Il Direttore Generale della Lube Civitanova si racconta in occasione del suo (quasi) 69° compleanno: “Roberto Mancini in Arabia? Sempre al suo fianco…esperienza a Dubai mi piacerebbe”
JESI, 8 aprile 2024 – Il tempo passa, classe e stile restano.
Erano gli anni ’80, il periodo d’oro del volley griffato Latte Tre Valli Jesi, quando uno sconosciuto Julio Velasco lasciò l’Argentina e sbarcò nella piazza del Verdicchio (leggi qui…) in qualità di Capo Allenatore del team marchigiano (matricola della serie A2 1983/84).

Diego Bassotti, Beppe Cormio, Julio Velasco, Alberto Santoni, Romano Piaggesi
A scoprirlo, nel lontano 1983, un giovanissimo diesse jesino di nome Giuseppe Cormio, allora ventottenne, attualmente diggi di uno dei club più importanti al mondo, la Lube Volley Civitanova. Ebbene sì, Beppe Cormio, il nome una garanzia.

Romano Piaggesi, Alberto Santoni, Bepppe Cormio
Passione, conoscenza, competenza e disponibilità, una ricca dose di ingredienti che rendono il buon Beppe figura rara e stimata nel panorama nazionale e internazionale. E soprattutto uno dei manager più vincenti a livello mondiale (con 32 trofei).
Per il dirigente jesino un curriculum sportivo che non ha bisogno di presentazioni, considerando anche che ha cavalcato un po’ tutte le onde dello sport d’élite, dal basket al volley passando per l’esperienza come Direttore Operativo e Marketing al Siena Calcio nel 2012/13.
Beppe spegnerà 69 candeline il prossimo 12 aprile (nato a Jesi il 12 aprile 1955) e non potevamo non cogliere l’occasione per incontrarlo e fargli qualche domanda.
Un’intervista come piace a lui, a tutto campo e senza filtri, con grande carica ed emozioni, e soprattutto con tante cartucce ancora da sparare. Alla faccia dei quasi 69 anni (e non sentirli!).
69 anni (quasi) e non sentirli. Ci sono trucchi o retroscena di questo incredibile ‘cocktail vincente’ targato Beppe Cormio?
Alla mia età i compleanni sono come i paletti di uno slalom gigante o speciale. Si evitano, se li prendi li subisci. Non ho idee particolari su cosa fare per il mio compleanno, non sono stato mai infatti fan di compleanni o ricorrenze in genere. Quello che festeggerò è una nuova vita, una buona salute e un sorriso che durante la giornata, quando arriva, non mi coglie mai di sorpresa ma diventa un’abitudine. Queste sono le cose, pensando alla mia persona, a cui tengo di più. Poi è ovvio, penso a tutte quelle persone a me care e festeggiarlo sarà sapere che tutti stanno bene e sono in salute, niente di più e niente di meno.
E’ proprio vero che il vino più invecchia e più diventa buono. Ti senti ormai un personaggio, tra i migliori al mondo, del volley internazionale? E davvero non hai ingredienti segreti che ti hanno consentito di diventare uno dei manager più vincenti a livello internazionale?
Il personaggio cambia, ma in realtà chiamarlo personaggio mi fa un certo effetto. Il termine persona è più corretto, non mi sento sicuramente un personaggio. La persona cambia perché purtroppo invecchia e fortunatamente matura, impara tante cose. Passa da semplice addetto stampa nella pallavolo che conta, il primo anno nel ‘90 a Padova, a team manager, e a direttore commerciale e direttore generale. Fa una carriera tanto fortunata, perché ho sempre trovato società e persone meravigliose che mi hanno dato fiducia. E solo così si può riuscire a lavorare 35 anni in un mondo che è un mondo piccolo e che stava nascendo in quel momento
Cormio anni ’80 vs Cormio del nuovo millenni: quanto e cosa è cambiato?
