Parole di Alessio Abram, fondatore nonché pilastro della società femminile che attende risposte e soprattutto un piano concreto dqo vertici del club dorico

ANCONA, 24 aprile 2025 – In questi giorni cruciali per le sorti dell’SSC Ancona, in bilico tra presente e futuro prossimo, il Consiglio Direttivo si è riunito martedì pomeriggio dove la società ha potuto mettere sul tavolo tutti gli argomenti topics.
In primis, impellente, la chiusura della stagione attuale. Versare quindi tutte le pendenze rimaste in sospeso incluse l’ultima mensilità ai giocatori e pensare già alla prossima stagione.
Ossia come voler proseguire, con quale budget e soprattutto con chi. Con quale forze economiche e organizzative a fronte delle richieste avanzate dall’area tecnica che aspetta ancora delle risposte. Una matassa diventata ormai parecchio intrecciata che deve assolutamente essere districata. E in fretta.
Ad attendere alla finestra, c’è un’intera piazza ma non solo. Oltre al vivaio, la società biancorossa ha un’altra branchia che necessita di risposte e garanzie per garantire un proseguo. Stiamo parlando del settore femminile delle Ancona Women che tra mille difficoltà è ripartita dalle macerie ottenendo importanti traguardi. Tanto è stato fatto ma tanto c’è ancora da fare guardando avanti.
Ne parliamo con il fondatore nonché pilastro della società femminile, Alessio Abram.
Alessio, innanzitutto vogliamo fare un breve recap della situazione?
“Negli ultimi anni avevamo visto una crescita esponenziale, specie nella precedente gestione dato che vigeva l’obbligo in serie C di avere anche il settore femminile. In quel frangente avevamo avuto una grossa mano specie per quel che riguardava l’aspetto tecnico, allenatori, trasporti ecc. le ragazze si sentivano realmente appartenenti all’Ancona Femminile. Il crack del 4 giugno è stato letale anche per noi. Siamo ripartiti in mezzo a mille difficoltà, e purtroppo tutte le lacune createsi non sono mai state realmente arginate ad oggi”.
Cosa è stato fatto per l’Ancona Women in questo cosiddetto “anno di transizione?”
“Sono state spese tante belle parole e promesse dall’attuale società, ma di iniziative poco o nulla per noi. Nel contempo continuiamo a fare risultati lo stesso, sia individuali che collettivi. Ma per fare calcio come si sa, servono fondi e strutture. A fatti purtroppo non siamo stati affatto supportati. Abbiamo un’ottima sinergia con i ragazzi del settore giovanile, collaborando per alternarsi circa l’impiego dello stadio Dorico ma da parte della società, nessun aiuto di tipo tecnico, ne incontri con figure professionali come ad esempio il preparatore atletico e dei portieri. Per non parlare poi della gestione dell’impianto”.
La gestione e manutenzione dello stadio Dorico è un altro tassello importante quanto molto dolente ..
“Esatto. Come tu sai, la gestione è stata assegnata a noi, insieme alla società, ma ad oggi è tutto in alto mare. Nonostante ciò, abbiamo sempre cercato di tenere un profilo molto basso non avendo esplicitato mai nulla. Per quel che riguarda i risultati, mi riferisco ai traguardi raggiunti dalle ragazze, sia nelle varie categorie che in convocazioni individuali importanti, di tutto ciò, dobbiamo ringraziare soltanto noi e tutto il nostro duro lavoro. Abbiamo sempre chiesto di essere considerati membri effettivi di un’unica “famiglia” esattamente come il settore giovanile che è un altro aspetto essenziale. Siamo due matricole diverse, così da riuscire a mantenere una nostra autonomia e identità, ma occorre comunque un badget a nostra disposizione, voler credere in noi e nel nostro operato, proprio come è successo per il vivaio che dispone di uno sponsor”.
La vostra è una storia d’altronde che parte dal lontano 2001 attraversando un percorso complesso ma anche ricco di soddisfazioni, ce lo vorrebbe ricordare?
“Nel 2001 abbiamo iniziato esclusivamente con il calcio maschile. E dopo tanti anni di “Mundialiti”, dei tornei organizzati ogni anno cui partecipavano le squadre delle varie comunità straniere della zona e provincia di Ancona, arriviamo alla svolta nel 2010. In quell’anno siamo entrati a far parte ufficialmente del mondo del calcio, con una matricola approvata dalla FIGC. Nel 2017 ci siamo infine evoluti in esclusivo settore femminile. Otto anni di attività saranno quest’anno, da che siamo operativi nell’ambito del calcio femminile”.
Otto anni costellati da tante soddisfazioni a partire dall’ultima convocazione del giovane talento Sophia Lisica nella Nazionale Italiana Femminile U16. Ci parli del suo percorso..
“Sophia è subentrata inizialmente con la formula del prestito dal Marina Calcio, poi è diventata nostra tesserata questo è il terzo anno, e ha potuto muoversi in diverse categorie tra U15, U17 che in prima squadra e ciò le ha portato grandi benefici e una crescita esponenziale. Questa convocazione ha lasciato sbalorditi anche noi dato che la stragrande maggioranza delle convocate, sono giocatrici provenienti dai grandi club di Serie A. Un vanto e motivo di orgoglio non solo per noi, ma per tutta la città di Ancona”.
