Jesi / “L’ultimo assalto” il film su Ezio Triccoli al teatro Pergolesi

In esclusiva su History Channel il 30 ottobre alle 21,50, sarà proiettato in anteprima al teatro Pergolesi venerdì 27 ottobre alle ore 21

JESI, 23 ottobre 2023 – “L’ultimo assalto”, in esclusiva su History Channel il 30 ottobre alle 21.50, sarà proiettato in anteprima al teatro Pergolesi venerdì 27 ottobre, a partire dalle ore 21, ad ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti.

Ezio Triccoli

Sarà un tuffo nel passato della Jesi sportiva e non solo.

Perché racconta l’incredibile storia di un uomo che, dopo aver scoperto di possedere un talento, ne ha fatto la zattera di salvataggio per superare la prigionia e la chiave per una nuova vita, finita la guerra.

La storia di Ezio Triccoli comincia infatti in un campo di prigionia in Sudafrica, a Zonderwater (leggi qui…), dove viene internato il 10 dicembre 1940, cinque mesi dopo essere stato richiamato alle armi. Ci resterà per sette anni ed inizia per caso a tirare di scherma con un sottoufficiale inglese e scopre di avere un talento innato.

Dopo la fine della guerra, tornato nelle Marche, fonda a Jesi una scuola di scherma leggendaria, nella quale con convinzione, nonostante le critiche e le difficoltà, segue il proprio metodo e lo cuce addosso ad ogni giovane allievo del quale sa riconoscere le doti nascoste.

La sua scuola diventa un punto di riferimento nella scherma moderna, una vera fabbrica di medaglie olimpiche, conquistate dai suoi atleti più rappresentativi. Toccanti le testimonianze raccolte nel documentario, delle figlie Maria Cristina e Maria Paola, dei campioni olimpici Stefano Cerioni (attuale CT della nazionale di fioretto), delle campionesse olimpiche Giovanna Trillini e Elisa Di Francisca e ancora di Giovanni Malagò, Renzo Musumeci Greco (maestro d’armi), Paolo Morosetti (ex allievo del maestro), Roberto Gagliardi (ex allievo del maestro), Massimo Carboni (ex direttore RAI Ancona).

Per Carlo Annese, giornalista e autore del libro I Diavoli di Zonderwater, che nel documentario è voce narrante, la storia di Ezio Triccoli rappresenta “la determinazione, la genialità e la capacità di adattamento tipicamente italiane, l’abilità di trasformare anche i momenti più drammatici in una opportunità di crescita e di affermazione del proprio talento”.

“L’ultimo assalto” è una produzione Apollo Media realizzata da Ivan Villa con il patrocinio di CONI e Federscherma e diretta da Stefano Mignucci, scritta da Giovanni Filippetto e Cosimo Calamini e realizzata in collaborazione con Marche Film Commission e Comune di Jesi.

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Scherma / Senigallia avrà un impianto specifico

Coronato un vecchio sogno del maestro Triccoli, fondatore del club senigalliese

SENIGALLIA,  29 Agosto – Senigallia avrà finalmente il suo PalaScherma, un impianto atteso da anni in particolare nelle frazioni Marzocca e Montignano e dal club scherma locale Montignano-Marzocca-Senigallia, fondato dal amestro jesino Ezio Triccoli negli ultimi anni di vita.

Quella di disporre di una struttura sportiva adeguata alla pratica della scherma a Senigallia è una necessità che è stata più volte rappresentata negli anni alle varie amministrazioni che si sono succedute alla guida della città.

Fu proprio lo stesso fondatore del sodalizio sportivo, l’indimenticato maestro Ezio Triccoli, a chiedere a gran voce locali in cui i giovani schermidori potessero misurarsi con pedane dalla lunghezza regolamentare, dato che la palestra della scuola di Montignano risultava sottodimensionata rispetto alle esigenze.

Per non parlare della mancanza di spogliatoi funzionali unitamente ad altri problemi strutturali.

Una situazione che ha fortemente messo in discussione la sopravvivenza stessa della squadra senigalliese, che pure ha sempre ottenuto risultati brillanti anche a livello nazionale.