Sicuramente ci sono stati dei cambiamenti. Cambia perché il Beppe degli anni ‘80 era un sognatore, il Beppe del 2024 è una persona che ragiona sulla realtà, sugli eventi, avendo in mano la possibilità di gestire meglio il suo presente. Cambia perché il Beppe degli anni ‘80 ha davanti tutto i suo futuro; il Beppe del 2024 spera di avere ancora un po’ di futuro davanti. In realtà vincere per me è stato un po’ quello che è accaduto nella vita con i figli. Sono arrivato a quasi 40 anni che non ne avevo, poi ne ho fatti 5. E la vittoria è stata lo stesso. Sono arrivato a 40 anni che non avevo vinto neanche la coppa della parrocchia sotto casa, poi sono arrivati tanti trofei, credo siano 32 trofei in tutte le competizioni nazionali e internazionali. Non ci sono trucchi, c’è la fortuna di trovare persone che credono in te e che ti danno la possibilità di comporre squadre vincenti con grandi campioni
Ci sarà anche un po’ di fiuto e competenza, dai, non essere troppo modesto. 32 trofei sono davvero tantissimi
Indubbiamente c’è anche un po’ di fiuto nel pescare qualche sconosciuto che poi diventa campione; fiuto nell’arrivare prima degli altri, soprattutto di metterli insieme e di saperli gestire. Ho avuto la fortuna di lavorare con i più grandi allenatori al mondo: i miei allenatori sono stati Velasco, Prandi, Pupo Dall’Olio, Fefè de Giorgi, Chicco Blengini, Medei. Forse dimentico qualcuno però sicuramente sono fra gli uomini che hanno caratterizzato la pallavolo mondiale e che mi hanno dato e insegnato tanto. Mi ritengo un uomo fortunato e in particolare un uomo che è riuscito a lavorare nello sport permettendosi due divagazioni, per così dire, nel basket e calcio di Serie A. Sono sempre riuscito a lavorare e rimanere a galla con buoni rapporti con tutti. Forse il segreto è stato questo. Saper ingoiare qualche rospo amaro, saper sorridere a tutti ed essere disponibile sempre. Se devo riconoscere a me stesso un merito, o un pregio, direi che sono stato sempre disponibile con tutti, dal dirigente di terza categoria al collega più bravo di me di Superlega
Viaggiamo indietro nel tempo. Che ricordi hai del magico volley jesino che, promozione dopo promozione, sognava la serie A1?
Tanti ricordi emozionanti. Vincemmo quasi per caso, o comunque senza avere ad inizio stagione molta speranza, un campionato di Serie B, ritrovandoci in A2 nel 1983 con una squadra fatta di elementi locali. Una formazione composta da ragazzi in prevalenza da Falconara e con qualche innesto di giovani del vivaio di Jesi. Andare in serie A voleva dire cambiare completamente registro. In quegli anni nasceva tra l’altro la Liga Volley: io sono stato uno dei fondatori proprio nel 1983. Ebbene, con il volley Jesi targato Tre Valli andammo a sfidare questa categoria (A2), cominciando dallo scegliere un allenatore a tempo pieno. L’idea era quella di avere un allenatore che potesse stare con noi dalla mattina alla sera, e pensare a come organizzare la società. La scelta cadde, su suggerimento dei due argentini che ero riuscito a portare a Jesi (Waldo Kantor e Carlos Wagenpfeil, ndr), sul viceallenatore della nazionale argentina. Un tecnico argentino che l’anno precedente aveva ottenuto – da secondo allenatore ma in realtà era il primo – un terzo posto ai campionati del mondo con una nazionale di atleti sconosciuti poi finiti tutti in Italia. Di Velasco mi aveva parlato bene anche Tarcisio Pacetti che all’epoca era uno dei più importanti dirigenti italiani del mondo della pallavolo. E quindi scelsi di prendere Julio Velasco, e di portarlo a Jesi dall’Argentina. Devo dire che il passaggio dalla B alla A2 fu veramente una cavalcata… Il rimanere saldamente attaccati alla A2 fu addirittura facile
Che tipo di squadra era quella che affrontò da matricola (annata 1983-84) la Serie A2? Ancora oggi che sensazioni provi in merito?
