E’ stato mio dovere rispondere alla chiamata di Sirio Tantucci e Simone Morici: “La figura di Roberto Mancini richiama e dobbiamo sfruttarla; l’accordo tra Junior e Jesina va concretizzato, se poi si aggiungesse l’Aurora sarebbe il top per il bene delle società e dei ragazzi tutti”
JESI, 11 luglio 2023 – Prosegue il filone calcio e giovani.
Argomento verso il quale i riflettori andrebbero sempre più puntati, abbiamo intervistato a proposito un altro personaggio di spicco delle scuole calcio della Vallesina, Renato Bargnesi.
Bargnesi, jesino classe 1955, è noto per i suoi trascorsi illustri: un passato da calciatore ad altissimi livelli, con esperienze in piazze blasonate come Bologna, Torino, Ascoli, Salerno, Firenze e Verona. Con la divisa gialloblù in serie B è riuscito a conquistare la promozione, festeggiando così l’accesso nel “Paradiso” del calcio. Renato Bargnesi, ex responsabile tecnico del settore giovanile targato Jesina Calcio, in precedenza aveva rivestito l’incarico di Responsabile Scuola Calcio per tre anni consecutivi.
Attualmente, dopo un periodo di pausa, lo vediamo all’interno dello staff tecnico e dirigenziale della Junior Jesina, la scuola calcio fondata da Roberto Mancini improntata sul settore giovanile.
Cosa l’ha spinta ancora una volta a rimettersi in gioco?
“La passione ma soprattutto un senso del dovere verso il presidente Tantucci, e Morici. Era da tempo che mi chiedevano una collaborazione, non accettata prima a causa di problemi familiari. In pratica, alleno i bambini affiancando un giovane allenatore e allo stesso tempo metto a disposizione la mia esperienza al servizio dello staff e della dirigenza, con lo scopo di poter far crescere questa bella realtà dove giovani e giovanissimi sono i protagonisti.”
Il calcio giovanile come deve essere inteso; è divertimento o un vero e proprio addestramento? In pratica, ci illustri la sua idea di scuola calcio?
”Dalla mia esperienza, tutti i ragazzi specie quelli delle fasce più giovani, devono giocare, indipendentemente dall’esteriorità, che poi quella negli anni cambia. Alcune attività vecchio stampo secondo me andrebbero riproposte abbinate ai metodi e ai mezzi odierni, in pratica si dovrebbe fare un mix tra il nuovo e il vecchio. Questa per me è la ricetta perfetta. L’esordiente in particolare, è la categoria più importante che va seguita con molta attenzione dato che rappresenta l’ultimo anno nella scuola calcio prima di approdare all’agonismo. Diventa a quel punto una questione di mentalità da inculcare oltre che di responsabilità, non più solo gioco. E per questo servono allenatori capaci perché se si prepara bene questa fase, getti le basi per creare futuri campioni. I talenti locali ci sono, le società devono piuttosto investire su di loro anziché andare a prendere il giocatore fuori. È un trend che spero venga invertito negli anni futuri.”
Quale pensa sia il principale problema degli odierni settori giovanili?
”Quando ero a Verona insieme a Francesco Guidolin, non c’erano chissà quanti settori giovanili, parliamo di cinque o sei, e ci rimanevano solo i più bravi, si selezionava. Oggi si punta più sulla quantità a discapito della qualità. Il nostro ruolo non è solo trasmettere nozioni tecniche ma far capire innanzitutto quali sono le giuste attitudini e motivazioni per proseguire in questo sport, far fare ai ragazzi belle esperienze ed essere dei punti di riferimento.”
Andando nello specifico: cosa significa concretamente essere un responsabile rapportandosi ai più giovani?
“Significa accertarsi di insegnare le giuste tipologie di allenamento in base alle fasce d’età. Ad esempio, ci tengo particolarmente che in mezzo al campo ci siano sempre tante attrezzature. Così come mi accerto che tutti i ragazzi corrano e lavorino adeguatamente.”
Parlando della Junior Jesina, a che punto siamo? La definirebbe una realtà in piena evoluzione?
”Certamente. La richiesta c’è e credo aumenterà ancora. La figura di Roberto Mancini, tra l’altro presente appena gli è possibile, indubbiamente richiama. Ci sono inoltre preparatori e allenatori d’esperienza come Lorenzo Carotti, il preparatore dei portieri Mazzantini, che ha avuto esperienze anche in serie A così come lo stesso Direttore Generale Marco Cerioni, ex portiere di Ancona e Bologna. Persone insomma che hanno da dire.”
Jesina Calcio e Junior Jesina hanno sottoscritto un accordo di collaborazione che se andrà a buon fine, porterà alla nascita di un’unica società. Pensa si tratti ormai di una solida realtà?
”Questo non lo saprei dire. Ma se si concretizzasse, sarebbe bellissimo. Anzi, andava fatto molto prima aggiungo. Il calcio jesino ne uscirebbe solo che rinvigorito e più solido. Spero che questa collaborazione venga rinnovata e che si allarghi ad altri scenari così da poter progredire sempre più. Mi auguro che anche l’altra società, l’Aurora, si aggreghi a questo progetto. Per il bene di tutti, delle società e dei ragazzi stessi.”
Quali caratteristiche consiglia di sviluppare ad un giovane talento per poter aver successo nel mondo del calcio?
”Innanzitutto la qualità si deve vedere. Lavorare per sviluppare le proprie qualità anche fisiche senza mai regredire, quello sarebbe fatale. Inoltre la volontà, la voglia di fare, di sacrificarsi e di voler apprendere. In questo svolgono un ruolo importante sia gli allenatori che i familiari. Quest’ultimi devono supportare i propri figli in tutti i modi. Spronandoli ad essere indipendenti e a percorrere la loro strada incoraggiandoli ad andare avanti e non esigendo di averli sempre al loro capezzale, sotto tiro. Devono accompagnare il ragazzo nel suo cammino, non costringerlo o tenerlo legato.”
Tempo fa disse che il suo motto era “i ragazzi ci sono, l’importante è crederci fino in fondo”. A distanza di anni, riconfermerebbe queste parole o cambierebbe qualcosa?
”Lo riscriverei a caratteri cubitali. E direi alle società di non usare i ragazzi solo nelle necessità. Ma di impiegarli anche quando c’è la possibilità concreta. Ha idea di quanti talenti under 18 ci sono in circolazione? È giusto che venga data loro l’occasione di arrivare fino alla prima squadra, anziché puntare sul giovane fuori porta che magari alla fine rende meno. Fortunatamente, la Jesina, ha iniziato in tempi recenti ad attingere maggiormente dal suo settore giovanile. Jesi è una fucina di campioni, serve solo saper investire su i ragazzi anziché formarli per poi mandarli in altre squadre. Impariamo a custodire le nostre gemme.”
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