Risale al 1997 il primo articolo sulla stampa locale in cui l’onorevole Giuseppe Orciari (per molti anni Presidente onorario del Club), paventava la chiusura dell’attività per la carenza di spazi dell’improvvisata sala d’arme.

“Da allora, dopo una pressione mediatica continua, sono trascorsi decenni di ‘illusioni’ e di promesse mancate da parte di numerose giunte municipali che si sono susseguite – sottolinea il Club Scherma Montignano-Marzocca-Senigallia – Per questo la recente notizia della votazione in Consiglio comunale della variante edilizia che permetterà di realizzare il tanto agognato Palascherma a Marzocca, con il progetto di riqualificazione e ampliamento dell’attuale edificio sportivo nella frazione, è stato salutato con grandissima soddisfazione”. 

Nel 2018, l’allora Direttivo guidato da Francesco Santarelli, aveva presentato al Comune uno studio di fattibilità per la realizzazione di una struttura innovativa da dedicare all’attività schermistica.

Un progetto firmato dallo studio Campodonico, che aveva ricevuto un’approvazione in linea tecnica da parte del Comune, senza però mai arrivare a finanziamento. 

Oggi, con il provvedimento n.3257, votato all’unanimità dal Consiglio comunale, il sogno del maestro Triccoli sta finalmente per realizzarsi. 

Nei prossimi mesi sarà presentato il progetto esecutivo e, grazie al finanziamento congiunto del Bando ‘Sport e Periferia’ e dell’Amministrazione comunale, i lavori dovrebbero essere affidati entro fine anno per partire la prossima estate. 

“Per questo storico risultato ci tengo a ringraziare, insieme al Direttivo tutto del Club, la giunta Olivetti e il Consiglio comunale per l’attenta ed efficace azione svolta a favore di questa disciplina sportiva che ha reso l’Italia protagonista nel mondo regalando, negli anni, belle soddisfazioni anche alla nostra comunità cittadina”, conclude il presidente del club.

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JESI / Club scherma, quando tutto iniziò con il titolo italiano di Luigi Lenti

Era il 1966, medaglia d’oro a Roma nel campionato italiano Allievi. La scherma jesina era guidata dal presidente Lamberto Magini e dal maestro Ezio Triccoli 

Jesi, 6 aprile 2023 – Forse non tutti sanno che la prima medaglia d’oro che conta qualcosa, ad esempio un titolo italiano, per i colori del club scherma Jesi, fu vinta da un atleta di sesso maschile: Luigi Lenti.

Dopo di lui, oltre a tante campionesse di cui il club, Jesi e l‘Italia si vanta, ci sono stati, nel maschile, anche Antonio Novelli e Stefano Cerioni. Oltre, ai giorni d’oggi, le vittorie di Tommaso Marini che tuttavia è nato fioretista nel club di via Solazzi, si allena a Jesi ma non è di Jesi.  

L’attività schermistica a Jesi iniziò nei primi mesi del 1947, tenuta a battesimo in un Circolo studentesco in via Amici. Ad introdurre questo sport ed a portarlo ai più alti vertici del mondo furono il maestro Lamberto Magini, presidente, e Ezio Triccoli, quest’ultimo appena rientrato in Italia alla fine della guerra dai campi di concentramento in Sudafrica. Dopo via Amici, il Comune di Jesi mise a disposizione la palestra dell’Isolato Carducci. Nel 1958 il sodalizio trovò accoglienza in via Pergolesi, nei locali delle Acli, di cui assunse anche il nome. E cominciarono ad arrivare i primi successi.

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Ma chi è Luigi Lenti? Lenti era un giovane, nato a Jesi, il padre all’epoca era direttore del Cascamificio. Un giovane come tanti altri che oltre a giocare a pallone lungo le strade, come si faceva una volta, era stato indirizzato presso la palestra di via Pergolesi e consegnato agli insegnamenti del maestro Triccoli.

