Accadde al Ponterosso, l’8 agosto 1971: l’allora ventunenne romano batte Mulligan ed è il primo italiano a vincere un torneo Open, una lista che ora ha superato quota 100
SENIGALLIA, 9 Aprile 2025 – Chissà se ci sarebbero stati i trionfi di Sinner, Berrettini, Musetti e, da ultimo, proprio domenica scorsa 6 aprile, di Cobolli e Darderi, doppietta nello stesso giorno, se non ci fosse stato quello del Trofeo d’Argento di oltre mezzo secolo fa.
Il principio della gloria fu infatti a Senigallia, precisamente sulla mitica terra rossa del Ponterosso, oltre 50 anni fa.
É l’8 agosto 1971, fa caldo, siamo in piena estate, il lungomare della rinomata Spiaggia di Velluto è pieno di gente e stranieri come ci si attende da una città tra le più importanti in Italia dal punto di vista turistico.
La Rotonda, simbolo cittadino, fa bella mostra di sè, ma proprio a due passi dal suo splendore si gioca a tennis.
C’è un torneo importante in quegli anni a Senigallia: si chiama Trofeo d’Argento, o Senigallia Open, esiste dal 1965 e ha visto come primo vincitore Nicola Pietrangeli.
Da allora son passati 6 anni, siamo nel 1971, il torneo è cresciuto d’importanza ed è entrato a far parte del circuito professionistico Open nato l’anno prima, che poi si chiamerà Atp.
Nessun italiano ha però ancora mai vinto un torneo dall’inizio della nuova era che sta cambiando il tennis rendendolo anche economicamente più ricco per i protagonisti, ma quel giorno a Senigallia in finale c’è un giovane romano di cui molti hanno già iniziato a parlare: si chiama Adriano Panatta, ha 21 anni ed è a un passo dal suo primo successo in carriera.
Nell’atto conclusivo, in un campo centrale del Ponterosso stracolmo di pubblico, proprio lì, sul lungomare, a due passi dalla Rotonda, Panatta si trova di fronte Martin Mulligan, che di anni ne ha 31, è australiano naturalizzato italiano – tanto che lo chiamano ormai tutti Martino – e il torneo di Senigallia lo ha già vinto nel 1968 e 1969, inserendosi in un palmares prestigioso, che vede tra i vittoriosi anche Ion Tiriac.
Mulligan non è l’ultimo arrivato, e non solo perché ha dieci anni di esperienza più del suo avversario: è stato finalista a Wimbledon e agli Australian Open per ben tre volte, sia in singolare che nel doppio maschile e misto, e sulla terra rossa ha vinto gli Internazionali d’Italia nel singolo sia nel 1963, che nel 1965 e 1967.
Ma non c’è storia: Panatta vince nettamente 6-3 7-5 6-1 e consegna quella data agli annali: per sè stesso, che vince il primo torneo di una carriera che lo porterà ad essere campione del Roland Garros, a vincere la Davis – entrambi nell’anno magico 1976 – e a diventare, almeno fino all’arrivo di Sinner, il più grande tennista azzurro.
Ma anche per il tennis italiano, che per la prima volta si aggiudica un torneo professionistico.
Ne seguiranno altri 100: domenica infatti la doppietta di Flavio Cobolli (Bucarest) e Luciano Darderi (Marrakech) hanno portato i trionfi azzurri a 101.
Inevitabilmente, nel riproporre questa lista così lunga grazie soprattutto ai tornei vinti negli ultimi anni (ben 47 dal 2018 al 2025, mentre erano stati poco di più, 54, dal 1971 al 2017), l’occhio è scorso al primo nome della lista, quel Senigallia Open del 1971.
Con nostalgia, perché il torneo non esiste più da mezzo secolo – ultima edizione nel 1973 – ma anche i campi – davvero un pugno al cuore – ormai sono abbandonati da oltre dieci anni, dopo essere stati convertiti, in precedenza e tra i mugugni degli appassionati, dalla gloriosa terra rossa al cemento.
Eppure sono rimasti nella memoria di tutti, tanto che il gruppo facebook «1971-2021, 50 anni dalla vittoria di Adriano Panatta a Senigallia» gestito dall’appassionato senigalliese Andrea Bocchini, conta post, commenti e memorabilia praticamente giornalieri.
Ed è giusto così, perché – chissà – se non ci fosse stato quel trionfo di un giovane Panatta sulla terra rossa del Ponterosso tra l’entusiasmo dei senigalliesi, forse oggi il tennis italiano racconterebbe una storia diversa, e meno vincente.
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