Un’annata difficile da dimenticare. Una squadra composta da giocatori bravi come Pozzi, Fanesi, Esposto. A loro si aggiunsero dei campioni come Waldo Kantor e Carlos Wagenpfeil, che ci diedero la possibilità al primo anno di sfiorare la promozione in A1. Perdemmo la partita decisiva in casa: ci bastava vincere contro Santa Croce, invece perdemmo. Probabilmente fu un gioco dettato dall’emozione
E la seconda stagione di Julio Velasco alla guida del Volley Jesi (1984-85)? Fu un po’ meno positiva rispetto alla precedente, ce lo puoi confermare?
Ci riprovammo, inseriti nel girone nord che era un girone molto più difficile ed arduo rispetto al sud. Comprammo giocatori giovani, cambiando completamente il nostro progetto. Andammo a fare spesa nella nazionale juniores di volley. Portammo ragazzi molto interessanti come Viscuso, Martinelli, Velletrani, che si aggiunsero ovviamente ai nostri due argentini e ai migliori ragazzi di Falconara che avevamo ancora con noi. Purtroppo in quella stagione fallimmo per modo di dire, perché arrivammo quarti. Non riuscimmo ad ottenere quella che a quel punto era l’importante promozione in A1, che ci avrebbe tenuto molto legati ad uno sponsor già importante… ad un’azienda leader nel suo settore quello del latte e derivati. E la Tre Valli, all’epoca diretta dal Dottor Conti, ci era molto vicina e ci teneva moltissimo al salto di categoria. Non ci riuscimmo appunto e arrivammo quarti: lì si spensero tante delle nostre speranze, anche se poi continuammo chiaramente ad organizzarci e a portare avanti il nostro lavoro.
L’allenatore di Jesi Julio Velasco andò poi a Modena, sponda Panini. Onestamente Beppe: come mai decidesti di non raggiungerlo in Emilia?
Ricordo che già a dicembre Julio Velasco era stato contattato dalla più grande società italiana che era la Panini Modena. Lui aveva scelto quella strada, io avevo scelto di non andare con lui e forse questo è stato un mio errore. Con Velasco andò lo jesino Paolo Giardinieri; io rimasi a Jesi a provare a fare il giornalista e a tirar su un’altra squadra che potesse tornare nella massima serie
Svelaci ora qualche aneddoto indimenticabile vissuto alla Tre Valli Jesi negli anni Ottanta
Aneddoti? Ce ne sono tantissimi, è successo di tutto in quegli anni. Dallo scordarci uno dei giocatori più importanti a Jesi, partendo per Roma, lasciandolo a casa e trovarcelo che rimontava il pullman sulla statale 16 all’altezza di Moie. Il tutto facendo segno con la mano ‘io sono qui in macchina’. Era Carlos Wagenpfeil, ce lo avevamo dimenticato a Jesi
Altro aneddoto, che vogliamo riportare, è quello legato al Velasco in auto. Ce lo confermò di recente lo stesso Cormio
Riusciva ad esprimersi molto bene in campo, molto meno nel guidare la macchina. Ora per fortuna è migliorato alla guida. In quegli anni riuscì a demolire un’auto societaria, nella zona di Fabriano, mentre si stava recando a Roma da un suo conoscente. Oppure ricordo con piacere l’episodio vissuto con lui alla vigilia del mondiale Juniores in Francia. Dovevamo viaggiare e guidare per 14 ore di seguito; i patti erano chiari ovvero dovevamo darci il cambio. E invece Julio si svegliò in Francia, per me fu tutta una tirata
Ma ci sono tanti bei ricordi anche legati alla prima trasferta in campionato a Catania (Serie A2) nell’ottobre 1983. Jesi sconfisse per 3 a 0 una società scudettata
