11 maggio 1980: la Vigor vince ai rigori e sale in serie D davanti a 6.000 spettatori. Giuliano Gioacchini, l’eroe di quel giorno
SENIGALLIA, 15 Aprile 2021 – Prosegue, per il centenario della Vigor, il viaggio nei momenti più importanti della storia rossoblù, che si ferma stavolta allo spareggio di Osimo che nel 1980 sancì contro il Corridonia il salto in serie D.
Grazie al membro del Comitato per il Centenario Giorgio Marcellini, a distanza di 42 anni sono state raccolte le testimonianze di quella giornata, in cui, davanti a 6.000 spettatori, la Vigor vinse un’autentica battaglia di 120 minuti soltanto ai calci di rigore.
“Noi venivamo da un altro spareggio vinto, contro il Tolentino, sempre ai rigori, la settimana precedente – ricorda il difensore del Corridonia Serafini – Avevamo vinto il girone B di Promozione, mentre la Vigor aveva dominato l’A. Eravamo stanchi ma rendemmo la vita dura a una Vigor strafavorita: in quegli anni anche il Corridonia era forte. Col Tolentino c’erano 7.000 spettatori e in casa ne avevamo 1.500-2.000 di media”.
“Effettivamente fu una sofferenza. Avevamo dominato il girone A di Promozione, vinto con 16 punti di vantaggio sulla seconda in appena 30 giornate e coi 2 punti per la vittoria. Ma sudammo le proverbiali sette camicie contro il Corridonia che si era aggiudicato il B soltanto con uno spareggio”, ammette l’allenatore di quella Vigor, Paolo Beni.
Il mister, che poi ebbe un’altra esperienza alla Vigor in C2, quel giorno schierò i rossoblù con Gioacchini, Mancini, Solazzi, Nissoli, Farinelli, Straccia, Chinea, Giuliani, Gallina, Mencarelli e il compianto Ciotti.
Dopo essere passata in svantaggio, la Vigor pareggiò su autogol, poi vinse 4-2 ai rigori grazie alle prodezze del suo portiere Giuliano Gioacchini e al penalty decisivo di Marco Alessandrini, subentrato durante l’incontro.
“Se penso a Osimo, la prima cosa che mi viene in mente fu l’emozione nel vedere tutti quei senigalliesi al Diana – sottolinea Alessandrini – C’era un entusiasmo incredibile in quel periodo attorno alla Vigor. Io ero a Senigallia dal 1974, ma all’inizio non fui contento di venire. Dopo una bella stagione al Forlì avevo fatto un provino al Cagliari di Gigi Riva e avevo capito che sarei stato preso. Invece, non so perché, non fui richiamato: così mi ritrovai alla Vigor, neopromossa in D, nel 1974, chiamato dall’allenatore Enzo Gerardi, con cui avevo giocato al Forlì. Chiaro che all’inizio ero amareggiato ma a distanza di anni posso dire che fu la scelta giusta: a Senigallia ho messo su famiglia ed è ormai la mia città, una città che amo”.
Ma prima di Alessandrini, l’eroe di quel giorno fu il portiere Gioacchini, tanto che il centrocampista del Corridonia Luigino Cavalieri sottolinea che a causa dell’estremo difensore ex Falconarese non ebbe nemmeno l’opportunità di tirare il suo rigore. “Sarei stato l’ultimo. Ma ne sbagliammo tre in precedenza e perdemmo senza arrivare al mio tiro dal dischetto…”.
“Impossibile non avere bene in mente quel giorno – sospira invece Gioacchini, 67 anni – Gara difficilissima tecnicamente: il Corridonia aveva giocato uno spareggio la settimana prima ed era più rodato di noi che avevamo festeggiato da tempo la vittoria nel girone A. Ma io ero andato a vedere il loro spareggio con mister Beni, e avevo studiato i loro tiratori. E poi, di rigori, ne avevo parati pure prima. Quando il Corridonia andò per il primo rigore parai: l’arbitro fece ripetere, ma io, più arrabbiato che mai per quella decisione, parai anche la ripetizione. A quel punto prese loro il terrore: ne segnarono uno solo”.
“Ho avuto la possibilità di giocare anche nell’Italia Dilettanti – continua Gioacchini – ma quello fu il mio unico torneo alla Vigor. Ci rimasi male, speravo in un trattamento migliore. Ma a Senigallia avevo lasciato amicizie come l’indimenticabile massaggiatore Maggiorino Marchetti, per noi giocatori come un padre. Qualche tempo dopo tornai a vedere una partita: erano state costruite la tribuna e la curva e un tifoso scherzando mi disse: vedi, te ne sei andato, e abbiamo rinnovato lo stadio. Io lo guardai e risposi: già, ma senza di me e quello spareggio di Osimo non l’avreste mai avuto lo stadio nuovo!”.
Ai rigori per la Vigor segnò pure il centravanti Luciano Gallina: classe 1952, ha lasciato un segno indelebile nel calcio marchigiano degli anni ’70, non solo a Senigallia ma pure a Civitanova e Fabriano: “venni alla Vigor nel 1979, a torneo iniziato, chiamato dal diesse Piero Angelucci – ricorda – Provenivo dall’Alcamo, serie C2, ma ero cresciuto nel Tevere Roma giovanissimo, pur essendo veronese d’origine. Quella Vigor era fortissima, al di là della mia presenza. Penso ad esempio a ‘Gilda’ Giuliani: sulla fascia destra per tecnica e rapidità un vero fuoriclasse”.
Proprio con uno dei tanti gol di Gallina, all’ultimo minuto, la Vigor aveva battuto in campionato il Fabriano, suscitando in diretta radiofonica l’esultanza del presidentissimo Walter Vignoli, che poco prima, davanti a un gol fallito, era invece incappato in diretta in una imprecazione irripetibile.
“Uno dei tanti aneddoti di quegli anni magici – ricorda Giorgio Marcellini – Con Tonino Pigini ero tecnico di Radio Velluto, allora gestita dalla Chiesa. Don Mario Cecchini chiamò me e Tonino a recitare 100 Padre Nostro ed altrettante Ave Maria all’Opera Pia, per punizione dopo quella imprecazione del Presidentissimo in diretta radio: soltanto dopo aver assistito alle nostre preghiere Don Mario ci diede l’assoluzione”.
Il secondo di Gioacchini era invece Andrea Vescovi, storico numero 12 della Vigor prima di ricoprire il ruolo di numero 1 nella serie D 1985-86:
“Io ad Osimo non avevo nemmeno 20 anni e anche se non giocai provai una grande soddisfazione – evidenzia l’ex guardiano tra le altre pure dell’Osimana – Tra l’altro avevo un ottimo rapporto col portiere titolare Gioacchini: una foto ci ritrae festeggiare assieme a fine partita. Durante la stagione regolare giocai diverse volte: mister Beni diede spazio anche alle riserve visto che avevamo vinto il torneo con largo anticipo. Per me, tifoso della Vigor, quel giorno anche dalla panchina fu comunque splendido”.
Come per le migliaia di vigorini che in quella domenica di maggio (11) invasero il Diana.
Andrea Pongetti
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foto di copertina: Bianchelli senza tribuna







