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Pallacanestro / Nelson Rizzitiello: “anche i grandi amori finiscono”

Era ritornato a Jesi come giocatore poi era entrato in società come general manager e con compiti specifici nel settore giovanile

JESI, 4 giugno 2025 – “Con il tempo, gli impegni lavorativi sono cresciuti e oggi non riuscirei più a dedicare alla Jesi Basket Academy l’attenzione e la presenza che questo ruolo merita. È una scelta difficile, ma dettata dal desiderio di fare le cose sempre con serietà e rispetto. Non ci sono stati periodi di riflessione particolari né delusioni, né esperienze negativeci racconta Nelson Rizzitielloe dopo tutti questi anni dove le cose sono andate per il verso giusto, almeno dal mio punto di vista, portando a casa ogni fine stagione quello che ci era stato chiesto, ho dovuto fare delle scelte personali non procrastinabili. Ho lavorato, ho fatto il mio fino alla fine e, diciamo, che anche i grandi amori, purtroppo, finiscono”.

Nelson Rizzitiello dal 2020 era ritornato a Jesi come giocatore e poi, successivamente, era entrato in società come dirigente legato alla quotidianità della prima squadra come general manager ma anche con compiti specifici nel settore giovanile.

“La gente mi vuole benedice l’Ammiraglio’da quando sono arrivato ho cercato di fare il meglio possibile anche con professionalità ed i risultati, penso, parlano a conferma di tutto ciò. Si è lavorato bene, ringrazio che mi è stata data questa possibilità”.

Le strade si dividono?

“In maniera serena. Alla fine, il ruolo che ho ricoperto in questi anni può risultare scomodo, soprattutto quando si fanno scelte difficili. Proprio grazie a questo percorso sento di essere cresciuto molto, anche dal punto di vista personale: oggi riesco ad affrontare le situazioni con più lucidità e meno impulsività, e di questo devo ringraziare tutte le persone con cui ho avuto il piacere di lavorare”.

Il fututo?

“Per continuare a ricoprire un certo tipo di ruolo dovrei rimettermi in gioco con lo stesso impegno e la stessa energia che avevo da giocatore, ma oggi, con due bambini, sarebbe più complicato trovare quel tempo e quella disponibilità. Mi prendo una pausa, ho mio figlio che gioca nelle giovanili, quest’anno passerà da Esordiente all’Under 13, e sono soddisfatto di quello fatto: a Jesi ho dato il cuore. La pallacanestro e Jesi mi hanno salvato la vita perchè ad un certo punto, quando non avevo più nessuno dei due genitori, lo sport mi ha accolto. Ho voluto ripagare e penso di aver contribuito a riportare il club e la pallacanestro a Jesi a certi livelli, non solo tecnici, di gestione o di insegnamento, ma anche dal punto di vista umano. Ci sono più o meno riuscito? Non sta a me giudicare ma a chi ci ha seguito. Dal mio punto di vista in prima squadra si è lavorato ed ottenuto i risultati che ci sono stati chiesti: mi ritengo soddisfatto del mio lavoro”.

Stando ai ‘si dice’ potrebbe crearsi a Jesi una concorrenza ai massimi livelli, una sorta di dualismo con due club in serie B uno nella Categpria Nazionale l’altro in quella Interregionale: come la vedi?

“La mia è una utopia: vedere tutti sotto lo stesso ombrellone. Per me il basket è Jesi, Jesi è la pallacanestro. Non sò cosa succederà, ognuno avrà in testa qualcosa di importante. Dal mio osservatorio faccio notare che i risultati li abbiamo fatti, la cartina di tornasole è che il pubblico ha iniziato a seguirci con continuità. Questo vuol dire che la pallacanestro piace e che se si fanno le cose per bene si matura l’interesse e c’è seguito. A me preme aver lasciato con una stretta di mano. Il basket è una passione, c’è l’ho nel sangue. Se i miei concittadini, la società, il coach, i giocatori hanno apprezzato quello che con impegno e con le mie capacità sono riuscito a proporre, sono davvero contento”.

©riproduzione riservata

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