58 anni fa Roberto Strulli, portiere dell’Ascoli, perdeva la vita in un fortuito scontro di gioco nel derby contro la Sambenedettese: una morte sul lavoro che non deve essere dimenticata
ASCOLI PICENO, 14 Febbraio 2023 – 14 febbraio 1965, San Valentino di morte allo stadio.
Sono passati ormai 58 anni, ma il ricordo di chi c’era è ancora incancellabile.
Quel giorno, al glorioso e da tempo abbandonato (tra non poche polemiche) stadio Fratelli Ballarin di San Benedetto del Tronto, c’è la partita delle partite: il derby tra la Sambenedettese e il Del Duca Ascoli, campionato di serie C.
Contro l’Ascoli di Carletto Mazzone, che però ancora è soltanto giocatore e non allenatore, la Samb sta vincendo 2-0 per le reti di Pucci e Piccioni, tra l’entusiasmo di uno stadio gremito per il derby della quarta giornata di ritorno, quando avviene la tragedia, così allora raccontata al Resto del Carlino dall’arbitro, il signor Paolo Pfiffner di Torino:
“Il primo tempo stava per terminare, con la Samb in vantaggio per due a zero, quando un giocatore della Samb ha tirato in porta: il portiere del Del Duca, Strulli, si è gettato in una magnifica parata, ma all’ultimo istante il pallone gli è scivolato di mano, a due-tre metri.
Ha fatto un balzo per riprenderlo, un tuffo in avanti. In quel momento sulla sfera si era gettato anche un attaccante avversario, Alfiero Caposciutti, che però, vedendosi precedere dal portiere, molto sportivamente ha spiccato un salto, cercando di scavalcarlo.
Purtroppo – ero a pochissima distanza e ho visto bene – il ginocchio dell’attaccante ha colpito con violenza la mascella di Strulli, proteso a ghermire il pallone. Ho sentito un agghiacciante scricchiolio d’ossa. Strulli ha fatto un movimento, sull’erba, poi non si è più mosso, aveva gli occhi sbarrati, era in coma.
I giocatori sono rimasti calmi, il pubblico in silenzio: il fallo era parso a tutti chiaramente involontario.
Uno solo gridava sul campo, Caposciutti. Era rotolato a terra, si era subito alzato gridando: ‘Arbitro, l’ho colpito, l’ho colpito io’ ed appariva in preda a una grave crisi nervosa”.
Strulli, nonostante i tentativi di salvargli la vita, spirò il mattino successivo in ospedale a San Benedetto del Tronto tra lo sconcerto e il dolore generale, anche perché durante la partita (terminata poi 4-0 per la Sambenedettese) al Ballarin si erano sparse voci ottimistiche – ma infondate – su una sua ripresa: portiere di origine toscana, aveva appena 26 anni e stava per diventare padre.
Ad Ascoli giocava da quattro anni, ma solo in quel torneo era diventato titolare inamovibile.
La sua tragica fine scosse le comunità di San Benedetto del Tronto ed Ascoli Piceno: così vicine, così diverse, così legate ma allo stesso tempo così rivali, tanto che qualche momento di tensione non mancò in seguito a quanto avvenuto quel 14 febbraio.
Una data che sconvolse anche la vita dell’attaccante rossoblù Alfiero Caposciutti, 23 anni, sfortunato protagonista di un incidente di gioco fortuito, di cui non aveva alcuna colpa, come riconosciuto grazie anche a una fotografia che testimoniava l’assoluta involontarietà del contatto tra i due giocatori: anche Caposciutti era toscano e addirittura aveva iniziato la sua carriera da portiere, prima di spostarsi in attacco e mettersi a fare gol, 11 in quel suo primo e drammatico anno alla Samb.
Oggi ha 81 anni e da tempo ha avuto modo di abbracciare la famiglia Strulli, compreso il figlio del portiere, Roberto, che ha preso il nome del padre.
Strulli e Caposciutti: due giocatori di quel polveroso e sostanzialmente povero calcio di provincia degli anni Sessanta, separati da maglie di colore diverso, ma uniti da uno sfortunato incidente di gioco in un pomeriggio del giorno di San Valentino di 58 anni fa: una data che a San Benedetto del Tronto ed Ascoli Piceno – dove recentemente a Strulli è stato intitolato un piazzale – nessuno ha mai potuto dimenticare.
Non così nel resto d’Italia, dove di quel tragico giorno si è colpevolmente persa la memoria: succede, quando episodi pur drammatici avvengono non in grandi centri ma in un piccolo stadio locale come il Ballarin, che nel 1981 sarà teatro di un’altra assurda tragedia, la morte in un rogo di due giovani tifose, Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, prima del match tra Sambenedettese e Matera, sempre di serie C.
Questa è un’altra (altrettanto triste) storia, ma la vicenda Strulli dimostra che anche le tragedie, purtroppo, a livello mediatico non sono tutte uguali.
Invece, non bisognerebbe mai dimenticare, perché quella del portiere ascolano non fu niente di meno di una morte sul lavoro.
Alla fine della stagione la Sambenedettese chiuderà ottava, l’Ascoli quarto: da lì a qualche tempo entrambe avrebbero fatto meglio, salendo in serie B i rossoblù e addirittura in A i bianconeri, ma quello fu comunque un torneo sostanzialmente positivo per entrambe.
I risultati del campo, però, dalla memoria sarebbero rapidamente svaniti: quel campionato 1964-65 sarebbe sempre rimasto quello della scomparsa, nel giorno di San Valentino, di Roberto Strulli.
Un ragazzo di 26 anni che stava solo facendo al meglio ciò che era la sua passione e il suo lavoro, giocare a calcio.
©riproduzione riservata