Il bilancio di metà stagione della Pallacanestro Jesi: “Il senso di appartenenza cresce ogni giorno. Sarebbe bello, partita dopo partita, vedere e sentire qualcuno in più (tifosi; ndr): magari pochi alla volta, ma sempre di più”
JESI, 7 gennaio 2026 – Arrivati al giro di boa, la Pallacanestro Jesi può guardare al percorso fatto con la consapevolezza di aver costruito basi solide, nonostante un contesto tutt’altro che semplice.
Infortuni pesanti, risorse limitate e orari di allenamento complessi non hanno impedito alla squadra di trovare identità, compattezza e credibilità nel campionato.
Al centro di questo processo c’è coach Domenico Sorgentone, oltre quarant’anni di panchina alle spalle, chiamato quest’anno a guidare un gruppo giovane, alla prima esperienza insieme. Tecnico esperto, riferimento umano e punto di equilibrio quotidiano, Sorgentone rappresenta una delle chiavi del progetto biancorosso. Con lui abbiamo tracciato un bilancio della prima metà di stagione e uno sguardo su ciò che verrà.
Coach Sorgentone, arrivati a metà stagione, che bilancio fa del percorso della Pallacanestro Jesi, considerando le difficoltà affrontate fin dall’inizio tra infortuni, risorse limitate e orari di allenamento complessi?
Un bilancio molto positivo, considerando le difficoltà di cui parli e il fatto che siamo stati, e siamo tuttora, un cantiere aperto. Non ho mai sentito una lamentela da parte di nessuno: solo lavoro e ricerca della miglior qualità possibile, individuale e di squadra. Certo, ci sono stati momenti frustranti, anche se razionalmente inevitabili, ma ne siamo sempre usciti con compattezza e voglia di andare avanti.
Quanto hanno inciso queste problematiche sul lavoro quotidiano e sulla possibilità di costruire continuità tecnica e fisica durante la settimana?
Moltissimo. Abbiamo costruito una squadra giovane con l’idea di svilupparne le singole componenti attraverso un lavoro che, nei fatti, è stato spesso impossibile. Tutto avviene più lentamente in queste condizioni, ma avviene. Questo non fa che aumentare la soddisfazione per ciò che stiamo facendo e la stima che ho per ogni singolo ragazzo.
Nonostante le difficoltà, il gruppo ha spesso mostrato compattezza, spirito di sacrificio e capacità di restare in partita anche contro avversari molto attrezzati. Quali sono i principali punti di forza di questa squadra?
Compattezza e spirito di sacrificio fanno parte del bagaglio di ognuno dei miei giocatori. Sono due punti di forza evidenti, ma il più importante è aver capito che solo l’essere squadra eleva il rendimento individuale. Per questo eviterò di fare nomi, anche se cito volentieri un episodio: Grifoni, a Forlimpopoli, in 11 minuti di gioco e senza segnare un punto, ha fornito una prestazione difensiva di altissimo livello. Queste sono cose da squadra vera.

Classifica prima delle fine del girone d’andata
A livello tecnico e tattico, in quali aspetti vede la crescita più evidente rispetto all’inizio della stagione e dove c’è ancora margine di miglioramento?
La crescita è evidente in tutti gli aspetti, e in tutti mi aspetto ulteriori passi avanti da qui alla fine. Ho detto fin dall’inizio che avevamo enormi margini di miglioramento: in parte li abbiamo già raggiunti, ma il cammino è ancora lungo.
Gli infortuni hanno costretto diversi giocatori ad assumersi responsabilità maggiori e minutaggi elevati. Che risposta ha ricevuto dal gruppo sul piano umano e caratteriale?
Una risposta straordinaria. Nessuno si è nascosto e ognuno ha dato qualcosa in più per colmare i vuoti. Se non fosse stato così, vista l’importanza degli assenti – non solo i lungodegenti – gli eventi ci avrebbero travolti. A volte non è bastato, ma non siamo mai crollati: segno di doti morali, caratteriali e tecniche importanti.
Guardando al girone di ritorno, che tipo di Pallacanestro Jesi si aspetta di vedere e quali obiettivi ritiene realistici?
Mi aspetto, e lavoro ogni giorno per questo, una PJ sempre pronta e in costante miglioramento. Guardando dietro di noi cercheremo di correre in avanti; alla fine rialzeremo la testa e ci guarderemo attorno. Senza presunzione, consapevoli che non mancheranno insidie e difficoltà, ma senza arretrare di un passo.
Al di là dei risultati, che percorso sente stia facendo questa squadra in termini di identità, mentalità e credibilità nel campionato?
Abbiamo già vinto sette partite in più di quante qualcuno ci accreditava. Battute a parte, la credibilità è un dato di fatto: ce la riconoscono sul campo ed è palpabile, sia per la squadra sia per la dirigenza che ci guida. Identità e mentalità sono già forti, ma possono e devono essere ulteriormente rafforzate.
Che messaggio sente di mandare alla città e ai tifosi, che continuano a sostenere la squadra in un’annata complessa?
I nostri tifosi sono encomiabili. Non abbiamo mai giocato senza la loro presenza e il loro sostegno. A loro e alla città dico che stiamo onorando, e continueremo a farlo, i colori che indossiamo. Il senso di appartenenza cresce ogni giorno. Sarebbe bello, partita dopo partita, vedere e sentire qualcuno in più: magari pochi alla volta, ma sempre di più.
Un percorso che chiede ancora pazienza, fatto di lavoro e resilienza, ma che sta già restituendo segnali chiari.
Alla Pallacanestro Jesi, a coach Sorgentone e a questo gruppo di ragazzi va un sincero in bocca al lupo per il prosieguo della stagione: che le difficoltà continuino a trasformarsi in crescita e che il cammino intrapreso trovi, passo dopo passo, le soddisfazioni che merita. La direzione è tracciata. Sta a loro, come fatto finora, percorrerla fino in fondo.
Matteo Sebastianelli
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