“L’approccio verso lo sport in quel periodoci dice Lentiera il calcio. Da giovane giocavamo avanti casa, nell’occasione nel piazzale in breccia davanti l’ingresso principale del campo boario: vicino c’era un lavatoio e la chiesa di San Savino. Le porte si facevano con i mattoni o con le maglie che indossavamo e che ci toglievamo perché si sudava. Ricordo che i miei compagni di pallone, oltre a te, erano Sauro Mancini, Elvio Barchiesi, Elvio e Liviano Mazzarini, Sergio Tomassoni, Mauro Barboni, Mario Bendia, Attilio Coltorti che ricordo lo chiamavamo l‘americano, Stefano Gasparetti ed altri che adesso non ricordo il nome”.

Poi la scherma?

“Quando iniziai eravamo 10, 15 giovani: ricordo i fratelli Novelli; l’ing. Roberto Renzi, fino a poco tempo fa assessore in Comune; il figlio del dott. Pellegrini primario in ospedale e pochi altri. Le lezioni erano particolari ed oggi non sono più le stesse. All’epoca, prima di fare il primo assalto, ci si allenava oltre un anno con tante lezioni, come ad esempio quando impari a suonare il pianoforte. Mentre nel calcio era ed è naturale avere un pallone e calciare e poi sei indirizzato. Nel fioretto eravamo neofiti, tante lezioni ed anche qualche frustata sulle gambe perché il maestro Triccoli cercava di correggerti se non stavi correttamente in guardia. Ora questi principi sono venuti meno, si guarda più all’assalto e alla strategia, più che alla eleganza dei movimenti”.

E vennero le prime gare?

“All’epoca si faceva scherma nella palestra in via Pergolesi prestata dal patronato Acli. Ho iniziato li, posto angusto dove gli spogliatoi erano i camerini dove si spogliavano gli attori quando il locale veniva adibito a teatrino. Si gareggiava con altri club delle Marche, come ad esempio Pesaro e Fabriano. Il primo campionato italiano nel 1964 a Napoli, ero un ragazzino di 12 anni; nel 1965 quello a Milano, andai in finale ad otto ed arrivai ottavo. L’anno successivo vinsi a Roma il campionato italiano, grande soddisfazione”.

L’anno successivo l’addio a Jesi per seguire la famiglia costretta a trasferirsi per motivi di lavoro?

“Nel 1967 ci siamo trasferiti a Tarcento vicino Udine. Dalla piccola città alla grande città l’impatto per un giovanissimo di allora non fu proprio dei più felici. Racconto un aneddoto che mi è rimasto impresso. A Jesi non avevo mai visto una persona ubriaca. Ad Udine, dove andavo a scuola partendo da Tarcento con il pullman, vedevo la gente la mattina alle 7 in bici che barcollava ubriaca. Poi via via mi sono ben ambientato. Ho subito frequentato la locale scuola scherma. Compatibilmente con le ragioni della scuola ho continuato ad allenarmi ed ho vinto un altro campionato italiano. Per me era un divertimento, mai interpretato come un impegno. La mia giornata, tuttavia, era pesante. Partivo al mattino presto da Tarcento, mi fermavo a Udine, uscivo di scuola ed andavo in palestra per poi ritornare a casa la sera. Per lo studio, sveglia alle 4 del mattino. Era una situazione complessa. Ho avuto l’opportunità di vincere un altro titolo nazionale e questa è stata la soddisfazione”.

Venne anche il periodo del servizio militare?

“Ho fatto il militare nell’Aeronautica, come atleta, ed anche qui sono salito sul podio arrivando secondo ai campionati militari. Quando allora eri un atleta di interesse nazionale i corpi militari facevano a gara per prenderti. La prima arma che mi voleva era quella dei Carabinieri. C’era un problema: dovevi indossare la divisa e fare i turni. La cosa non mi entusiasmava. L’Aereonautica, invece, mi lasciava più libero. Ho vissuto in una pensione a Roma, vestito in borghese. Andavo agli allenamenti di mattino e nel pomeriggio, libero, sempre in giro per Roma. Conosco la capitale benissimo. Non avevo un soldo ma tanta capacità fisica e dunque giravo per Roma a piedi, che poi è la cosa migliore per conoscerla bene. Un anno, insomma, da turista, tutto spesato”. 

