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Calcio Serie D / Paga Clementi, ma la Vigor e Senigallia devono dirgli solo “Grazie”

Centinaia i commenti sulle dimissioni di un tecnico che nell’ambiente ha lasciato un segno profondo e che è ancora adesso amato dalla piazza: e che sconta soprattutto colpe non sue

SENIGALLIA, – 7 Gennaio 2025 – Nel post partita col Roma City, Aldo Clementi in sala stampa si era presentato sottolineando che “se una squadra gioca un primo tempo come quello odierno evidentemente la responsabilità è mia che non riesco a farmi capire“: la Vigor aveva disputato una pessima prima frazione (e non era il primo approccio negativo della stagione), ma poi con un secondo tempo all’assalto si guadagnò il pareggio al 93′.

Col Castelfidardo si è ripetuta una prima parte inguardabile, e nella ripresa non c’è stata una vera reazione veemente: dallo 0-2 del 45′ nulla è cambiato, la Vigor ha perso e Clementi, con l’onestà che lo ha sempre contraddistinto, si è preso le sue responsabilità e ha rassegnato le dimissioni.

In queste ore i commenti di vicinanza dei tifosi vigorini al mister sono centinaia sui social ed è apparso allo stadio pure uno striscione della curva eloquente.

Analizzando la situazione con la maggior obiettività possibile, è indubbio che dopo i ben 10 punti nelle prime 4 gare, la Vigor viaggi a una media play-out (15 punti in 14 gare), che il gioco non sia brillante come quello degli scorsi anni (nei quali però a Senigallia si era abituati fin troppo bene, meglio non dimenticarselo), che qualche scelta tecnica in sede di mercato fino ad ora non si sia rivelata azzeccata o che se ne sia già andata senza aver davvero lasciato traccia (Alla, forse Di Sabatino, il misterioso Diop, che comunque certo non è stato una richiesta del mister…) e che – e questo è più grave – contro il Castelfidardo non si sia visto quell’animo pugnace che ha sempre contraddistinto la Vigor del passato.

“Vogliamo gente che lotta”, ha urlato tra valanghe di fischi la curva ed è stata la prima volta da anni: una prova lampante che questa “garra” non si è vista.

Però…

In estate, il nuovo ingresso societario di Robert Lewis, le valide iniziative per riorganizzare il club (lo Store, l’area Hospitality mentre Casa Vigor per il momento è tramontata, tra sostanziale silenzio) avevano creato un comprensibile entusiasmo, con quella parola “serie C” che forse era uscita subito un paio di volte di troppo dallo stesso nuovo socio in sede di presentazione, anche se la società ha sempre parlato di “anno di transizione”.

Tra i social però l’entusiasmo per il nuovo corso ha fatto sopravvalutare il valore di una squadra che dei limiti li palesava già in estate e che certo non è stato Clementi – sempre prudente e coi piedi ben piantati a terra – a dipingere tra le favorite per la promozione.

Il mister, oltre a una sequela di infortuni (Alonzi, Tomba, Gabbianelli) che avrebbero steso squadre ben più blasonate, paga sopratutto colpe non sue e una attesa esagerata: già, perché se guardiamo la classifica, il tecnico lascia la Vigor all’ottavo posto, con più vittorie che sconfitte (6 a 5): si può davvero dire che questa Vigor – con una rosa indebolita dagli infortuni e non rinforzata nei tempi necessari dal mercato – valga di più?

Ora un nuovo allenatore (Alessandrini? Antonioli?) potrà provare a raddrizzare una piega diventata pericolosa, senza dimenticare che in campo ci vanno i giocatori per i quali gli alibi sono comunque finiti: c’è modo e modo di perdere, e la tifoseria vorrà vedere ben altro atteggiamento rispetto a quello di domenica.

Poi, nei prossimi mesi, sarà magari opportuno fare una maggiore chiarezza sulla gestione societaria del club, perché l’impressione è che nonostante le dichiarazioni pubbliche far convivere le varie componenti – una delle quali non presente in città da mesi – non sia sempre facile.

Vigor promossaA Clementi, 238 panchine e 9 campionati, in entrambi i casi record per un allenatore nella secolare storia della Vigor, la società e la piazza possono soltanto dire grazie, come stanno già facendo: non solo per i due campionati vinti in contesti totalmente differenti (se la promozione del 2022 riportò entusiasmo e la D dopo ben 18 anni, quella del 2011 in Eccellenza con una US Vigor già alle prese con problematiche societarie fu una autentica impresa compiuta con una squadra giovanissima e praticamente tutta locale), per il gioco espresso, per l’atteggiamento mai sopra le righe (chi dimentica il gesto di fair play contro l’Urbino nel 2022?), ma ancor più per aver incarnato “il vigorismo, la senigalliesità”, parole che in queste ore sono rimbalzate in decine di commenti social di saluto al mister, tifoso vigorino da sempre, come testimoniato da quella iconica foto di un sedicenne a petto nudo nello spareggio di Modena 1982.

E che non a caso hanno spinto diversi tifosi ad esprimere la preferenza di Alessandrini, un altro senigalliese, già per anni giocatore e poi allenatore rossoblù, per il possibile sostituto.

Allenare la squadra della propria città e di cui si è tifoso è una responsabilità che il mister non ha mai nascosto, ma pure un privilegio per pochi e di certo la Vigor ha dato a Clementi questa grande opportunità: che il tecnico però ha saputo ricambiare con serietà, passione, attaccamento non di facciata, senso di appartenenza e una statura umana non comune.

Se la gente, dopo anni, è tornata allo stadio, lo ha fatto perché al di là dei risultati si è sentita rappresentata da chi scendeva in campo e in panchina, perché Clementi “non era un allenatore come gli altri, era uno di noi” come ci ha scritto un tifoso ieri.

Speriamo che questi valori non vengano perduti, perché sono quelli che hanno riportato la Vigor dove si trova adesso, con una tifoseria calda e ritrovata, dopo anni di oblio.

©riproduzione riservata

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