Medaglia di bronzo, classe 2006, che lancia un appello: “più strutture e attenzione anche per gli sport ‘minori’ per non uccidere una passione”

MONTE SAN VITO, 29 settembre 2023 – Altra giovane promessa dello sport targato Monte San Vito: Riccardo Cerasa, medaglia di bronzo nell’ultima tappa del campionato italiano di Dayco Racing Quad, categoria Trofeo Italia, svoltosi in Umbria a Campello sul Clitunno.
Il classe 2006, residente a Monte San Vito e associato al Motoclub Monsavitese, conclude così con ottime posizioni il week-end di gara con la conquista finale del terzo podio.
Un traguardo importante, utile a enfatizzare l’attenzione non solo sul giovane pilota e sullo sport cittadino ma anche su un’interessantissima realtà come quella del circuito quad. Fin troppo spesso messo mediatamente in secondo piano, almeno fino ad ora, merita indubbiamente una maggiore attenzione. Ne parliamo con il diretto interessato:

Quad, dal blog Valle Umbria Sport
Innanzitutto si presenti e ci racconti come è nata questa sua passione. Perché all’interno della categoria motori ha scelto proprio il quad, cosa l’ha colpita?
“Riccardo Cerasa, classe 2006, nato ad Ancona e residente a le Cozze di Monte San Vito. Questa passione è nata da piccolo in quanto mio zio aveva già un quad. Da lì mi sono appassionato ai motori. In seguito, mio padre, mi ha comprato un quad e ho iniziato a girare fino a che due anni fa non ho iniziato a fare le prime prove in pista. Facendo amicizia con altri ragazzi dell’ambiente, ho deciso di buttarmi anch’io. Ed eccomi qui”.
Ha appena ottenuto il terzo gradino del podio all’ultimo campionato italiano di Dayco Racing Quad. Cosa ha significato per lei? Può raccontarci questa esperienza?
“È stata la mia prima esperienza in un campionato italiano. È stato bello e divertente. La cosa fondamentale è stata per me divertirmi. Se affronti la gara mettendoti in pista e pensando principalmente a trarre divertimento da quello che fai, i risultati poi arrivano. Ovviamente a seguito di un’attenta preparazione: mi allenavo regolarmente, una volta a settimana per tutto il giorno. Il giorno della gara avevo poi un atteggiamento ottimista, dato che sapevo quali erano i mie avversari ed ero consapevole che me la potevo giocare con tutti. In quel momento ho pensato solo a dare il massimo, senza pensare ad altro”.
Ha appena espresso un concetto importante circa il giusto atteggiamento da adottare nell’approcciarsi all’agonismo…
“Si e lo rimarco: pensare prima di tutto a divertirsi in quello che si fa. Divertitevi e allenatevi con costanza e impegno, ma sempre pensando prima di tutto a divertirvi. I risultati poi verranno da se”.
È associato al Motorclub Monsanvitese, il quale avrà avuto sicuramente un ruolo di primo piano nella sua formazione. Ci parli di questa realtà?
“Una realtà molto bella che aggrega i ragazzi della zona e avvicina ancora di più tutti gli appassionati di motori come me. Svolgono un ruolo fondamentale nell’organizzare le nostre uscite: sia con le piste che fornendoci il materiale. Una realtà in piena evoluzione, direi”.
Al di fuori delle piste, quali sono i suoi hobby?
“L’agricoltura e l’edilizia. In effetti, ho interessi già da adulto. In tv, seguo solo sport legati ai motori e null’altro. Non sono neanche un tipo social. Preferisco di gran lunga la vita reale e le piste da quad”.
Un impegno questo, che la tiene impegnato a lungo, dato che deve ancora completare gli studi? E cosa si sente di consigliare ad un giovane che vorrebbe intraprendere il suo stesso percorso?
“L’impegno non incide affatto sulla scuola dato che mi alleno solo di sabato tutto il giorno all’Acqua Santa alla periferia di Jesi. Ad un giovane dico: buttatevi, provate senza tanti pensieri e non puntate subito alla vittoria. Pensate prima di tutto a divertirvi, come ho fatto io, poi chissà se con il tempo arrivano anche i risultati. Per chi volesse chiedere informazioni o venire a provare, consiglio di contattare Nicola Montalbini. 5 volte campione italiano e membro dell’FMI (federazione motociclisti Italiana)”.
Quali problematiche ci sono, che impediscono ad oggi, l’evolversi di questa disciplina?
“Credo che prima di tutto debbano essere le istituzioni comunali ad essere maggiormente presenti. Sia a livello d’iniziative che cercando in pratica di sponsorizzare maggiormente. Richiamare l’attenzione mediatica, questo potrebbe suscitare l’attenzione. Inoltre, impegnarsi per provvedere maggiori spazi da mettere a disposizione ai ragazzi anche solo per provare. Ma questo purtroppo è anche un problema burocratico: troppi protocolli e tante regole in più, delle volte anche superflue, che demotivano anziché incoraggiare magari anche dei privati a cederci i terreni. Occorre anche un cambiamento di mentalità: fin troppo spesso abbiamo riscontrato problemi nei luoghi delle competizioni perché a qualcuno del posto dava fastidio il rumore, la polvere ecc. per che cosa poi, per due giorni di gare? Così facendo, si rischia di uccidere la nostra passione. D’altronde, per un giovane come me, credo sia meglio impegnarsi in cose come queste, piuttosto che lasciarsi prendere da altre abitudini poco sane, no? Credo sia importante per il nostro futuro e di quello dello sport in generale”.
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