Dopo il militare di nuovo a Tarcento?

“Dove mi sono diplomato e subito ho iniziato a lavorare con soddisfazioni: dirigente d’azienda a 34 anni, direttore generale per una multinazionale. Mi sono trasferito a Piacenza. Ho, all’inizio, frequentato il club scherma locale, ma piano piano ho allentato: andavo solo per tenermi in forma. All’epoca feci una scelta ben precisa che mi ha dato soddisfazioni personali costruendomi un futuro. La scherma, al di là delle soddisfazioni morali, non dava praticamente nulla. Quando ho vinto i campionati italiani mi hanno dato due coppe e due medaglie d’oro. Non c’era visibilità come c’è oggi”.

Che legame hai ancora con Jesi?

“Molto forte. Quando uno nasce in un posto ci sono legami sempre forti. Ritorno spesso dalle vostre parti anche perché ho i genitori al Cimitero di Jesi. Jesi è una bella cittadina. Se la vivi dentro certe cose neanche te ne accorci, dall’esterno l’occhio è più disponibile e vedi alcune cose in maniera diversa, bellissima”.  

Jesi, grazie anche a Lenti, è ora la capitale del mondo della scherma?

“Sono aggiornato di quello che succede leggendo i vostri articoli. Quando ero a Jesi la Jesina calcio giocava in serie C. Quando ho iniziato la scherma mi confrontavo con ragazzi che venivano da città metropolitane e quando mi incrociavano e leggevano nella divisa il nome Jesi mi chiedevano: da dove venite? Oggi, con molto orgoglio, penso che Jesi è conosciuta. Ho tre nipotini piccoli a Monza e sono andato in palestra a verificare la loro attività e mi dicono: sei di Jesi? Capperi! Penso che la mia prima medaglia di campione italiano del 1966 aprì un po’ le porte alla città perché grazie al presidente di allora Magini riuscì ad ottenere finanziamenti importanti dal presidente nazionale Fis Nostini  per aprire la palestra della scherma in maniera indipendente. Poi ci pensò Triccoli a costruire tutti quei campioni che hanno in seguito ottenuto splendidi risultati. Jesi, una città di provincia, seppur onorabilissima, non avrebbe mai avuto questa pubblicità ed evidenza se non ci fosse stata quella opportunità. Ora, il tutto, è un patrimonio da tutelare. Questa fama che si è costruita, questo abito che indossa, non bisogna disperderlo: la scherma ha dato e da visibilità”.

Lenti fa il tifo per Jesi?

“Ho radici ben impresse in questo terreno, il richiamo da dove sei nato è fortissimo, sempre. Tutte le volte che sento in tv il nome di Jesi mi allieta, ti senti sollevato. Tanto più forte è questo sentimento tanto è maggiore la distanza: quando ci sei dentro non ci fai caso, quando sei fuori lo avverti”.

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Scherma /Senigallia premiata con la Stella d’Argento

Il club fu fondato a Montignano, frazione collinare, nel 1989 dal grande maestro Ezio Triccoli

SENIGALLIA, 1° Dicembre 2022 – Prestigioso traguardo per il Club Scherma Montignano-Marzocca-Senigallia che nei giorni scorsi, nel corso della festa provinciale dello sport, ha ricevuto un importante riconoscimento.

Il Comitato Provinciale Ancona del Coni ha infatti assegnato alla società senigalliese la Stella d’Argento al merito sportivo, nella giornata in cui, alla Mole Vanvitelliana di Ancona, sono state attribuite benemerenze ad atleti, dirigenti, società e tecnici illustri del territorio.

Il Club Scherma Montignano-Marzocca-Senigallia si può fregiare del riconoscimento per aver superato i 30 anni continuativi, senza alcune interruzione, di attività sportiva.