Trova che siano stati fatti ad oggi passi in avanti, anche per quel che riguarda aspetti come la mentalità e l’approccio circa il calcio femminile, o riscontra ancora una certa chiusura?
“Temi come l’integrazione e l’inclusione sono sempre stati i nostri principi cardine. Nonostante i passi avanti fatti, avverto ancorauna buona dose di pregiudizio, purtroppo. Esistono ad oggisituazioni di genitori che non vogliono far iscrivere le figlie a calcio perché fanno l’associazione ai gusti sessuali, quando sono situazioni personali che anche all’interno di uno spogliatoio, si gestiscono. Ma queste situazioni accadono anche all’interno del calcio maschile poi si viene a sapere. Ormai superato invece il pregiudizio che voleva compromettere l’estetica della figura femminile a causa del tipo di allenamento, vedendo giocatrici che fanno anche le modelle. Difatti, il tipo di preparazione è diversadal maschile. Sotto l’aspetto tecnico/tattico è uguale, ma differente per quel che riguarda l’aspetto fisico e psicologico”.
Parlando di inclusività, uno dei vostri capisaldi, come non citare ad esempio la storia di uno dei vostri talenti emergenti, Omaima Nefzi?
“Omaima è nata ad Ancona da famiglia tunisina. Nel suo caso, parliamo di un vero e proprio cambiamento culturale. Suo padre, di fede musulmana e abbastanza conservatore, appena arrivata non poteva nemmeno giocare con i pantaloncini corti. Ora, non solo si è emancipata a livello sociale, ma soprattutto a livello tecnico è cresciuta molto. Gioca nella rappresentativa ed è una delle nostre giocatrici cardini. Se potessi citare un esempio perfetto di rivalsa, direi sia lei. Continua ad essere una devota musulmana ma allo stesso tempo, un’atleta. Quando ci sono le partite, ad esempio, sospende il Ramadam e suo padre oggi è molto orgoglioso di lei, è il suo primo sostenitore. Classico esempio di come ci si può evolvere, pur conservando i propri valori e la propria entità. Una bella storia”.
Oltre la trasmissione dei valori etici puntate molto anche sulla formazione e iniziative varie, che curate molto. Ci vorrebbe fare degli esempi?
“Sia a livello federativo che quando organizzano i corsi d’aggiornamento l’Ancona, partecipiamo sempre. Abbiamo sei tecnici abilitati Uefa B che possono allenare sia il settore giovanile che le prime squadre. Ci stiamo avvalendo anche di una esperta dottoressa psicologa che ci fa da Mental Coach, ha già avuto modo di parlare sia con la squadra che con le singole giocatrici ed è un valore aggiunto. Abbiamo promosso iniziative come il “progetto playmakers”. Un progetto europeo in collaborazione con la Disney. Attraverso il racconto di fiabe, si cura l’avviamento allo sport del calcio, a cura di Veronica Antonucci, nostra calciatrice e attualmente in federazione. Poi a breve il “torneo magico” con le U10. Per due anni consecutivi abbiamo rappresentato le marche a Coverciano. Quest’anni ci riproveremo, e per il terzo anno consecutivo abbiamo ricevuto l’appello segnalativo di scuola calcio puro settore femminile di secondo livello, fatto unico nella nostra regione. Tante soddisfazioni come pure in cantiere abbiamo un camp tutto al femminile presso lo stadio Dorico che dovrebbe svolgersi a luglio. Ci stiamo lavorando”.
I risultati poi si sono visti sul campo, direi. Basti citare le sei vittorie su sei dell’U17?
“In campionato avevamo già fatto molto bene. Poi molte volte capita che giochi bene poi perdi una partita per una disattenzione. Ci sforziamo di insegnare alle nostre ragazze a giocare senza buttare mai via la palla e questo può compromettere a volte il risultato, ma la cosa più importante pe noi, è che loro giochino divertendosi. Nella fase che stiamo attraversando oggi, la Coppa Marche Umbria, girone b, con 3 squadre umbre abbiamo fatto l’unplain di sei vittorie consecutive e questo è sorprendente considerando che giochiamo in un campionato oltretutto riservato alla categoria 2008/09 senza alcuna giocatrice 2008 in squadradove 12 ragazze su 17 che sono classe 2010, un buon auspicio per il futuro. Ora ci sarà la semifinale, il 10 maggio. Si, qualche avversaria più ostica tipo l’Arzilla, nostra bestia nera, ma anche la Jesina o la Recanatese. Ci sarà una delle due tra Arzilla e Recanatese che incontreremo in semifinale ma in genere sono sempre belle partite”.
Infine, un accenno alle altre categorie non può mancare?
“Anche le categorie delle più piccole stanno crescendo molto anche a livello numerico. In prima squadra abbiamo disputato un campionato molto bello con 14 squadre ma sotto il profilo dei risultati magari qualche delusione circa le aspettative. Ma è pur vero che vincere un campionato d’eccellenza prevede anche costi maggiori, inclusi un’organizzazione societaria diversa e aiuti maggiori. Qui si riallaccia al discorso circa cosa vorrà fare la dirigenza dell’Ancona riguardo il settore femminile. Se ci sarà la volontà di includerla come oggetto di interesse oppure no”.
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