Senigalliese, emigrato in Argentina, poi stella della Juventus e dell’Italia, mito coi suoi gol all’ultimo minuto, nella sua “Zona”: una vita da film che oggi è ricordata e celebrata in Sud America più che in Italia
SENIGALLIA, 11 Aprile 2026 – L’11 aprile di 120 anni fa, nel 1906, nasceva a Senigallia il grande Renato Cesarini, campione di calcio, talento cristallino e personaggio straordinario anche fuori dal campo di gioco.
Renato Cesarini nacque l’11 aprile 1906 a Senigallia, tra le frazioni di San Silvestro-Castellaro, dove oggi alcuni cartelli indicano che quelle furono “le colline natali di Renato Cesarini”.
Nella stessa zona, poco distante da dove si trovava la casa di famiglia, c’è un monumento dedicato al campione: lo realizzò lo scultore Romolo Augusto Schiavoni nel 2003.
Non veniva da una famiglia ricca il futuro fuoriclasse – il padre svolgeva la professione di ciabattino – e la scelta di tentare fortuna altrove fu inevitabile, come per tanti emigrati.
Era bambino Cesarini quando i suoi arrivarono al Barrio Palermo di Buenos Aires: da ragazzino si adattò ad ogni lavoro, compreso l’acrobata in un circo, prima di sfondare col pallone tra i piedi: dal principio la squadra del quartiere, la Borgata Palermo, poi sempre più in su, dal Chacarita, la squadra della zona del cimitero dove Renato sarebbe stato sepolto, alla Juventus, dove arrivò nel 1929 a 23 anni, già campione affermato.
Uno dei primi oriundi, giocava infatti già nella Nazionale argentina, fu poi anche azzurro, dal 1931 al 1934.
Proprio con l’Italia nacque il mito.
Gol decisivo del 3-2 al 90’ nella vittoria contro l’Ungheria al Filadelfia di Torino il 13 dicembre 1931 nella Coppa Internazionale, praticamente gli Europei di allora: era nata la Zona Cesarini.
Dopo la Juve, il River Plate.
In carriera Cesarini ha vinto da giocatore 5 scudetti alla Juve e 2 al River, è stato capocannoniere della Coppa dell’Europa Centrale (anticamera della Coppa Campioni): da allenatore 1 scudetto e 2 Coppe Italia alla Juve, 2 scudetti al River, ma ha guidato pure Napoli, Boca Juniors e Nazionale argentina.
É morto a 62 anni a Buenos Aires il 24 marzo 1969.
Lo studioso dell’emigrazione Fiorenzo Santini, di Camerano, appassionato da sempre della vita di Cesarini, è in contatto con il club Renato Cesarini di Rosario, ora nelle categorie inferiori ma in passato anche nella massima serie argentina grazie a un vivaio, tra i migliori dell’America Latina, che ha fatto crescere tra gli altri giocatori come Mascherano, Demichelis, Solari, Correa.
“Cesarini è ancora oggi un mito e un punto di riferimento in Argentina, molto più che in Italia – sottolinea Santini – La Renato Cesarini realizzerà un museo coi cimeli legati al calciatore e allenatore di Senigallia.
In questi giorni invierò in tal senso un mattone della vecchia casa dove Renato nacque, un libro sulla storia della Vigor e l’iconica foto di Cesarini in maglia vigorina nel giorno dell’amichevole contro l’Ancona.
Da ultimo, a Rosario arriverà anche una maglia originale della Vigor, col nome Cesarini, nel ricordo di un grande sportivo, ma anche di un grande senigalliese e, anche se solo per una giornata, di un grande vigorino.
Credo che Senigallia, la Vigor, i suoi tifosi, debbano essere orgogliosi di aver avuto un personaggio simile come concittadino”.
120 anni dopo, il mito di Cesarini è ancora attuale.
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