Il club fu fondato da un nome storico della scherma mondiale, il compianto maestro Ezio Triccoli, grande artefice dei successi della scuola jesina, capace di arrivare all’oro olimpico con campionesse che hanno fatto la storia di questo sport come Giovanna Trillini, Valentina Vezzali, Elisa Di Francisca e, tra gli uomini, Stefano Cerioni, che è l’attuale commissario tecnico azzurro dopo aver guidato a grandi trionfi la nazionale russa.

Triccoli, scomparso nel 1996 a 81 anni e a cui da tempo è intitolato il palasport di Jesi, fu infatti legato negli ultimi anni di vita pure a Senigallia: il club fu fondato nel 1989 proprio nella frazione collinare di Montignano e per ricordare il fondatore, recentemente, nel 2016, il consiglio direttivo del club aveva concesso il titolo di socia onoraria a Maria Cristina Triccoli, figlia del compianto maestro.

Ezio Triccoli a Senigallia fu pure tra i fondatori della sezione locale del Panathlon.

Il riconoscimento alla Mole è stato ritirato dal presidente della compagine senigalliese Lorenzo Cesaro e dalla vicepresidente Daniela Siena.

La Stella in realtà risale all’anno 2020, ma non era mai stata consegnata ufficialmente a causa della pandemia.

Presenti alla premiazione il Presidente FIS Marche Stefano Angelelli e il vicesindaco e assessore allo Sport di Senigallia Riccardo Pizzi.

La stagione schermistica del club, che è impegnato attivamente coi giovani, è iniziata lo scorso 27 settembre alla palestra della scuola primaria Pieroni di Montignano di Senigallia, con corsi per Esordienti dai 5 anni di età.

Un mese fa, nel Trofeo nazionale del Conero di fioretto, due atleti del club senigalliese, Matteo Olivi e Fabiola Badiali, entrambi categoria Giovanissimi, erano andati a medaglia conquistando rispettivamente il primo e il terzo posto e contribuendo al quinto di squadra dietro Jesi, Ancona, Arezzo e Macerata

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JESI / Ezio Triccoli: su Sky la storia dei prigionieri italiani a Zonderwater

Raccontata dal giornalista Federico Buffa e tratta dal libro di Carlo Annese ‘I diavoli di Zonderwater’ 

JESI, 8 maggio 2021 – E’ in visione in questi giorni sui canali Sky una documentazione a cura di Federico Buffa che racconta la storia di quasi centomila soldati che, fra il 1941 e il 1947, si ritrovarono esiliati in Sudafrica, nel campo di Zonderwater, il più popoloso della Seconda Guerra Mondiale.

La puntata, tratta dal libro di Carlo Annese, dal titolo I Diavoli di Zonderwater e stata trasmessa nei giorni scorsi e sarà disponibile on demand.

La storia parla di come i prigionieri italiani riuscirono a sopravvivere alla guerra grazie allo sport e del colonnello Hendrik Fredrik Prinsloo, un capo illuminato, che capì che a quei giovani bisognava restituire una vita normale e scelse lo sport come alleato proponendo anche gare di scherma.

Tra loro anche la storia di Ezio Triccoli, il compianto maestro jesino che a Zonderwater apprese i primi rudimenti della scherma per poi aprire, dopo la fine della guerra, la scuola jesina prima presso la palestra Carducci poi nella sede Acli di via Pergolesi a cui fece seguito l’attuale destinazione in via Solazzi.

La scuola jesina è ancor oggi sui gradini più alti del mondo con 23 medaglie olimpiche oltre a tantissimi altri trionfi. Quando il maestro Triccolì morì il medagliere del club scherma Jesi contava 525 ori, 308, argenti 407 bronzi.

Tra i suoi campioni Stefano Cerioni, Giovanna Trillini, Valentina Vezzali, Elisa Di Francisca.

L’11 luglio 1992, il sindaco di Jesi Ernesto Girolimini ha conferito al maestro Triccoli la cittadinanza benemerita, che aveva fatto seguito alla nomina a commendatore dell’ordine al merito della Repubblica da parte del presidente Francesco Cossiga nel marzo del ‘91 con la seguente motivazione “una vita per lo sport”.

(e.s.)

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