Esattamente. E’ forse uno degli episodi più belli. Arrivammo, dopo un lungo viaggio in pullman, fino a Roma e da Roma a Catania in aereo. Quando arrivammo in Sicilia, Catania stava vivendo un periodo molto complicato tra attentati e malavita mafiosa che stava facendo da padrona. Velasco, che era arrivato da meno di un mese in Italia, aveva il sogno di vistare l’Italia e anche la Sicilia. Arrivati lì, infatti, sapeva molto meglio di me quali erano i quartieri più belli della città, da poter visitare… Arrivammo alle 8 di sera, alle 9 mangiammo. E alle 10 Julio voleva uscire. A questo punto il portiere dell’albergo ci dice che non potevamo uscire. Ci disse: questa è via Etnea, appena entrate nei vicoli di Catania vecchia rischiate la pelle di notte… Velasco non ne volle sapere e disse subito: io magari sto un anno in Italia e poi torno per sempre in Argentina. Voglio vedere tutto! Io personalmente lo accompagnai con fare un po’ sospetto, ci aggirammo in questi vicoli e alla fine fortunatamente filò tutto liscio. Ricordo che uscimmo senza soldi e senza orologio, ma era davvero un momento difficile lì. Nemmeno un mese dopo, esattamente davanti a quell’hotel che si chiamava hotel Etna in via etnea e di fronte aveva l’Upim, scoppiò una bomba che distrusse proprio l’Upim, con danni alle persone piuttosto importanti
Insomma, Jesi stava per diventare la Lube dei giorni d’oggi, poi purtroppo mancò lo sponsor, ce lo hai detto anche di recente. Potrà mai tornare, veramente, quel periodo d’oro del volley jesino?
Questa è una speranza, ci vuole la palla di vetro e occorre sapere se qualcuno si appassiona perché a Jesi non mancherebbe davvero niente. E’ una città che allo sport ha dato tanto e credo a livello mondiale… Una città che, nel rapporto tra numero abitanti e medaglie vinte alle Olimpiadi, è al primo posto. Quindi è una località che vive di sport, ha buone attrezzature sportive che possono garantire questo cammino. Poi servono idee e soldi. Serve chi finanzia le idee; e le due cose vanno di pari passo. Qualcuno deve avere le idee e poterle mettere in pratica. Al tempo stesso qualcuno deve dare a questa persona la possibilità di farlo. A dire il vero c’è stata un’opportunità anche nel femminile con la famiglia Pieralisi che ha portato per tanti anni la pallavolo femminile ad altissimi livelli. E’ mancato qualcosa a tal proposito? Io avrei potuto forse fare di più, qui mi sento un po’ in colpa perché firmai un contratto con l’Ingegner Pieralisi e 3 giorni dopo mi tirai indietro. Questo perché in quei giorni intervennero degli episodi e delle situazioni che non mi erano piaciute. E chiesi dunque la possibilità di uscire da quel contratto. Certo, non credo che io avrei risolto la situazione di Jesi ma quella era una Jesi che veramente poteva vincere veramente tutto, a livello mondniale, perché aveva davvero la migliore organizzazione, la migliore persona in assoluto, la più appassionata e quella che metteva più finanza in quel momento in tutta Italia. Quello è un grande rammarico. Potrà tornare il periodo d’oro del volley jesino? Speriamo, me lo auguro. Se devo dare una mano io ci sono sempre, come ho sempre detto
Gli anni d’oro del volley jesino contro il Beppe d’oro di tutti questi anni. La tua straordinaria carriera potrà proseguire ancora per tanti anni, ne siamo convinti. Dove ti vedremo da qui in avanti? O meglio ancora, dove ti vedi in futuro?
