamento con  il coinvolgimento di tutte le società di Jesi per avere i migliori giovani. Tutti i giovani della rosa erano di Jesi: si fece tornare Chierici da Castelferretti, Massimi, che veniva da Ancona avendo fatto settore giovanile a Cesena, un giovane Giovanni Fenucci dalla Vis Pesaro, Giovanni Trillini. Altri componenti la rosa tutti della zona con il giocatore più lontano proveniente da Civitanova. A novembre arrivò Bidini che abitava a Riccione”.

Alessandro Cossu

Anche il mister da fuori provincia? “Arrivò Marco Venturini allenatore emergente ed esperto. Si programmò il ritiro a Poggio San Marcello volutamente per formare un gruppo forte: Micheloni il capitano, Gianluca Fenucci, Danilo Tacchi, Renzo Morreale, Neno Piattella ed altri. Giocatori top e esperti nello stesso tempo”. Ambizioni? “L’idea era quella di puntare a vincere e non l’abbiamo mai nascosta nonostante ci siano stati dei momenti in cui abbiamo dovuto ricompattarci”. La squadra era seguita dalla Jesi sportiva? “Dalla prima partita il pubblico e la curva ci hanno spinto, e criticato, quando c’era bisogno, stimolandoci a non mollare un attimo anche nelle difficoltà. Per quello che mi ricordo in casa si andava sempre oltre le 1400 presenze”.

Jesi e la sua Valle dell’epoca con la foto in prima pagina dei tifosi a Lunano

Come finì? “Arrivammo al primo match point a Lunano con la montagnetta che ospitava i nostri tifosi straccolma: un vero spettacolo documentato con foto. In quella gara, se vincevamo, avremmo vinto matematicamente ma non fu così. Finì con un pareggio e tutto venne rimandato”. Poi Sant’Angelo in Vado? “Arriviamo alla trasferta di Sant’Angelo in Vado dove era sufficiente non perdere per avere la matematica certezza della promozione in serie D. Ricordo che fu una settimana durissima. Da Sant’Angelo arrivavano notizie e telefonate che ci avrebbero aspettato non regalandoci niente. Ci fu un esodo massiccio, oltre 1300 tifosi perché non vi erano altri posti. Noi dirigenti e il mister in settimana, soprattutto alla vigilia, abbiamo cercato di tenere l’ambiente tranquillo per non creare nervosismo ai giocatori meno esperti”. Ed arriva il momento della partita? “Il giorno della gara arriviamo a Sant’Angelo trovando un ambiente ostile che subito è passato in second’ordine all’arrivo dei nostri tifosi. Uno spettacolo, una bolgia: dovevamo solo scendere in campo sapendo che eravamo la Jesina, ma soprattutto con un pubblico così eravamo in 15 a giocare. Ci fu continuo incitare e cantare e dopo la punizione bomba di Micheloni fu l’apoteosi”. Al fischio finale? “Vennero giù tutte le reti di recinzione, che ripagammo volentieri, e tutti in campo ad abbracciarsi. Interviste, radio e televisioni, con i giornalisti jesini c’era un rapporto di stima e collaborazione molto positiva, ci sono stati sempre vicino nel rispetto dei ruoli, e dopo dentro lo spogliatoio a cantare e ballare, ma il bello doveva venire”. Cioè? “All’arrivo a Jesi già dalla curva di viale Cavallotti non si passava più col pullman. Vedere la gioia dopo due anni di delusioni, con la gente che piangeva, all’interno dei giardini pubblici e la strada stracolma con le macchine ferme che suonavano a festa è una cosa indimenticabile. Il sottoscritto con giacca e cravatta e Renzo Morreale dentro la fontana, la gente che ci abbracciava e poi tutti al ristorante Tabano a festeggiare con i tifosi della curva che ci raggiunsero. Ricordo anche che i festeggiamenti si sono protratti per quasi un mese”. Una esperienza unica? “Per un giovane dirigente come me, dirigente per la squadra della città dove vivevo, la soddisfazione più grande è stata il rapporto con i giocatori e la società del presidente Carzedda e i vice Guenci e Rosati. Il povero mister Venturini, al termine della partita, mi ringraziò con un grande abbraccio dicendomi se non avessi avuto te al mio fianco non lo so se ce l’avremmo fatta”.

©riproduzione riservata

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