Alla Lube Civitanova fino a quando mi vorranno. Nel senso che in questi anni ho avuto tante proposte anche allettanti, ma mi è sempre piaciuto pensare di essere un uomo di questa società, finché mi vorranno. E credo non ci siano grossi problemi perché questa della Lube è una proprietà illuminata. E c’è cuore. A volte magari non si è d’accordo su certe cose, però capisco che io sono una persona alla quale la proprietà della Lube vuole bene. Questa è la cosa più importante. Non è solo la stima ma considerare una persona quasi uno di casa
E se un giorno sarà addio alla Lube Civitanova? Facciamo un attimo questa ipotesi
So che questo può finire, può cambiare. In quel caso busserò alla porta degli Emirati Arabi e cercherò di lavorare a Dubai che è una cosa che mi piacerebbe fare
Pronostici sulla pallavolo italiana. Qual è il tuo commento sugli europei?
Euro 2024 un bel banco di prova perché adesso l’Italia è tra le nazioni favorite, tra le nazionali più forti. Non credo abbia una strada spianata per arrivare facile facile a giocarsi il titolo. Penso che è una squadra che dovrà soffrire, però sono sicuro che abbia le caratteristiche morali per saper soffrire. Ha giocatori che si sono rinforzati e affermati, diciamo che almeno 4 giocatori sono di altissimo livello e potrebbero rivincere l’europeo; ritengo a tal punto Balaso, Giannelli, Michieletto e Lavia tra i migliori in assoluto, nel ruolo, a livello mondiale. Penso che debba trovare forza e conferme al centro, e così nel ruolo di opposto. Se saprà, come già ha saputo fare, regalarci centrali in buona forma, e un Romanò capace di dare un grande contributo come è stato quando l’Italia ha vinto, non escludo che possa vincere. Al tempo stesso ricordiamoci però di Francia e Polonia che a mio avviso devono essere di diritto considerate le favorite
Piccola curiosità: un tuo ritorno nel calcio, dopo l’esperienza di Siena, potrà essere in futuro una valida alternativa al pianeta volley?
Ormai non credo ci siano l’opportunità, il tempo e l’occasione. Il calcio per me ha rappresentato un’esperienza importante ma di quelle che confermano che è positivo stare lontano dal calcio. Direi di no, dunque…. Del calcio mantengo grandi amicizie con dei calciatori, soprattutto con dei colleghi, segretari, segretarie, amministrativi, ufficio stampa e con tutto ciò che ruota intorno ai vertici di una società. Ed è ancora qualcosa che io apprezzo; faccio parte ancora oggi di un club che racchiude allenatori e dirigenti che sono passati dalla città di Siena, quando era in serie A. A tal proposito non può non far piacere esserci, sentire i miei ex colleghi e continuare a parlare di calcio con persone come Serse Cosmi, Beppe Iachini, Mario Beretta per citare qualche allenatore. Lo posso ribadire: col calcio direi che ho chiuso
Roberto Mancini, Valentina Vezzali, Alessandro Gabrielloni e tanti altri nomi importanti nella Jesi dello Sport. Qual è il tuo commento a riguardo?
Ce ne sono chiaramente numerosi altri rispetto a quelli che hai citato. Questi sono solo alcuni nomi che fanno capire come lo sport a Jesi sia importante e abbia espresso tanto
Capitolo Nazionale Azzurra. Ti aspettavi, con tutta onestà, l’addio di Roberto Mancini?
Roberto Mancini in Arabia è un fatto che ha fatto discutere tantissimo. E’ stata una scelta improvvisa, che tutti hanno così abbinato all’incredibile guadagno che lui avrebbe avuto firmando quel contratto. Io penso che alla base ci fosse altro. E ho anche il sospetto di cosa ci possa essere stato per andarsene in quel momento dalla Nazionale, dopo aver vinto l’europeo ed esser diventati così popolari… Io personalmente sono dalla parte di Roberto, sempre. Seconda cosa che vorrei dire: io amo moltissimo il mondo arabo, mi incuriosisce da morire. Ho parlato prima di Dubai anche se lui non sta a Dubai, bensì in un paese molto più difficile e complesso anche dal punto di vista politico. È’ indubbiamente un’esperienza di vita importante, ci vuole anche il coraggio a farla. Si guadagna molto. Ma se uno guadagna molto… evidentemente ha anche meritato questa opportunità. Quindi Roby approvato
Valentina Vezzali da figura politica all’Isola dei Famosi, era assai difficile immaginarselo. Condividi questo nuovo percorso di Valentina?
Valentina Vezzali è una persona che, solo a nominarla, ci inorgoglisce come jesini e come italiani nel mondo. Valentina è un nome di assoluto livello. Ho avuto modo di apprezzarla nel suo ruolo politico quando, nel Ministero dello Sport, abbiamo insieme elaborato alcune cose. Adesso è fuori e una politica che passa all’Isola può destare qualche perplessità. Credo tuttavia debba sentirsi viva, è donna, mamma, persona intelligente. E dà lustro a tutte le cose che la vedono coinvolta. Sono dunque felice di poterla vedere in tv. Di persona ci vediamo poco anche se facciamo parte di uno stesso CDA
Un tuo breve giudizio riassuntivo su Julio Velasco, nuovo CT dell’Italvolley che si prepara al percorso verso le Olimpiadi di Parigi 2024
Sono contento che Julio sia tornato ai vertici della pallavolo, stavolta nel femminile… Una persona alla quale non posso che essere molto legato. L’ho fatto venire io in Italia e siamo rimasti sempre l’uno vicino all’altro. Piccola curiosità, il Sole 24 Ore Radio 24 ci ha anche dedicato una bellissima puntata che si chiama Destini Incrociati: due persone sconosciute si conoscono e la conoscenza cambia a ciascuno il destino di una vita. Io l’ho cambiata a Velasco di sicuro ma anche lui ha cambiato la mia, portandomi a fare questo mestiere. Gli voglio bene, gli devo tanto, forse anche lui mi deve qualcosa. Siamo molto legati. Che dire, sono veramente orgoglioso che sia tornato al vertice del volley… Un forte in bocca al lupo per il suo nuovo percorso
Sullo jesino Alessandro Gabrielloni, che sogna la Serie A col Como, e più in generale sul mondo del calcio, qual è il tuo pensiero?
Gabrielloni è un giocatore che chiaramente sogna la serie A. E nel calcio è tutto molto più difficile. Ricordo che quando arrivai nel calcio in serie A, durante il primo ritiro che abbiamo fatto, avevo le telecamere di tutte le tv del mondo, per l’intera giornata, davanti al nostro hotel. Il motivo? Avevamo un giocatore, Mattia Destro, che aveva segnato un sacco di gol nella stagione precedente ed era dunque nel mirino di tante squadre di tutto il momento. Per questo motivo, da un momento all’altro, sarebbe potuto andar via. Tante auto (con telecamere…) erano parcheggiate davanti all’albergo perché volevano cogliere l’attimo, che poi arrivò dato che Destro andò alla Roma per un sacco di soldi. Nonostante ciò, Mattia Destro non fece poi tutta questa carriera. Perché il calcio è così. Ti punisce oltre i meriti, oltre la serietà, oltre l’impegno. Ci sono meccanismi, nel calcio, che solo entrandoci dentro si possono capire. E in realtà non sono sempre interessanti da capire. Concludo con un forte in bocca al lupo a Gabrielloni: un augurio vero per un grande futuro. Non lo conosco di persona ma spero che Gabrielloni possa fare una grande carriera
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intervista a cura di Daniele Bartocci che cordialmente ha concesso di pubblicare al nostro giornale VALLESINATV